Sposati e sii sottomessa

E dopo i “maschi selvatici” del libro di Claudio Risè, giungiamo ora al libro “Sposati e sii sottomessa” di Costanza Miriano. Il testo è una

La copertina del libro.

raccolta di lettere che l’autrice ha scritto, negli anni, ad amiche e amici per esortare le donne a essere sottomesse e gli uomini a essere autorevoli e responsabili.

A differenza de “Il maschio selvatico”, il quale, essendo scritto da uno psicologo, ha delle argomentazioni un minimo strutturate, il libro della Miriano è solo la fiera dello stereotipo, un’accozzaglia di banalità e luoghi comuni. In modo del tutto binario, l’autrice descrive uomini e donne in un’ottica da bulli e pupe a tratti stucchevole e a tratti semplicemente stupida. Ne esce l’immagine di una donna che deve essere madre e casalinga, tutta intenta a curare i bambini, a far da mangiare, a discutere di inezie, mentre l’uomo guarda la partita e discute le cose importanti. Una donna sbadata e sbarazzina che si confronta inevitabilmente con un uomo da accudire e curare nel suo essere disordinato e insensibile a certe piccole cose, un uomo che ragiona in modo lineare e semplice, laddove la donna è complicata:

Mio marito non lo ammetterà mai di fronte a testimoni oculari, ma è contento persino lui di essersi accollato questa buffa creatura che si dimentica le patate sul fornello e se ne ricorda a trenta chilometri da casa, e si accanisce comunque a cercare un lato positivo nella vicenda [ … ]; che talora si accorge di portare le figlie in giro senza mutande; che dopo molti anni continua a conoscere solo tre tragitti di Roma e li percorre sempre, anche quando la meta è da tutt’altra parte, con cieca fiducia nella Provvidenza che in qualche modo la porterà a destinazione.[1]

L’uomo invece:

Se ti dice che non pensa niente, fidati: non pensa niente. Non credere che stia meditando di lasciarti. Se fissa il soffitto, sappi che sta producendo pensieri totalmente privi di doppio fondo, tipo: a) guarda che buco, devo dare una mano di stucco; b) speriamo che domenica ci capiti un buon arbitro; c) vorrei una birra ma non ho voglia di alzarmi.[2]

Per non parlare di quell’ossessione a cui “nessun uomo” pare riesca a sfuggire: il calcio.

Però, appartenendo al genere maschile, ha anche lui una tara che è quasi universale. Il cervello gli si ottunde quando vede una palla che rotola. Conosco uomini anche normali, persino speciali come quello che ho sposato, che al fischio d’inizio subiscono una mutazione e passano istantaneamente e senza una piega da Sam Peckinpah a La signora in giallorosso – talk show di una tv locale romana – da una rilettura dell’Idiota alla radio di Marione, perdendo ogni freno inibitorio.[3]

Insomma, un insieme di luoghi comuni da commediola anni ’80. E, ovviamente, i due sono destinati a sposarsi, in un rapporto in cui la donna deve essere sottomessa e rispettare il marito, lasciando che sia lui a prendere le decisioni importanti, magari mentre lei accudisce i bambini o fa da mangiare, perché questo è il modo di stare bene. Perché la storia della libertà e della parità è solo un’illusione:

Che poi il vecchio trucchetto (dalla mela in poi) è sempre quello: di farci credere che autodeterminandoci, seguendo prontamente ogni emozione, siamo liberi e felici, non come quei poveri repressi che aspettano l’aldilà per il premio di consolazione.[4]

E per evitare i problemi matrimoniali, sistemando le piccole asperità:

Per smussare gli angoli c’è un solo modo. Dovrai imparare a essere sottomessa, come dice san Paolo. Cioè messa sotto, perché tu sarai la base della vostra famiglia. Tu sarai le fondamenta. Tu sosterrai tutti, tuo marito e i figli, adattandoti, accettando, abbozzando, indirizzando dolcemente. È chi sta sotto che regge il mondo, non chi si mette sopra gli altri.[5]

E ancora:

Basta con le femmine alfa e i maschi omega. Dovrai imparare a mollare le redini, a rinunciare alla tentazione dell’ipercontrollo. Non potrai dirigere tutto, dovrai fare questo atto estremo di umiltà e fiducia, e lasciar fare a tuo marito.[6]

La donna è destinata a obbedire, a causa del peccato originale e deve quindi seguire la via di Dio:

Esci dalla logica del mondo, “Voglio avere ragione io”, ed entra in quella di Dio, che ti ha messo accanto tuo marito, quel santo che ti sopporta nonostante tutto e che, detto per inciso, è anche un bel ragazzo. E se qualcosa che lui fa non ti va bene è sempre con Dio che devi vedertela, tanto per cominciare: mettiti in ginocchio, e il più delle volte risolvi tutto.

[ … ] A lui invece [al marito, nda] devi sottometterti. Quando dovete scegliere fra quello che piace a te e quello che piace a lui, scegli a suo favore. E questo è facile. Quando c’è una decisione da prendere e, soppesati i pro e i contro, la risposta non è ancora evidente, fidati di lui, e lascia che sia lui a dire l’ultima parola. E questo è un po’ difficile, a volte. Quando tra le vostre due posizioni a te sembra evidente che la sua sia proprio sbagliata, per voi, anche per i bambini magari, fidati lo stesso della sua lucidità. Questo può sembrare uno sforzo impossibile.[7]

E tutto ciò pone dei dubbi sulla società stessa, una società in cui le donne hanno voluto rompere con i vecchi schemi, senza saperne però proporre di nuovi. Un mondo di un’eterna adolescenza strumentale alle logiche economiche:

Insomma, [ … ] posso dare libero sfogo all’economista che è sopita in me, e chiedermi se tutta questa adolescenza dilatata non sia incoraggiata in qualche modo – comunicazione, pubblicità – dalle leggi del mercato. Se non serva ad aumentare in maniera parossistica falsi bisogni e consumi, rendendo imprescindibili merci di cui una a cinquant’anni dovrebbe avere persa memoria.[8]

Un consumismo che travolge tutto, sentimenti compresi. E così il sesso, il quale, si sa, deve essere legato alla riproduzione e non fatto solo per piacere:

Con il sesso si può dare inizio a una nuova vita, che è eterna, e con la vita non si scherza. Avere rotto questo legame tra fare l’amore e dare la vita, ha reso il sesso tanto più triste e vigliacco, poco avventuroso e coraggioso. Dare il giusto peso – enorme – al fare l’amore lo renderà incredibilmente più prezioso e davvero emozionante per voi. E infatti le ricerche, i sondaggi, i giornali parlano di un calo generalizzato del desiderio per eccesso di soddisfazione.[9]

Di quali ricerche e sondaggi si parli, è ovviamente un mistero che l’autrice si guarda bene dallo svelare. Sia mai che qualcuno possa controllare e magari smentire le sue fonti…

Altro tema contrale nella trattazione è quello della maternità, prima e maggiore vocazione della donna, secondo l’autrice. I riferimenti ai figli (la Miriano ne ha quattro) e alle gioie che la maternità dà sono continui. Perché:

[ … ] è quello che ti fa vivere il matrimonio come una via per la vita eterna, perché quello è il fine del matrimonio: generare figli – se vengono – ma, ancor prima, generare se stessi, penetrando nel mistero di “maschio e femmina a immagine di Dio”.[10]

E l’idea che una donna possa non voler avere bambini è vista come egoismo o come un allontanamento dalla “natura” della donna, allontanamento che porta sofferenza e nevrosi. Non si parli poi di aborto, che per la Miriano certo non è un diritto. Anzi, l’autrice si scaglia contro questa pratica, negativa prima di tutto per le donne che ne fanno uso, in modo netto:

Tradire la propria natura non accettando la maternità quando si viene baciate da quel dono, è tradire innanzitutto se stesse. Non parliamo neanche di quel bambino incolpevole, di cui evidentemente non si tiene conto. Ma della fregatura che si prende la donna? Ho discusso ore infinite con le mie amiche che considerano l’aborto un diritto – non ce l’ho con chi sbaglia, ma con chi chiama l’errore “conquista”, i nomi sono il veicolo della verità. Purtroppo non sono mai riuscita a far passare il concetto fondamentale: l’aborto è prima di tutto il tradimento estremo verso se stesse e chi è contro vuole anche proteggere le donne dal dolore oltre che difendere i bambini.[11]

Inutile dire che ai problemi che spingono le donne a scegliere l’aborto la Miriano non pensa minimamente. Certo, quando si è benestanti e si ha la sicurezza economica parlare è facile. Ma se non si hanno i mezzi per mantenere un figlio, cosa assai comune al giorno d’oggi, tutto diventa ben più difficile. Ma d’altro canto non possiamo aspettarci grandi analisi dei problemi da una che risolve la questione suggerendo di star tranquille, tanto ci pensa la Provvidenza, unica soluzione rimasta, visto che nemmeno prevenire la gravidanza con la contraccezione sembra essere lecito:

Non sono una sociologa, una filosofa, non sono niente, ma a me sembra, tanto per cominciare, che la contraccezione ci abbia messo in mano un potere troppo più grande di noi, il potere di tradire la nostra natura, e di farlo con banalità. [ … ] Credendo di prendere noi il comando del gioco, diamo invece a una casa farmaceutica il potere di controllarci: la capacità di dare la vita, ma anche l’umore, i capelli, ogni tipo di appetito. Tutto viene stravolto nell’illusione che la tecnologia, la medicina, la farmacia possano garantirci il benessere e proteggerci dagli imprevisti.[12]

Non poteva mancare un attacco al femminismo, reo di aver snaturato la donna. Anche qui accuse facili, fatte da chi le conquiste di quel femminismo le usa e se le gode tutti i giorni. Perché senza il femminismo l’autrice non avrebbe potuto certo studiare, laurearsi e fare la giornalista. Non avrebbe scritto libri, tenuto conferenze, non sarebbe comparsa in TV o sul palco del “family day”. Sarebbe stata sottomessa sul serio.

L’autrice sostiene che, per quanto alcune battaglie delle femministe fossero giuste, come quelle atte a porre fine alle violenze sulle donne e a una sottomissione coatta, esse siano andate fuori strada, arrivando (addirittura!) a pensare che la donna non debba sottomettersi spontaneamente al proprio uomo:

Il problema è che per molti secoli e in molte culture siamo state “messe sotto” non in quest’ottica di dono libero e spontaneo, ma con la logica del potere e della forza, la logica del mondo. E quindi parlare di obbedienza tocca dei nervi ancora scoperti. Il femminismo, in questo senso, ha avuto il merito di portare avanti istanze di giustizia, quando di giustizia ce n’era poca (e in molte culture non cristiane continua a essercene pochissima). Solo che ha dato le risposte sbagliate, e ha prodotto anche tanta infelicità. Nuova schiavitù in donne che credono di essere liberate e invece forse hanno sbagliato mira.

«Verso tuo marito sarà il tuo istinto ma egli ti dominerà» dice la Genesi.[13]

Da notare l’accenno a “culture non cristiane”, come se al mondo non esistessero paesi cristiani dove la donna è ancora vittima della violenza oppressiva maschile.

Anche la tanto famigerata, quanto inesistente, “teoria gender” viene attaccata. I media, servi della malvagia modernità, diffonderebbero questa ideologia che mira a distruggere l’identità umana:

Certo, a me sembra cambiato, nonostante siano passati pochi anni, il contesto in cui stanno crescendo [i figli dell’autrice, nda]. C’è stata senza dubbio un’accelerata sui mezzi di comunicazione, un vero bombardamento mediatico a tappeto per affermare le teorie di genere, per dire che nessuno ha un’identità sessuale donata, che nulla è naturale, ma tutto è scelto. Non ci sarebbero caratteristiche maschili e femminili ma solo orientamenti. È una vera e propria guerra, quella che si sta combattendo, tra due antropologie, tra due visioni del mondo. Sono sicura che le mie bambine, Livia e Lavinia, combatteranno per dire che è bello essere maschio o femmina, saranno con tante altre persone sul campo di battaglia con una bella corazza, lucida, resistente, e possibilmente rosa.[14]

Una visione distorta, che attribuisce ai movimenti per i diritti idee che non hanno. Nessuno sostiene che l’identità di genere sia una scelta, tanto per cominciare. E nessuno vuole imporre un modello unico (tranne l’autrice stessa e i suoi degni compari). Si vuole solo dire che ognuno dovrebbe essere libero di vivere secondo le proprie inclinazioni senza doversi adattare a parametri precostituiti dalla società. Anche l’idea che sia in corso una “guerra” è assurda e dimostra tutta la violenza interiorizzata di certo cattolicesimo fanatico. Nessuno vuole imporre il “gender” all’autrice o ai suoi figli. Nessuno vuole far vestire i bambini con la gonna. Si vuole solo la libertà di autodeterminarsi, di poter vivere la propria vita senza imposizioni. E forse il problema è proprio questo. I cattolici romani sembrano allergici alla libertà, soprattutto a quella altrui, e alla possibilità di scegliere per sé. Tutti devono comportarsi ed essere come vogliono loro. Ed è inutile che l’autrice dica che la donna si deve sottomettere per scelta e spontaneamente, perché poi pretende che si mettano i bastoni fra le ruote a chi questa scelta non la fa, legiferando solo in ragione dell’ideologia catto-integralista.

La Miriano insiste continuamente sulla questione della “sottomissione per scelta”, con ragionamenti degni di “1984” di Orwell. La libertà sarebbe, infatti, nella sottomissione. Una contraddizione in termini. Da una parte dice di voler uscire dalla logica del dominio, ma dall’altra pretende che la donna si rimetta sotto quel dominio spontaneamente:

Questo è il momento storico di uscire dalla logica del dominio, che è una perversione del rapporto uomo-donna anche secondo Ratzinger, e non solo secondo tutte le Lidie Ravere e le Natalie Aspesi del giornalismo. Solo che il meccanismo del dominio non si scardina con la logica dell’emancipazione, che a ben vedere è la stessa del dominio, una specie di vendetta. Se ne esce invece con la logica della mansuetudine.[15]

E prosegue con la rivalutazione di San Paolo, quasi un femminista a sentir lei, con contorno di vittimismo da “cattolica perseguitata”:

E lo stesso Paolo di Tarso che ci invita alla sottomissione, dice che un giorno non ci sarà più né uomo né donna. La mansuetudine è quindi la guarigione da un rapporto di dominio che ha segnato i due sessi per tutta la storia, e che alla fine della storia non ci sarà più. «Reazionaria, integralista, papolatra, voce dell’oppressione religiosa maschile e maschilista cancerogena e inquinante come le antenne a forma di croce di Radio vaticana.» Mi metto avanti con le critiche che riceverei se qualcuno leggesse queste righe; sono tratte da un intervento al convegno “Il soggetto lesbica”, che mi sono trovata con grande profitto a leggere, e il cui scopo è invitare le donne a una “rabbia furente e peccaminosa”, giudicata l’unica possibile liberazione.[16]

Una nota sullo stile. L’autrice scrive in modo molto lineare, “facile” e cerca di risultare, con battutine umoristiche, simpatica. Non ci riesce e, anzi, ottiene solamente di far passare le donne come tante “oche giulive”, cosa che lascia piuttosto amareggiato chiunque nelle donne riponga una certa stima.

Concludo con una frase del libro che risulta, a mio parere, essere l’unica cosa sensata  e decisamente condivisibile scritta dalla Miriano nel libro:

Non ho niente di intelligente da dire.[17]

Enrico Proserpio

[1] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 39.

[2] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 39.

[3] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagine 101 – 102.

[4] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 38.

[5] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 40.

[6] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagine 40 – 41.

[7] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagine 103 – 104.

[8] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 52.

[9] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 54.

[10] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 119.

[11] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 147.

[12] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 145.

[13] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 115.

[14] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagine 64 – 65.

[15] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 132.

[16] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagine 132 – 133.

[17] Costanza Miriano, “Sposati e sii sottomessa”, 2015, pagina 90.

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