La magia e la svastica

Sul lato “occulto” del nazismo è stato detto e scritto tanto, forse troppo. In molti vorrebbero vedere in Adolf Hitler un potente mago (più o meno

La copertina del libro.

nero) se non addirittura il più grande mago nero del XX secolo. Si vorrebbe a volte far credere che l’intera storia del nazismo sia stata guidata da segreti complotti basati sull’occultismo o che la seconda guerra mondiale si sia svolta a colpi di incantesimi e pratiche esoteriche e magiche. Tesi suggestive, a volte inquietanti, altre ridicole, ma assai difficili da dimostrare. E se per gli pseudo-esoteristi stile New Age questo non è un problema, per gli storici lo è eccome. La natura stessa dell’argomento, fatto di società segrete (o che cercano di esserlo), di saperi elitari e spesso non scritti, di rapporti umani svolti nell’ombra, rende difficile ricostruire un quadro di fatti documentati e certi. Non è semplice comprendere in quale misura l’occultismo abbia influenzato la politica nazista, ma forse è possibile analizzare la cosa in altro modo. È possibile infatti, pur coi pochi dati certi presenti, analizzare le similitudini tra il modo di pensare degli occultisti e quello del nazismo, cercando di individuare i punti comuni per comprendere certi fenomeni non ancora estinti.

È ciò che fa René Freund nel suo trattato “La magia e la svastica”. Partendo dalla descrizione di alcune teorie e di alcuni personaggi importanti del nazismo che ebbero rapporti con l’occulto, Freund dimostra alcune analogie tra il nazismo politico e l’occultismo. L’autore nota che non ci fu mai una teoria esoterica unica, ma piuttosto un insieme di teorie sostenute da diverse persone, che creavano un quadro filosofico variegato, ma con alcuni punti comuni.

Ma andiamo con ordine.

René Freund, autore del libro.

Nella prima parte Freund descrive le teorie occulte dei vari personaggi dell’epoca. Si va dalle idee di pangermanesimo di Lanz alle teorie su Atlantide di Rosenberg, teorie che in gran parte miravano a dimostrare una presunta superiorità della razza ariana sulle altre.

Un’attenzione particolare l’autore la dedica alla teoria del ghiaccio cosmico di Hörbiger. Questi era un ingegnere austriaco che a cavallo dei secoli XIX e XX sostenne che in origine c’erano ghiaccio e fuoco e che il loro scontro aveva dato origine all’universo. Secondo lui, inoltre, nel corso della storia, si sarebbero succedute diverse lune la cui distruzione e sostituzione avrebbe generato mutazioni e dato vita a stirpi di giganti e creature simili. Questa teoria affascinò molto i nazisti e anche lo stesso Hitler. Ci furono anche tentativi di dimostrarla in modo oggettivo.

Credo che Freund abbia scelto questa teoria, tra le varie di cui si parla, perché particolarmente indicativa. Hörbiger la creò mescolando elementi di mitologia scandinava e suggestioni di tipo teosofico e ariosofico a elementi derivanti dalla sua feconda immaginazione. Il tutto in un’epoca in cui la scienza parlava già di atomi, particelle e relatività. Nonostante ciò le tesi dell’ingegnere austriaco trovarono un seguito ampio.

Secondo Freund si tratterebbe di una sorta di rifiuto della ragione e dell’illuminismo. La situazione tragica in cui si trovava la

Hanns Hörbiger, creatore della “teoria del ghiaccio cosmico”.

Germania all’uscita dalla prima guerra mondiale, fu vissuta come il fallimento della mentalità razionale, scientifica e progressista. Alla ragione si sostituì l’istinto, l’intuizione (o presunta tale). Le nuove “conoscenze”, spacciate per antichissime, derivano dall’immaginazione (o, meglio, dalla fantasia) e il fatto di “intuire” una cosa è sufficiente come prova della veridicità. Alla scienza, espressione del “complotto giudaico”, si predilige quindi l’occulto, con i suoi miti di pangermanesimo, di glorie antiche ed eroiche, di superiorità della razza. Ma soprattutto si sostiene la visione di un mondo diviso tra bene e male in perenne lotta. E il male sono i diversi, gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, i comunisti…

Il nazismo secondo l’autore è quindi una pausa di sospensione della civiltà illuminista occidentale, una parentesi atroce dove l’istinto della bestia ha trovato sfogo.

Naturalmente questa è una delle spiegazioni e da sola sarebbe riduttiva. Va comunque sempre considerato il contesto storico. Inoltre le dinamiche del potere hanno avuto la loro parte. Il nazismo infatti usò i suoi concetti spirituali e occulti per gestire il potere. Furono estremamente abili nell’uso dei simboli e delle parole a scopo propagandistico, spesso prendendo dal mondo dell’occultismo degli archetipi o dei modi di esprimersi. Senza considerare che certe convinzioni sul complotto, le società segrete o sulla “degenerazione della razza” danno un senso di ineluttabilità e di necessità all’azione del nazismo, deresponsabilizzando i carnefici. Dice Freund:

È evidente che c’è qualcosa di pericoloso nelle società segrete: ad esempio, credere incondizionatamente al loro potere. Infatti, le teorie del complotto dispensano dalla responsabilità, precisamente in due modi: da una parte, ogni azione personale diventa superflua poiché comunque, in un modo o nell’altro, appoggia gli obiettivi a lungo termine del governo occulto del mondo. Dall’altra parte, soltanto un analogo contro-complotto segreto sarebbe in grado di attivarsi in modo efficace, il contro-complotto di un Fuhrer politico e spirituale al quale l’individuo deve sottomettersi: la teoria del complotto e la minorità individuale si legano indissolubilmente.

Nell’ultima parte l’autore fa notare come ancora oggi ci siano molti filoni di quella stessa mentalità occulta che attraggono persone di ogni strato sociale e di ogni tendenza politica. Se infatti è soprattutto tra i gruppi dell’estrema destra che certe idee prendono piede, è anche vero che molte persone di sinistra sono attratte dalle idee della New Age o dell’occultismo in generale. Conoscere quindi il modo di pensare degli occultisti diventa uno strumento per evitare che certe cose si ripetano. Sottovalutare questo filone del pensiero europeo può essere pericoloso, perché ci può far sottovalutare la pericolosità di certi gruppi.

La magia e la svastica”, edito da Lindau, è un libro sicuramente ben scritto e ben ponderato che dà tanti spunti di riflessione. Ha uno stile scorrevole e agile, facile e piacevole da leggere. Caldamente consigliato.

Enrico Proserpio

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