L’Africa di Thomas Sankara

La copertina del libro.

L’Africa di Thomas Sankara. Le idee non si possono uccidere”, edito da Edizioni ACHAB e scritto da Carlo Batà, è un libro da non perdere. Narra l’avventura del governo di Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso tra il 1983 e il 1987.

“Non possiamo essere la classe dirigente ricca di un paese povero” ripeteva sempre Thomas Sankara. Nato nel 1949, Sankara divenne presidente dell’Alto Volta nel 1983 grazie a un colpo di stato rivoluzionario, portato a termine senza vittime. Sankara fece subito comprendere al mondo che non si trattava di uno dei soliti colpi di stato africani, ma di qualcosa di nuovo e profondamente diverso. Il nome dello stato fu cambiato da Alto Volta in Burkina Faso, che significa Paese degli Uomini Integri. Sankara lo fece per dare una svolta simbolica alla politica del paese. Il problema dell’Africa era, a suo parere, il perdurare del dominio coloniale, non più diretto, ma esercitato con la corruzione e lo sfruttamento economico. Bisognava prima di tutto togliere i retaggi culturali delle colonie dalla mentalità degli africani e poi strutturare la società e l’economia del paese, in modo da divenire autosufficienti nella produzione di cibo e da essere liberi dalla sottomissione alle volontà dei paesi occidentali.

Il suo obiettivo primario era dare due pasti e dieci litri di acqua al giorno a tutti gli abitanti del Burkina Faso. Sembrava una cosa impossibile da realizzare, soprattutto considerando che il Burkina Faso è arido e che Sankara rifiutava gli aiuti internazionali della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. In quattro anni di governo l’obiettivo era raggiunto. Ma non aveva fatto solo quello. Oltre a costruire dighe e sistemi di raccolta dell’acqua, Sankara aveva aumentato le scuole, aperto molte piccole strutture sanitarie di base e cominciato a diffondere una nuova cultura del diritto e della democrazia. Particolarmente forte fu l’interesse del suo governo nei confronti delle donne. Per lui le donne dovevano essere ritenute pari all’uomo e non sottomesse come sempre erano state. Si poneva contro le tradizioni, che volevano la donna trattata come un oggetto di scambio, vittima dello sfruttamento e delle violenze da parte degli uomini. Si mise anche nettamente contro pratiche radicate e tradizionali come l’escissione.

Fin da bambino aveva dimostrato questa tendenza. Una volta un suo vicino aveva scacciato una delle due mogli, ritenuta colpevole poiché gli aveva

La tomba di Thomas Sankara.

dato solo figlie femmine, mentre l’altra gli aveva dato dei maschi. La povera donna, disperata, stava seduta sulla porta, piangendo, attendendo e sperando che il marito la riaccogliesse in casa. Thomas prese del pane in cucina e glielo diede. Il marito della donna si ritenne offeso dal gesto e chiese al padre di Sankara di picchiarlo. Un’altra volta Thomas si era messo contro il suo stesso genitore criticandolo perché picchiava la madre.

Fin da piccolo, dunque, Sankara aveva dimostrato sensibilità verso i più deboli, indignandosi per le ingiustizie. Fin da bambino non accettava le prepotenze. Crescendo riuscì a studiare entrando nell’esercito e divenne capitano. Nel 1983, dopo aver avuto un paio di incarichi di governo negli anni precedenti, si trovava in prigione a causa delle sue idee rivoluzionarie. Il colpo di stato lo liberò e lo pose al potere. Tra i partecipanti al golpe c’era anche Blaise Compaoré, il migliore amico di Sankara, forse l’unico di cui si fidava ciecamente come se fosse suo fratello. Compaoré ebbe una parte determinate anche nella politica del paese nei quattro anni di governo di Sankara.

Dopo aver dato una struttura allo stato, creando i CDR (Comitati di Difesa della Rivoluzione), gruppi locali col compito di coordinare le attività e di coinvolgere la popolazione nella vita politica, soprattutto ascoltandone le richieste e riferendole al governo, e altri gruppi come l’organizzazione delle donne, Sankara cercò di portare le sue idee anche al di fuori del Burkina Faso, dialogando con gli altri stati africani. Il punto su cui maggiormente insisteva era l’abolizione del debito internazionale che gli stati africani hanno con quelli occidentali. Non chiedeva agli stati occidentali di rimetterlo, ma diceva a quelli africani di rifiutarsi di pagarlo. Sosteneva che poiché gli stati che prestavano i soldi erano gli stessi che avevano colonizzato l’Africa sfruttandola, loro non dovevano sentirsi in obbligo di restituire quei soldi, perché avevano già pagato col loro sangue in anni di schiavitù e sottomissione. Come dargli torto?

Blaise Compaoré.

Di particolare rilievo furono le sue campagne di vaccinazione, grazie alle quali in pochi mesi furono vaccinati il 106% dei bambini. Quel 6% in più è fatto di bambini del Mali e del Niger che con le loro famiglie si erano spinti oltre confine nella speranza di essere vaccinati. Sankara aveva dato ordine di vaccinare tutti i bambini, senza distinzione di nazionalità.

Anche per l’ambiente fece parecchio. Per evitare la desertificazione fece piantare alberi in grande quantità e insegnò ai contadini a produrre il compost e a usarlo come concime per evitare l’impoverimento dei terreni.

Vi chiederete come sia finita l’avventura del capitano Thomas Sankara. Gli uomini giusti come lui, quelli che agiscono e che si dimostrano incorruttibili hanno vita breve, perché sono pericolosi per gli interessi di certe canaglie. Il suo caso non fa eccezione. Fu ucciso da un complotto, pare ordito dai servizi segreti francesi e statunitensi. A eseguire la condanna fu il suo “amico fraterno” Blaise Compaoré che il 5 ottobre 1987, mentre Sankara si recava a fare sport, gli tese un’imboscata e lo freddò. Sankara fu seppellito in un cimitero fuori città, in una piccola tomba anonima che ancora oggi è meta di pellegrinaggio. Nei giorni seguenti Compaoré, divenuto presidente, diffuse programmi radiofonici zeppi di insulti al suo vecchio amico.

Il paese, dopo la morte di Sankara, è tornato alla miseria per colpa del nuovo governo. Sarà la storia a giudicare Blaise Compaoré. Su Sankara risplende la stella della gloria e della giustizia, su Compaoré brillerà sempre il triste marchio della codardia, del tradimento e dell’infamia.

Vi lascio con un video molto interessante: il discorso che Sankara fece ai vari capi di stato africani.

A presto!

Enrico Proserpio

 

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