Trachycarpus fortunei: una palma per i nostri climi

Esemplare adulto, Dervio (LC).

Viste le polemiche di questi giorni riguardo le palme in piazza Duomo a Milano, ho pensato che fosse opportuno parlare di una palma che, sui laghi lombardi e non solo, è ormai una presenza consueta: Trachycarpus fortunei (un tempo conosciuta come Chamaerops excelsa).

Trachycarpus fortunei è una specie appartenente alla famiglia delle Arecaceae e proveniente dall’Asia. Non a caso è conosciuta anche come “palma cinese”, “palma della Cina” o “palma del Giappone”.

Lo stipite (tronco) è eretto, coperto in gran parte dai resti filamentosi delle vecchie foglie che formano una sorta di “pelliccia” che, col tempo, si decompone. Gli esemplari più vecchi hanno, infatti, la parte basilare del tronco priva di resti fogliari, ormai decompostisi. La pianta può raggiungere un’altezza variabile dai quattro ai dodici metri o più.

Le foglie sono composte, larghe da sessanta a novanta centimetri, a ventaglio e dotate di un picciolo molto resistente e dal bordo tagliente e liscio, lunghi da quaranta a novanta centimetri.

I fiori, raccolti in infiorescenze a grappolo, sono di colore giallo (quelli maschili) e verdastro (quelli femminili). La pianta è dioica. Ogni individuo quindi ha solo fiori maschili o femminili.

I frutti sono drupe di piccole dimensioni, un centimetro o poco più, di colore che varia dal giallo verdastro da acerbi, al nero una volta maturi. Anche

Giovane esemplare, Dervio (LC).

nel clima del nord Italia questa specie riesce a fruttificare e a maturare i frutti, i quali risultano graditi agli uccelli che ne diffondono i semi. Non è raro, infatti, trovare esemplari di Trachycarpus fortunei spontaneamente nati nei terreni incolti o nei giardini.

La coltivazione è semplice e non richiede grandi cure. La specie è rustica e resiste bene alle basse temperature, tanto da essere coltivata perfino in Scozia e in Canada, seppur in zone riparate. Si può coltivare in piena terra o in vasi capienti. Il terreno deve essere possibilmente drenante. In caso quindi si abbia un terreno compatto, sarà opportuno aggiungere della sabbia per aumentare la capacità di drenaggio.

Non esiste una vera e propria potatura delle palme, non avendo esse ramificazioni. Si procederà quindi a una pulizia dell’esemplare eliminando alla base le foglie secche e quelle vecchie e danneggiate e i resti di fiori e frutti.

Frutti di Trachycarpus, Dervio (LC).

La riproduzione si pratica tramite semina o micropropagazione. Solo la semina, però, è praticabile da appassionati e hobbisti. La micropropagazione richiede mezzi costosi e competenze tecniche ed è quindi riservata alle grandi aziende vivaistiche. Per la semina basta prelevare dei frutti maturi, estrarne i semi e seminare in alveolo, in seminiera o in terra piena. La crescita della pianta è molto lenta e per questo, solitamente, si acquista un esemplare già sviluppato invece che riprodurla da sé.

Concludo con una curiosità: in Oriente questa palma è utilizzata per produrre delle fibre tessili molto resistenti, usate nella produzione di corde, scope e spazzole. La coltivazione del Trachycarpus per questo scopo è tanto antica che gli studiosi hanno dubbi su quale parte dell’Asia sia quella d’origine della specie. In molte zone, infatti, essa si è naturalizzata entrando a far parte della flora locale, ormai da secoli.

Il legno è usato, come quello di altre palme, per la realizzazione di oggetti d’arte.

Buona coltivazione!

Enrico Proserpio

 

 

 

 

Un pensiero riguardo “Trachycarpus fortunei: una palma per i nostri climi

  • agosto 17, 2017 in 10:49 pm
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    Da oggi la Madonnina puo anche concedersi di riposare all’ombra di una palma.

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