Il Carro

Ho scritto questo racconto qualche anno fa, per una raccolta da me ideata di racconti ispirati alle lame dei Tarocchi. Dodici autori (me compreso) scrissero delle opere basandosi sui ventidue arcani maggiori. Le carte vennero assegnate agli scrittori estraendo a sorte. A me toccarono “Il Carro” e “L’Appeso”. 

Il Carro” è la storia della scoperta della Grande Opera da parte di una persona del tutto ignara del suo destino spirituale e iniziatico.

Buona lettura!

Avevo una gran voglia di birra e nessuna intenzione di prendere la macchina e andare lontano. L’unica soluzione era andare da Hermes, il vecchio e scorbutico padrone della “Saracinesca parlante”, l’osteria sotto casa. Scesi pigramente le scale e uscii in strada. Il locale era a pochi metri. Quando arrivai, Hermes stava chiudendo la saracinesca che dava il nome all’osteria.

«Cazzarola! Volevo bermi una birra! Mi toccherà andare fino a Colico adesso!» dissi.

«Vieni a casa mia, te la offro volentieri. Devo fare un lavoretto, magari mi dai una mano.»

Lo seguii fino a casa. Bisogna dire che Hermes si era meritato la fama di uomo strano che aleggiava intorno a lui. La sua casa era piena di oggetti provenienti da tutto il mondo: maschere africane, quadretti indiani di dubbio valore e gusto, libri sui più svariati argomenti, talismani e bilancine di precisione vecchie di secoli facevano bella mostra di sé tra la polvere e le ragnatele. Un ragno si muoveva alacremente tra le statuette di una mensola.

«Non fai mai pulizia?» domandai, «ci sono ragni ovunque.»

«I ragni non hanno mai fatto male a nessuno. Non questi, almeno» mi rispose.

Salimmo le scale. Era la prima volta che entravo in casa sua ed ero stupito da quello che mi circondava. La scala, di solida roccia, passava davanti a una grossa finestra impedendone l’apertura. Altre finestre erano troppo alte per accedervi e inquietanti affreschi raffiguranti grifoni, chimere, ippogrifi e altre creature da bestiario erano dipinti sulle pareti. Alcuni di essi erano al contrario, con le teste delle bestie all’ingiù. Mi sembrava di essere entrato in un quadro di Escher. Devo ammettere che all’inizio mi girava quasi la testa.

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