Piccolo è bello, grande è sovvenzionato

La copertina del libro.

La nostra economia cresce sempre più e cambia. Le economie locali sono sempre più svantaggiate e quella globale si afferma in ogni meandro della nostra esistenza. E così al fruttivendolo sotto casa si sostituisce il supermercato. Ma quali sono i costi di tutto ciò? Il costo principale lo paga la società, che vede un impoverimento progressivo dei rapporti umani e della vita sociale e comunitaria locale, con conseguenze pessime, quali l’aumento costante dell’uso di droghe per sfuggire alla realtà, o l’aumento di suicidi.

C’è poi il costo economico. Le comunità locali diventano più povere perché l’economia su grande scala porta via ricchezza in diversi modi. In prima istanza perché toglie posti di lavoro. Un supermercato, per esempio, crea due posti di lavoro per ogni tre che ne fa perdere con la chiusura dei negozi e delle piccole attività connesse. Il tipo di lavoro, poi, è molto peggiore, sia dal punto di vista umano che economico. In seconda istanza il ricavato delle vendite di un supermercato non rimane nell’economia locale, ma viene investito altrove, lasciando il territorio e innescando una spirale di impoverimento deleteria.

Ma come possono le grandi aziende reggersi? Lo fanno solo con le proprie forze? No, lo fanno con le nostre. Le grandi catene di supermercati, le multinazionali del petrolio, dell’automobile e le grandi aziende in generale non potrebbero esistere senza le sovvenzioni, più o meno dirette, degli stati. Se, per esempio, i costi del petrolio fossero pagati dalle multinazionali, l’oro nero costerebbe dieci volte di più. Guerre per il controllo del petrolio, infrastrutture per la distribuzione, costi ambientali… tutto ciò è pagato con le tasse dei cittadini. In pratica, noi paghiamo per divenire più poveri e distruggere il nostro ambiente e la nostra salute.

Questo è il tema del libro “Piccolo è bello grande è sovvenzionato” di Steven Gorelick, Arianna editrice. Il libro, che si inserisce nel filone decrescentista, tratta della forza e dell’influenza delle corporation sulla nostra vita e sul mondo in generale, mostrando come esse non possano sussistere senza le sovvenzioni degli stati. Il problema è profondo. Non si tratta solo di questioni di denaro, ma di una cultura a senso unico, suffragata dalla pubblicità e persino dal sistema scolastico. Negli USA, paese a cui si riferisce la ricerca dell’autore, la pubblicità è già entrata nelle scuole. Le corporation pagano per mettere cartelli pubblicitari nei corridoi delle scuole e per far introdurre tra i mezzi didattici l’uso di filmati con tanto di pubblicità dentro. Le corporation hanno coscienza dell’importanza della cultura negli affari. Bisogna imporre una cultura consumista, bisogna banalizzare, livellare e, laddove sia necessario, cancellare intere culture per imporre la propria. Se gli africani indossano i loro vestiti tradizionali, Nike non può vendere loro le magliette. Le multinazionali hanno dunque bisogno di imporre gli stessi desideri a tutti. Per farlo però bisogna distruggere la ricchezza culturale dei popoli.

L’autore insiste particolarmente sul tema della scuola. Fa notare come il sistema scolastico sia sempre più centralizzato, sempre più inquadrato come una fabbrica e sempre meno puntato ai bisogni della gente. Da quanto tempo, del resto, anche in Italia si insiste perché la scuola diventi un sistema di preparazione al lavoro in azienda? La scuola deve preparare delle persone, deve dar loro strumenti culturali per sviluppare un senso critico e non insegnare un mestiere e livellare le loro coscienze per renderle solo ingranaggi inerti del sistema delle corporation!

Dice John Taylor Gatto:

Non c’è dubbio che la fantastica ricchezza del grande business americano sia il risultato diretto dell’educazione, che insegna alla società ad avere dei bisogni e a essere impauriti, invidiosi, annoiati, privi di talento e insoddisfatti. Per avere successo, una economia di produzione di massa ha bisogno di un pubblico di questo genere… Se l’economia degli Amish, improntata al piccolo commercio e alla piccola agricoltura, richiede intelligenza, competenza, riflessione e compassione, la nostra economia richiede una massa ben manovrata. I soggetti migliori sono persone livellate, senza spirito, senza famiglia, senza amici, senza comunità, senza Dio e pronte ad adeguarsi, persone in grado di credere che la differenza tra la Coca e la Pepsi sia un degno argomento di scontro.

Altro argomento interessante è quello sulle infrastrutture. Grandi progetti come l’alta velocità o le autostrade servono solo alle corporation, non certo al panettiere di quartiere. La loro costruzione impoverisce le economie locali che, non dimentichiamocelo, sono quelle che generano vero benessere.

Sarebbero molti altri i punti da affrontare tra cui la ricerca e i fondi stanziati per questa, i trasporti, l’energia, le telecomunicazioni…

Non potendo dilungarmi troppo vi consiglio semplicemente la lettura di questo libro sperando che presto esca una simile ricerca che faccia riferimento alla realtà italiana.

Enrico Proserpio

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *