La riproduzione delle rose

In questo ultimo articolo (almeno per ora) sulle rose parleremo di come riprodurle.

L’innesto a gemma.

La riproduzione della rosa avviene in diversi modi, ma per lo più lo si fa per via agamica, senza l’uso, cioè, di semi. La semina, infatti, non garantisce la qualità dei risultati. Il DNA delle piante figlie è differente da quello delle piante madri e la rosa che ne deriva potrebbe essere di colore e forma differente. Questo metodo di riproduzione è quindi indicato per chi voglia provare a creare nuove varietà impollinando artificialmente le piante madri o, al massimo, per riprodurre le specie botaniche.

Tra i metodi più usati per riprodurre le rose troviamo la talea e l’innesto.

La talea consiste nel prelevare una porzione di ramo, con tre o quattro gemme, scegliendo i rami non troppo vecchi, e nel piantarla direttamente in piena terra o in vaso in modo che produca radici. La talea deve essere tagliata appena sotto un nodo (ovvero dove spuntano le gemme) con un taglio “a fetta di salame”. Non è necessario l’uso di ormoni radicanti (se ne trovano in commercio sia in polvere che liquidi) perché le rose radicano facilmente.

A questa regola c’è un’importate eccezione: la rosa rampicante “Mermaid” non radica da talea. Non credendoci ho provato a fare talee di questa varietà, sia con ormoni che senza, ma non hanno mai radicato. Non conosco altre varietà con questa caratteristica, ma non ne escludo l’esistenza.

Talee di rosa con radici in via di formazione.

Se volete riprodurre la Mermaid potete farlo tramite propaggine. Basterà piegare uno dei suoi lunghi rami (cresce fino a nove metri l’anno) e interrarne una porzione, avendo magari l’accortezza di spellare un anello di corteccia nella parte interrata per stimolare la produzione delle radici. A radicazione avvenuta potete staccare il ramo. Comprenderete che le radici sono state prodotte quando la porzione che viene dopo il punto interrato (partendo dalla base del ramo) comincerà a crescere più della parte precedente.

La propaggine è un metodo sicuro per tutte le rose e soprattutto per le rampicanti, i cui rami lunghi ben si prestano. In caso contrario potrete usare la margotta, un metodo assai simile alla propaggine, ma con una importante differenza: invece di portare il ramo in basso per interrarlo, si porta la terra in alto, sul ramo, racchiusa in un vaso o in un sacchetto. Comunque, tranne che per la varietà prima citata, la talea resta il metodo più semplice e veloce.

Le talee si possono effettuare più o meno durante tutto l’anno, ma per avere un risultato sicuro è meglio seguire la “regola dei mesi con la R”. Questa regola contadina, che ho imparato da mia nonna, la mia prima maestra di agronomia, è molto seria. Basta del resto guardare il calendario per accorgersi che questa norma esclude solo gennaio, troppo

La propaggine.

freddo, e maggio, giugno, luglio e agosto, troppo caldi. Propaggine e margotta sono più sicure e difficilmente seccano, ma consiglio comunque di seguire la stessa regola.

Le piante riprodotte con questi metodi, però, non sempre sono forti. Questo vale soprattutto per le varietà moderne. Spesso si rivelano più sensibili alle malattie. I vivaisti hanno da sempre ovviato a questo inconveniente riproducendo le rose tramite innesto.

L’innesto consiste nel prelevare una porzione di una varietà di rosa (un rametto giovane, una singola gemma), detto “marza” per innestarla, appunto, su una pianta, detta “portainnesto”, che fornirà le radici. Solitamente le rose si innestano sulla Rosa canina o sulla Rosa laxa, due specie selvatiche assai forti. Le varietà più piccole, o le piante per la coltivazione in vaso, possono essere innestate su Rosa multiflora.

Il portainnesto deve essere una pianta sana e in vegetazione, riprodotta da seme o talea, di un paio di anni d’età.

Per le rose si usa soprattutto l’innesto a gemma. Prelevate una gemma dalla parte mediana, ben lignificata, di un ramo della varietà che volete riprodurre. Dovrete prelevarla con uno scudetto di legno e corteccia, partendo da un centimetro circa sopra la gemma fino a un centimetro e mezzo sotto la gemma stessa. Usate un coltello molto affilato perché la nettezza del taglio è molto importante.

La margotta.

Una volta asportato lo scudetto, praticate un taglio a T sul portainnesto lungo circa due centimetri e mezzo e largo abbastanza da far entrare agevolmente lo scudetto. Sollevate i lembi di corteccia della T e introducete lo scudetto facendo attenzione che la gemma sia ben dentro il taglio. Infine, asportate la punta in alto dello scudetto e legate saldamente con della rafia. Potete anche sigillare con del mastice, ma non è strettamente necessario vista la rapidità di attecchimento.

Il punto di innesto può essere la base del portainnesto, per le rose HT e a cespuglio o a una certa altezza del fusto per la coltivazione ad alberello.

Il periodo migliore per effettuare questo tipo di innesto è l’estate, da giugno e settembre. Fate attenzione che la rosa sia in fase vegetativa e non sia sofferente a causa della siccità. Per sicurezza bagnatela abbondantemente nei giorni precedenti al prelievo dello scudetto. Se i tessuti sono disidratati lo scudetto non si stacca bene e rischia di non attecchire.

Una volta attecchito l’innesto (ci vorrà un mese o poco più) potrete rimuovere la rafia. Se usate la rafia naturale potete anche non rimuoverla perché si decomporrà da sola. Se invece usate quella sintetica ricordatevi di toglierla o strozzerà la pianta. A febbraio-marzo, potate la pianta tagliando tutto ciò che sta sopra la gemma innestata.

Enrico Proserpio

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