l’Acacia dealbata o “mimosa”

Un esemplare di Acacia dealbata.

Domani, 8 marzo, è la giornata della donna e milioni di mazzolini di mimosa verranno regalati. Quale occasione migliore per parlare di questa pianta?

Tanto per cominciare bisogna fare un po’ di chiarezza nella confusione generata dai nomi volgari delle piante che non corrispondono a quelli conferiti dai botanici. Quella che chiamiamo comunemente “mimosa” è, infatti, Acacia dealbata, unica specie del suo genere diffusa nel nostro paese. La vera mimosa (Mimosa pudica) non si trova invece facilmente, essendo pianta più delicata.

Acacia dealbata è un albero che può raggiungere i quindici metri d’altezza, con una chioma scomposta. Benché nei territori d’origine la chioma sia piuttosto rada, da noi può essere folta e compatta, a causa del clima diverso e più umido.

Le foglie sono composte, di un colore verde tendente al grigio. Ogni foglia è composta da un numero di pinnule variabile tra otto e venti, disposte parallelamente rispetto al rametto centrale. Ogni pinnula è a sua volta composta da venti o trenta foglioline.

I fiori spuntano a fine febbraio o inizio marzo. Sono infiorescenze globose, a capolino, di colore giallo, raccolte in racemi (grappoli) lunghi fino a dieci centimetri. La fioritura è molto evidente e l’albero diventa completamente giallo e diffonde un intenso profumo.

Originaria di Australia e Tasmania, si trova bene in Italia, soprattutto al sud e sui litorali (in Liguria è molto diffusa). Al nord soffre il freddo, ma si è

Frutti di Acacia dealbata.

acclimata facilmente sui laghi.

La coltivazione è semplice. Si pianta scavando una buca più ampia della zolla e si aggiunge del concime organico come letame o stallatico per aiutarla nella ripresa dopo il trapianto. La si tiene ben annaffiata (senza esagerare) per il primo anno dal trapianto. Una volta attecchita non ha necessità particolari, anche se una concimazione organica annuale darà buoni risultati.

Acacia dealbata ama terreni sciolti, che non abbiano ristagni d’acqua, tendenzialmente acidi.

È importante scegliere bene la posizione in cui piantarla. Come per tutte le piante dovremo prevedere le dimensioni che raggiungerà una volta sviluppata. Non fate l’errore di pensare di contenerla con la potatura. Ha una crescita veloce e le potature produrranno solo un esemplare disordinato e brutto e vi daranno molto da fare. Se non c’è abbastanza spazio, dunque, non piantatela. Inoltre questa specie è caratterizzata da un grande sviluppo radicale e necessita quindi di spazio per la crescita delle radici stesse. Non piantatela quindi in aiuole circondate dal cemento perché creerebbero problemi. Dalle radici poi, soprattutto se la pianta viene potata, spuntano spesso polloni che, se lasciati liberi di crescere, trasformeranno il vostro giardino in un bosco di acacie. Un problema non particolarmente grave: i polloni si eliminano con il semplice sfalcio del prato attorno all’esemplare. Eliminate poi a mano gli eventuali polloni basali.

La riproduzione della mimosa può essere fatta in diversi modi. Il più semplice è la divisione. Si possono staccare dalla pianta madre proprio quei polloni che spuntano dalle radici, ottenendo così una nuova piantina. Va però detto che gli esemplari che si comprano in vivaio sono spesso innestati. In tal caso i polloni radicali saranno della specie usata come portainnesto, solitamente Acacia retinoides.

La talea non è invece una tecnica consigliata, poiché la percentuale di attecchimento è bassa. Piuttosto è meglio sfruttare un lungo ramo per interrarlo e fargli fare radici con la tecnica della propaggine o fare una margotta su un ramo della chioma.

In alternativa si può riprodurre da seme con buoni risultati, anche grazie alla rapida crescita della pianta.

Buon lavoro!

Enrico Proserpio

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