L’economista Giuseppe Palomba

Il Professor Giuseppe Palomba.

Tempo fa, per puro caso, conobbi Antonio Dentice d’Accadia. Qualche mese dopo mi invitò alla presentazione del suo libro “L’economista Giuseppe Palomba, metafisica dell’economia”. Non conoscevo Palomba e non avevo idea di chi fosse e di quali fossero le sue idee. Fu quindi per me una piacevole scoperta.

L’analisi del professor Palomba parte dalla situazione socio-economica della prima metà del XX secolo, caratterizzata da una profonda crisi del sistema capitalista e di mercato (pensiamo per esempio alla crisi del 1929) e dai totalitarismi (fascismo, nazismo, comunismo…) che avevano proposto, e proponevano, nuovi modelli di società e di economia. Ecco cosa dice a proposito Dentice d’Accadia riguardo al professore:

Probabilmente l’unico economista italiano dopo Pareto ad essersi concentrato sul problema della crisi anche come decadenza della struttura politica e sociale del mondo occidentale. Una visione molto particolare e dilatata oltre il mero significato politico ed economico, fino a toccare i valori etici e morali, per terminare in quello che individua essere il reale nucleo del problema: la povertà spirituale dell’uomo moderno, eccessivamente preda delle “forze infere” e in balia della sua stessa confusione[1].

E ancora:

Non si esprime [il Palomba ndr] da “comune sociologo”, perché la sociologia non è che un mezzo attraverso cui scrivere la ratio sacra del compito: si considera alla stregua di un missionario, non mancando di indicare la tragedia. Una tragedia, non alle porte, ma già in corso e che oggi impegna un gran numero di studiosi ed economisti.

Ponendo invece la dimensione metafisica come epicentro dei successivi sistemi (religioso, politico ed economico), attraverso questa lettura, la crisi politica appare come un “modo di essere” della crisi metafisica e la crisi economica appare come un “modo di essere” della crisi politica. Una degradazione a catena, che inizia degenerando lo spirito e termina con il corrodere il mercato e il potere, infettando tutto il sistema. Per Palomba il colpevole non è il mercato di per sé, ma le forze “infere e saturnine” in atto e operanti nella classe degli appropriatori, amplificandone una patologica fame di ricchezza, ben oltre la reale necessità, spingendola alle estreme conseguenze: l’entropia e lo squilibrio del mercato, l’aumento della povertà nelle classi povere, l’annullamento di ogni etica e morale, che si trasformano in mera demagogia e sterile “chiacchiera” politica. In una parola: l’annichilimento dell’intero sistema, fino all’inquinamento totale[2].

Antonio Dentice d’Accadia, autore del libro.

Palomba indaga lucidamente la realtà, andando ben oltre il freddo dato matematico dell’economia per cercare di comprendere le radici profonde della crisi. E le radici sono, secondo il professore, da ricercare nell’aspetto metafisico e spirituale del mondo. È dalla crisi di valori che si genera la crisi politica ed economica. E nella metafisica vanno trovati gli strumenti per risolvere i problemi.

Per descrivere la realtà e le dinamiche sociali, l’economista si riallaccia alla tradizione esoterica europea, in particolare agli insegnamenti di Stanislas de Guaita, basati sulla qabbalah e sull’alchimia.

Per Palomba esistono quattro “universi”, ovvero quattro modi di pensare, di concepire il mondo, quattro livelli di evoluzione spirituale dell’uomo e della società. Questi universi convivono e coesistono influenzando la vita dell’intera società umana.

Il primo e più elevato di questi universi è quello solare o di Apollo. Esso è il dominio dei “maghi”. Con questo termine non si intendono certo i ciarlatani comunemente chiamati così, ma coloro che indagano le leggi divine lavorando al bene dell’Umanità e dialogando direttamente con il proprio spirito. Sono le persone illuminate, i filosofi della “Repubblica” di Platone. Se la società intera fosse dominata dall’universo solare i beni sarebbero condivisi, ognuno svolgerebbe i propri doveri e farebbe la propria parte per il benessere comune. Non dobbiamo confondere questo stato con l’eliminazione della proprietà privata dei regimi comunisti. Questi, come vedremo, sono espressione del livello più basso.

Appena sotto all’universo solare c’è quello lunare o di Acate. In questo universo si genera la proprietà privata in economia, e la democrazia in politica. La spiritualità si fa religione: chi non è in grado di comprendere da sé le leggi divine e di indagare con i propri mezzi, si affida a un dogmatismo altrui. Per quanto questo universo sia inferiore a quello solare, è comunque alto. Coloro che vivono in questo universo sono persone elevate, che hanno coscienza della spiritualità e del bene e che lavorano per esso:

Il vero mago e il vero fedele sanno che le loro dottrine sono al di là di qualsiasi esperienza puramente umana. Ed è noto che l’iniziazione costituisce precisamente quella tecnica che permette – o permetteva – di conseguire questa specie di conoscenza superiore[3].

Se dunque l’uomo dell’universo solare è il mago, quello del lunare è il fedele, quello vero, cosciente e consapevole della sua fede e religione.

Il terzo mondo è quello di Venere. Qui sono le passioni e l’emotività a farla da padroni. La democrazia degenera in demagogia, le persone non sono coscienti della realtà complessa, ma agiscono in base all’istinto e all’emotività. La spiritualità degenera nella pseudo-religiosità delle sette, una spiritualità vuota, semplificata e spesso fanatica.

Infine, l’universo di Saturno è il più basso e degenerato. In questo universo dominano l’illusione, la violenza e l’interesse individuale. I totalitarismi basati sul potere assoluto di pochi su tutti e il materialismo sfrenato sono espressioni di questo universo. Allo stesso modo l’ateismo e il nichilismo senza speranza sono tipici di chi ha perso ogni contatto col divino e la spiritualità.

I tre universi inferiori derivano da quello solare per progressiva degenerazione, distaccandosi sempre più dalla Verità dello spirito per sprofondare nell’illusione e nella violenza:

…il magismo, la magia pura, l’uomo davvero risvegliato e che vede da sé i reali fenomeni che reggono il mondo (e non un volgare ciarlatano), appartiene all’universo solare; quando questa visione viene offuscata, allora si origina la religione: l’uomo, incapace di vedere da sé, si affida all’altrui dogmatismo, facendo della dimensione religiosa l’universo lunare della dimensione magica; quando invece la religione, subendo una ulteriore deformazione, diventa una setta che abbaglia in un impreciso vorticare i suoi appartenenti, si ha l’universo di Venere, infine, con l’ateismo o lo scetticismo sfrenato e illogico, siamo nell’universo di Saturno: l’ultima e peggiore deformazione del solare, diventandone la polarità opposta. Dalla spiritualità del mago, all’aridità materialistica dell’ateo[4].

Oltre allo schema dei quattro universi, il Palomba fa una distinzione delle persone in tre categorie: gli “appropriatori”, i “pacifici” e i “politici”.

Gli appropriatori sono coloro che desiderano appropriarsi di sempre più beni materiali, andando ben oltre il necessario. A questa categoria appartengono i grandi imprenditori e i capitalisti.

I pacifici sono la maggioranza della popolazione umana. Sono coloro che vivono lavorando e cercando di avere una vita dignitosa.

I politici sono persone interessate al potere. La ricchezza non è il loro interesse principale, ma diventa lo strumento per ottenere il potere. Per questo i politici appoggiano gli appropriatori favorendone gli interessi e l’azione, per favorire il loro proprio potere.

Sulla base dunque di questi presupposti metafisici, il professore porta avanti una critica interessante e convincente della scuola economica classica, rifiutando alcuni concetti basilari come quello dell’homo oeconomicus. Secondo l’economia classica le persone agiscono spinte dall’interesse personale, cercando di realizzare il massimo profitto con la minima spesa. Per il Palomba questo non è sempre vero, ma le persone sono capaci di azioni disinteressate o contrarie ai propri interessi, sulla base di ideologie, di sentimenti o di idee religiose.

Inoltre il Palomba attacca l’idea di equilibrio economico che, secondo la scuola classica, sarebbe alla base dei meccanismi di mercato. Secondo il professore tale equilibrio sarebbe del tutto inesistente: se lasciato a se stesso il mercato non può che giungere al collasso dovuto all’egoismo degli attori economici:

Di fatto la possibilità dell’homo sapiens di essere davvero homo oeconomicus è pari alla possibilità di un mercato di trovarsi in una reale situazione di equilibrio, che non contempli una possibilità degenerativa a causa dei conflitti tra la classe degli appropriatori e quella dei pacifici come indicato nella premessa scientifica dell’economista. Ricordo che per appropriatori si intende la classe capitalista che tende a volersi appropriare di quante più risorse, superando il reale fabbisogno e per pacifici, si intende (anche) la classe di lavoratori “comuni”, che subiscono tale azione corrosiva. Azione che non permette il crearsi di un vero equilibrio nel mercato, dando inizio a una fase autodistruttiva e nichilista[5].

Il sistema corporativo fascista riscosse invece in principio l’interesse del Palomba che giunse però presto a criticarlo aspramente, rivelandone la mancanza di basi reali e solide. Quello che, infatti, ufficialmente doveva essere un sistema a vantaggio di tutti, si rivelava ben presto un sistema per soddisfare gli interessi politici e l’avidità di pochi.

Non mi dilungo oltre nella descrizione del pensiero di Palomba. Il libro è ben scritto, ricco di contenuti e ben argomentato. Antonio Dentice d’Accadia scrive con stile elegante, ma non inutilmente barocco e i contenuti, seppur non semplici e approfonditi, risultano chiari al lettore “profano”.

L’autore, classe 1983, ha una laurea magistrale in marketing turistico conseguita presso la Jean Monnet (Seconda Università degli Studi di Napoli), con una tesi sperimentale in sociologia sulla “Teoretica weberiana applicata ai nuovi mercati asiatici”. Si interessa a temi economici oltre che a tematiche legate al mondo dell’ermetismo, della spiritualità e della filosofia. Lo abbiamo intervistato.

 Antonio Dentice d’Accadia è troppo giovane per essere stato allievo del professor Palomba. Come lo ha conosciuto? E cosa ha attratto a tal punto il suo interesse da spingerla a scrivere su di lui?

IncontrarLo senza conoscerLo nell’appropriata coincidenza di fatti, cose e persone; per chi ha fede nel caso. Non cercavo il Professor Palomba, essenzialmente Lui ha trovato lo scrivente.

Svolgevo un lavoro su Weber e nella polvere di quella preziosa biblioteca abbandonata dagli uomini, da Dio, dall’amministrazione comunale e anche dai topi (grazie a Dio o a chi per Esso ora ci sono i Volontari) mi capitò tra le mani un testo giovane di mezzo secolo, sul frontespizio recante dedica al: “Maestro Giuseppe Palomba”.

Quel testo fu il primo tassello di un domino che ancora ora, mentre Le scrivo, continua rapidamente a scorrere sempre meno silenzioso.

Osserveremo il prodotto del disegno offerto da questa tassellatura di Penrose compatibilmente alle nostre possibilità.

Per ogni cosa l’affinità stabilisce coniugazioni. Presumo che una buona (o sufficiente) compatibilità col Professore sia stata propulsiva all’inizio di questo disegno.

Crede che le idee del professor Palomba siano ancora attuali? In che modo potrebbero aiutarci a uscire dalla profonda crisi in cui è il nostro Paese?

Per Giuseppe Palomba l’economista è investito del sacro incarico di risolvere le problematiche umane.

Sempre ricorderò che Palomba esercita la sua Arte economica e sociologica in un periodo di profonda crisi, dal Fascismo al dopoguerra, quando si era toccato un punto così critico che non si poteva non risalire. Il Professore scrive soprattutto per l’Uomo dell’Occidente.

Giuseppe Palomba ritorna oggi durante inedita crisi – pur crisi – a indicare le cause prime di un problema e le successive estensioni metastatiche. La soluzione è un atto coniugante Homo sapiens e Homo oeconomicus all’iper-uranico, ricordando la necessaria medianità nel passaggio, la comprensione di tutto ciò che è nel mezzo ed il graduale ripristino (individuale, come Uomo e collettivo, come Umanità) di un fatto che è un metamorfico processo in tensione ascendente.

Le iniziazioni (scrivo al plurale) sono un fatto multiforme e a seconda del recipiendario (l’individuo, la comunità, la Nazione e i sistemi sovra-Statali) progrediscono in differenti modalità non lineari.

Come il problema anche la soluzione nutrita fiorisce da un nucleo e si dilata in successive estensioni religiose, politiche, economiche e scientifiche.

La sacralità uranica spogliata d’ogni deficit dualista (né Satana né inferno), spogliata d’ogni cancerogeno eccesso di sentimentalismo atrofizzante (“la compassione per le sofferenze altrui e per le miserie dell’umanità senza alcuna forza di trasformarsi in azione”, il sentimentalismo per se stesso) e protesa alla tangibile concretizzazione, anche attraverso il progresso scientifico.

Palomba osserva lontano, oltre la notte del nostro giorno e vede una conduzione iniziatica (nell’accezione di “reintegrati”) o un’alternativa d’autentica religiosità abbastanza universale da rispettare il valore d’ogni forma umana, in grado di vitalizzare un sistema economico basato sulla socializzazione dei mezzi produttivi, senza il Corporativismo fascista né la dittatura proletaria.

È un Palomba, ad esempio, conscio della necessità di un esercito adeguatamente armato (sempre osserva – anche – l’antica sacralità di quella ch’era la Casta dei Guerrieri), ma è contrario alle speculazioni finanziarie belliche attuate colla scusa di rinvigorire il mercato: “è come pretendere di curare una emicrania con un tumore cerebrale”.

È un Palomba che accetta e condivide il problema dello sfruttamento delle classi deboli, ma si oppone al parossismo marxista del materialismo storico: la verità la cerca nel mezzo.

L’intenzionalità di Palomba parte da un iper-ecumenismo che trasforma il cristianesimo in essenza sacra e lo armonizza con tutte le tradizioni del mondo, cristiane e non, arrivando a nutrirsi – anche – del Libro dei Mutamenti.

Quello di Palomba è un cristianesimo non duale che accetta la naturalezza del male, della morte e del dolore, senza alcuna volgare pretesa di disumanizzarne l’esistenza e sminuirne la funzione algebrica. È un San Giorgio che trafitto il drago si bagna nel suo sangue risorgendo invincibile come Sigfrido, o un San Michele che sottopone il rettile all’equità della bilancia.

Il Professore non rinnega la bestialità umana né ne permette l’eccesso. Questa ratio coinvolge la quotidianità economica, non leggendo nella proprietà privata e nella ricchezza alcun sostanziale male per il popolo e nel contempo non consentendo alla democrazia di degradare in demagogia.

In definitiva le idee del Professor Palomba sono atemporali e particolarmente connettibili ai periodi di crisi.

Concludendo, come giudicherebbe, a suo parere, la situazione dell’Italia di oggi il professor Palomba? In quale dei suoi universi ci posizionerebbe? E cosa dobbiamo fare per uscire dalla crisi alla luce delle teorie palombiane?

Risponderò alle prime due domande dilungandomi un poco e alla terza, anche.

Il cuore della sociologia economica del Professore è pubblicato nel 1946 dalla Humus con “La crisi della civiltà moderna”, lo stesso anno di nascita della Repubblica Italiana. È una opera notevole che fotografa il Paese dal Fascismo all’immediato dopoguerra. Rispetto a quel periodo tragico la nostra condizione risulta (per tantissimi aspetti) assai migliore.

Il pensiero è plastico e adattabile alle tante realtà. Palomba custodisce una idea ciclica dell’esistenza (metafisica, politica ed economica) influenzata da molti fattori: dall’“Unità Trascendente delle Religioni”, all’Induismo, al Taoismo, a Guénon.

Ricordiamo che Palomba è in diretta linea di discendenza iniziatica con René Guénon (attraverso Schuon). Da Guénon riceverà significative lodi ed il titolo della sua sociologia economica ben vibra del colore di una nota opera dello scrittore francese: “La crisi del mondo moderno”, del 1927.

Consideriamo tutto ciò ed il fatto che per Palomba la propria epoca (al tempo della pubblicazione della sociologia) era dominata dalla categoria archetipica denominata “Universo di Saturno”: ateismo, dittatura, disordini, crisi economica, ecc.

Consideriamo anche che Palomba ha vissuto per tutti gli anni Settanta e si è spento il 30 gennaio 1986, quando tra disordini ed altri problemi poco alla volta l’Italia progrediva e risorgeva.

Palomba avrà senz’altro valutato l’interezza del suo periodo storico come un lento ascendere da “Saturno” a “Venere”.

Alla luce di ciò analizziamo brevemente il nostro periodo: la democrazia divenuta demagogia; la crisi economica; la crisi dei valori; la crisi religiosa; i problemi internazionali; l’affacciarsi dello spettro della guerra su più fronti (Ucraina e Medio Oriente in prima battuta); il riaccendersi degli estremismi di destra e di sinistra.

Giuseppe Palomba probabilmente avrebbe valutato la nostra epoca un graduale discendere da “Venere” a “Saturno”. Non siamo riusciti ad affacciarci neanche per breve tempo all’”Universo Lunare” (una vera democrazia; buona gestione economica della proprietà privata e del principio utilitaristico; realtà religiose capaci di essere autentico faro spirituale).

Riguardo la terza domanda tutto si fa più complesso.

Palomba non è semplice analisi, è attuazione. Baserò la risposta su due cardini palombiani: il primo è il presupposto metafisico ed il secondo è la concezione mazziniana dell’Europa.

Per Giuseppe Palomba lo Spirito Iniziatico è il motore di ogni sano metamorfismo, dall’Individuo alla Nazione. Quando (e se) ci saranno abbastanza trasformazioni individuali solo allora si potrà consentire ai Grandi Traghettatori di assolvere il proprio ruolo disponendosi in propulsione dei sistemi economici, scientifici e politici NEL RISPETTO DELL’UOMO (evidenzio questa parte per evitare spiacevoli fraintendimenti).

La storia ha conosciuto tanti ottimi Traghettatori: Euclide, Platone, San Francesco, Meister Eckhart, Giordano Bruno, Giuseppe Mazzini, Nikola Tesla, Galileo Galilei, Werner Heisenberg, Mozart, Beethoven, ecc.

Il secondo cardine palombiano tocca invece il concetto di Europa. Per Giuseppe Palomba l’Italia è un mezzo e non un fine! L’Italia è una imbarcazione che deve naufragare in favore di un mezzo più Universale, l’Europa. A propria volta l’Europa dovrà naufragare in favore di qualcosa di ancor più Universale.

Giuseppe Palomba ama ricordare Karl Theodor Jaspers. Naufraga l’imbarcazione, non l’equipaggio e nel continuo naufragare di questi scenari temporanei attraverso lo scorrere delle epoche l’uomo (che mai naufraga!) si riscopre sempre più Universale, sempre più “simile a sé stesso”.  Dall’Italia all’Europa e ancora oltre, in andamento probabilmente non lineare (come premesso), dall’Uomo all’autentica Umanità.

Enrico Proserpio

[1]Antonio Dentice d’Accadia, “L’economista Giuseppe Palomba. Metafisica dell’economia”, pagina 20.

[2]Antonio Dentice d’Accadia, “L’economista Giuseppe Palomba. Metafisica dell’economia”, pagina 49 – 50. Corsivo e virgolettato dell’autore.

[3]Antonio Dentice d’Accadia, “L’economista Giuseppe Palomba. Metafisica dell’economia”, pagina 42, citazione da “La crisi della civiltà moderna” di Giuseppe Palomba.

[4]Antonio Dentice d’Accadia, “L’economista Giuseppe Palomba. Metafisica dell’economia”, pagina 59.

[5]Antonio Dentice d’Accadia, “L’economista Giuseppe Palomba. Metafisica dell’economia”, pagina 30. Corsivi dell’autore.

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