Il cimitero di Praga

La copertina del libro.

Il cospirazionismo ha sempre fatto bene al potere. Non c’è niente di meglio di un complotto, possibilmente internazionale e possibilmente fatto da loschi figuri che operano in gran segreto, per giustificare repressioni, privazioni della libertà, incarcerazioni di dissidenti politici. E se il complotto non c’è, basta inventarlo.

Inventare complotti, creare documenti falsi, organizzare attentati fasulli per far arrestare dissidenti politici è il mestiere di Simone Simonini, protagonista del romanzo “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco.

Simonini è tormentato da crisi di amnesia. Si risveglia senza avere la benché minima idea di cosa sia successo il giorno prima e la cosa lo preoccupa molto. Un giovane medico viennese, conosciuto in un ristorante, un certo Froïde, gli parla delle sue teorie sulle malattie mentali dicendo che comunicare a qualcuno i propri ricordi può far riaffiorare il trauma che ha provocato il problema permettendone la soluzione. È così che il protagonista comincia a scrivere un diario, partendo dall’infanzia e descrivendo poi tutto ciò che la vita lo ha portato a fare. Lo si vede quindi giovinetto, educato da un nonno conservatore e antisemita e da gesuiti, quindi al soldo del governo piemontese come spia in Sicilia, durante la spedizione di Garibaldi, e infine a Parigi, collaboratore prezioso per i servizi segreti che ricorrono a lui per creare documenti con cui incastrare persone o provare presunti crimini. Suo, per esempio, è il documento “autografo” che dimostra la colpevolezza di Dreyfus.

La copertina di un’opera di Leo Taxil.

Ma Simonini ha un’ossessione: gli ebrei. Forse a causa dell’educazione impartita dal nonno, che sosteneva che gli ebrei cospirassero per distruggere il cristianesimo e dominare il mondo, in seguito a “rivelazioni” avute in gioventù da un vecchio ebreo del ghetto torinese dalla dubbia salute mentale, o forse a causa del rifiuto avuto da una ragazza ebrea, che lo porterà a odiare sia gli ebrei che le donne, Simonini si sente in dovere di dimostrare che esiste un complotto ebraico, che essi sono il problema vero del mondo e che vanno in ogni modo fermati. Per questo costruisce il suo falso più importante, in attesa che qualcuno sia interessato a usarlo per i propri scopi: un verbale di una riunione della setta ebraica avvenuta nel cimitero di Praga, dove si parla di cospirazioni, interessi politici ed economici, programmi di dominio e di disgregazione della civiltà occidentale con dovizia di particolari.

Il romanzo di Eco è un capolavoro. L’autore ha scritto una storia non vera, ma verosimile, frutto di ricerche molto accurate. Gran parte dei fatti descritti sono veramente accaduti (l’affaire Dreyfus, per esempio) e i personaggi, escluso il protagonista, sono reali o prendono spunto da persone reali. Il nonno del protagonista, per dirne una, è esistito davvero. Quando uscì l’opera sugli illuminati di Baviera dell’abate Barruel, dove si descriveva il complotto di Illuminati e Massoni per dominare il mondo (un’opera dal sapore decisamente paranoide), un certo capitano Simonini scrisse all’autore per complimentarsi e fargli notare che mancava un elemento importante alla sua denuncia: il fatto che dietro a tutto ci fossero gli ebrei. Del Simonini storico sappiamo solo che fu autore di questa lettera, ma Eco su di lui costruisce un personaggio credibile, ossessionato dalla cospirazione giudaica che sta disgregando i valori cristiani.

Assai più aderente alla realtà storica è invece la descrizione dello scrittore Leo Taxil, un bugiardo compulsivo che nel XIX secolo prese in giro tutta Europa. Dopo essersi inventato un’infestazione di pescecani nel mare di Marsiglia e una città romana sommersa dalle acque del lago di Ginevra, si era dato all’anticlericalismo scrivendo libri contro la chiesa e il cattolicesimo, tra cui un’opera sugli “amori di Pio IX” dove si raccontava di orge in Vaticano e altre cose simili del tutto inventate. Entrato in una loggia ed espulso in breve per indegnità, Taxil decise di sfruttare la chiesa che aveva tanto combattuto. Dopo una conversione pubblica autentica quanto la sua città romana nel lago di Ginevra, scrisse diversi libri sulle occulte e sataniche pratiche della Massoneria, in collaborazione con una fantomatica donna, anche lei convertita dopo aver fatto parte di una setta satanica. Eco immagina che dietro a tutto ci sia Simonini, che per conto della chiesa e della Massoneria, costruisce il personaggio di Taxil, sfruttandolo per i propri fini.

Per quanto inventata, la trama risulta un ottimo ritratto di quel momento storico (e forse anche del nostro), dove un potere ormai decadente e traballante, cercava con ogni mezzo di perpetuarsi. Di quell’epoca ricordiamo molti casi che ancor oggi alimentano le teorie cospiratorie pur essendo dimostrati come falsi storici. Che dietro a tutti i fatti citati nel romanzo ci fosse una sola persona è cosa poco probabile, ma il clima in cui Simonini si muove, fatto di servizi segreti senza scrupoli, idealisti ingenui sempre pronti a cadere in trappola, borghesi annoiati che si danno al satanismo, gesuiti corrotti, personaggi squallidi pronti a vendersi per poco, è più che credibile. Il complotto giudaico che Simonini crea è basato sul nulla, su fantasie ed elementi provenienti da romanzi o da altre storie palesemente false. Simonini stesso non conosce ebrei, se non il dottor Froïde, col quale ha avuto solo qualche incontro al ristorante, e la ragazza che lo aveva rifiutato. Ma il suo odio lo porta a creare un falso, forse addirittura credendo che il complotto ci fosse veramente e che bisognasse a ogni costo svelarlo. Molto bella l’idea di questo “effetto valanga” che da fatti piccoli e apparentemente insignificanti (le rivelazioni del vecchio ebreo al nonno e il rifiuto della ragazza del ghetto) porta a conseguenze di portata enorme e addirittura mondiale senza che i meccanismi siano ricostruibili.

Lo stile narrativo di Eco è come sempre irreprensibile e credo che in questo romanzo abbia raggiunto il suo apice. Interessantissimo l’escamotage narrativo che vede un protagonista con problemi psicologici forti, al punto di avere una doppia personalità, uno dei suoi travestimenti (l’abate Dalla Piccola, gesuita) che prende vita propria. Problema che costringe Simonini a scrivere un diario che potrebbe essere compromettente per poter guarire dalla sua patologia. Nel romanzo quindi si alternano pagine scritte da Simonini e pagine scritte da Dalla Piccola, ricordi dell’uno e dell’altro, intervallati da capitoli scritti da un narratore terzo che raccoglie il diario e ne cura la pubblicazione. Un espediente, quello del diario ritrovato, assai antico, ma sempre valido, soprattutto se usato magistralmente e in modo originale come Eco ha dimostrato di saper fare molto bene.

Umberto Eco sembra, con questo romanzo, voler svelare alcuni dei meccanismi tipici del potere, meccanismi utilizzati ancora oggi. Se guardiamo alle teorie cospiratorie attuali possiamo infatti ritrovare gli stessi elementi di quelle del XIX secolo, anche se in versione più moderna. Al posto degli ebrei gli islamici (anche se l’antisionismo è ancora in gran voga), invece che demoni e spiriti maligni, alieni rettiliani o di altra razza e via dicendo. Interessante l’osservazione che l’autore mette in bocca al capo dei servizi segreti parigini secondo cui i libri antimassonici di Taxil sarebbero stati convenienti anche per la Massoneria. Tesi tanto assurde e grottesche infatti avrebbero gettato un’aura di ridicolo su coloro che attaccavano la Massoneria e ne ipotizzavano scopi sovversivi. Ancora ai nostri giorni ci sono storie del genere che girano in rete e sui giornali scandalistici. Si parla, per esempio, di strani rituali con tanto di sacrifici umani fatti da Bush e da altri politici americani in adorazione di un demone rappresentato da una statua a forma di gufo. Esiste anche un video nel quale però, chissà come mai, nulla si comprende con chiarezza perché girato da lontano e completamente sfocato anche se notevole è l’ambientazione con tanto di giochi pirotecnici e colonna musicale da colossal! Va detto che questi cospiratori hanno un gusto un tantino hollywoodiano. Del resto, a conferma della tesi di Eco, ricordiamo che i libri dei paladini del cospirazionismo (vedi David Icke) sono pubblicati da case editrici internazionali di proprietà proprio di quelle famiglie e di quelle lobby che gli autori attaccano. Viva la coerenza!

Non mi dilungo oltre. Solamente vi invito a leggere questo romanzo appassionante, colto e raffinato. Mi è dispiaciuto finirlo, perché davvero sa tenere il lettore col fiato sospeso in un crescendo di fatti e episodi che portano il lettore, come fosse sotto ipnosi, a non staccare gli occhi dal foglio.

Buona lettura!

Enrico Proserpio

 

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