La finestra sciolta

Un racconto che scrissi nel 2009, dopo aver visitato Tarquinia. In albergo trovai delle saponette che mi ispirarono questo racconto. Spero vi divertirete leggendolo. 

Buona lettura!

Ci sono persone di raro ingegno che passano la loro esistenza a pensare, a cercare nuove soluzioni a vecchi e nuovi problemi e a inventare cose più o meno utili, che nel loro complesso vanno a formare quello che si chiama “progresso tecnologico”. Gianni Pipitò era una di queste rare persone.

Fin dalla più tenera infanzia, egli aveva dimostrato una sana curiosità verso il sapere umano e in particolar modo verso quelle arti che gli permettevano di creare oggetti con qualche funzione, o di fare esperimenti di varia natura. Una volta, per esempio, aveva allevato un formicaio sul terrazzo di casa. Riforniva le operose bestiole di tutto quello che, secondo lui, poteva loro servire: pane, zucchero, persino polvere di caffè e, a volte, qualche goccia di liquore rubato dall’armadietto del padre. Finì che le formiche, forse per evitare al loro benefattore la fatica, impararono la strada della cucina e decisero di approvvigionarsi da sole. Inutile dire che la madre di Gianni, evidentemente meno sensibile del figlio, non fosse contenta della cosa. Il piccolo allevatore fu dunque costretto ad abbandonare l’idea.

Più o meno nello stesso periodo decise di darsi alla coltivazione, attività meno osteggiata dai genitori visto che le piante, notoriamente pigre, non si scomodano dal loro vaso per andare a prendersi i beni necessari alla sopravvivenza. Non avevano però considerato la vivacità mentale del loro pargolo.

Scarica gratuitamente l’intero racconto cliccando qui.

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