Economia canaglia

La copertina del libro.

Alla caduta del muro di Berlino molte speranze animavano il mondo. Quello che successe, però, fu ben diverso da ciò che le persone auspicavano. Di fatto la globalizzazione che ne è seguita ha portato a un impoverimento generale della popolazione del pianeta, a un aumento netto della criminalità e del suo potere e all’aumento terrificante della schiavitù. Da cosa è dovuto tutto ciò? Come può la democrazia portare questi effetti paradossali? A questo dilemma cerca di rispondere Loretta Napoleoni (esperta di livello internazionale di economia e collaboratrice di diversi giornali europei) nel suo libro “Economia canaglia”. L’autrice analizza la situazione attuale globale e giunge alla conclusione che la causa di tutto ciò è quella che, appunto, chiama economia canaglia, una economia basata esclusivamente sul facile profitto, senza leggi né etica. Secondo la Napoleoni essa è una forza storica sempre esistita, che si ripresenta nel momento in cui si creano certe condizioni. Nel caso della caduta del muro di Berlino, si è avuto l’istantaneo adattamento di finanzieri e imprenditori di ogni genere (anche illeciti) a cui non ha fatto fronte l’adeguamento della classe politica, lenta, impreparata e spesso connivente. Questo ha portato allo stravolgimento del panorama mondiale, con il crollo dello stato-nazione (che si basa sull’idea di nazione e di popolo e che ha lo scopo di proteggere i propri cittadini) a favore del concetto di stato-mercato (basato solo sull’economia e con lo scopo di produrre opportunità di guadagno per i cittadini). A conferma della sua tesi l’autrice porta diversi esempi (la Cina, ma non solo) e descrive i processi culturali, economici e politici che hanno portato a ciò oltre alle conseguenze, spesso raccontate con storie vere ed esempi concreti.

“Economia canaglia” è anche un libro sull’illusione che il mercato e i discorsi dei politici ci danno ogni giorno. Un esempio: pensate davvero che donando soldi per i bambini dell’Africa in tutte le campagne pubblicizzate in TV sia una cosa buona? Quei soldi finiscono spesso in mano a guerriglieri o politici locali corrotti, che se li prendono in vari modi, tra cui, semplicemente, il furto e la razzia. Quello stato di guerriglia dei paesi africani è congeniale ai governi ricchi, che hanno così manodopera a buon mercato da sfruttare e territori da saccheggiare delle risorse e riempire di rifiuti tossici. Mentre ci mettiamo la coscienza a posto, insomma, stiamo finanziando l’orrore della guerra e della schiavitù. Un altro esempio inquietante è il mercato dell’oro. Il metallo giallo viene soprattutto dall’Africa, dove è estratto in miniere spesso di proprietà dei signori della guerra, che usano bambini rapiti e schiavizzati per estrarlo.

Non tutta l’economia però è uguale e il modello occidentale non è il solo. La Napoleoni si addentra in un’acuta analisi del modello economico cinese, tipico esempio dell’economia canaglia, e della finanza islamica, valida alternativa al nostro sempre più fragile sistema finanziario. Le banche islamiche si reggono infatti su principi come la solidarietà e la condivisione e investono il denaro in costruzioni e progetti concreti, che portano come valore aggiunto ricchezza alla società. La finanza islamica è basata sulla shari’ah che vieta il prestito a usura e vieta ogni tipo di speculazione dove il denaro produce solamente altro denaro.

“Economia canaglia” non è solo un testo economico. L’analisi si fa più profonda fino ad argomentare le conseguenze sociologiche del sistema, come la formazione di bande e l’aumento della delinquenza. Interessante la teoria sul “tribalismo moderno”, nuova forma di identità di gruppo che si sviluppa e si diffonde velocemente a causa della paura nei confronti della globalizzazione. Il tribalismo territoriale (il fatto di abitare in un quartiere piuttosto che nell’altro) è alla base della filosofia delle maras, le famigerate bande sudamericane, mentre quello religioso è alla base della finanza islamica e della collaborazione tra gli stati islamici.

Ci sarebbero molti altri argomenti degni di essere segnalati, ma lo spazio di questo articolo non ce lo permette. Una nota critica, in conclusione. Il libro analizza senza dare possibili risposte. Nella lettura si ha l’impressione che l’autrice ritenga l’economia canaglia come una forza storica inevitabile, in una visione quasi hegeliana dello storicismo. Resta inoltre la concezione di un’economia basata sulla crescita, che è in contrasto con la finitezza delle risorse. Solo nel finale cerca di tracciare un possibile futuro, ma lo fa in poche pagine e in modo a mio parere poco credibile proprio a causa del problema delle risorse. Nonostante questo è un libro molto valido che consiglio a tutti.

Enrico Proserpio

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