L’oidio, la ticchiolatura e la bolla

Tra i vari problemi che le nostre piante possono avere troviamo alcune malattie fungine particolarmente diffuse. In questo articolo affronteremo tre

Oidio su foglie di Salvia officinalis

patologie che si curano in modo simile: oidio, ticchiolatura e bolla.

L’oidio, detto anche “mal bianco”, “albugine” o “nebbia”, è provocato da funghi ectoparassiti (solo poche specie sono anche endoparassite) che “pungono” le foglie delle piante e si nutrono della linfa. La malattia è facilmente rilevabile a causa del micelio del fungo, il quale, crescendo sulla pagina fogliare, forma una patina bianca sulla foglia. Le foglie (o giovani rami e fiori) attaccate crescono spesso deformi e contorte. L’oidio attacca una grande quantità di piante, di diverse famiglie. Lo si trova facilmente sulle rose, sulle querce, sulla vite, sul lauro ceraso e su molte altre specie. Tra le aromatiche che usiamo in cucina, poi, Salvia officinalis è particolarmente prona a questa malattia.

Oidio su Euonimus spp.

La ticchiolatura provoca danni al fogliame di diverse specie. Il primo sintomo è la comparsa su foglie e frutti di macchie necrotiche tonde di colore nero. La foglia quindi ingiallisce e cade. Negli attacchi più virulenti la pianta può perdere gran parte delle foglie. La malattia attacca spessissimo le rose, ma anche il melo, il pero, il ciliegio, il nespolo. A livello agricolo può creare danni economici a causa dell’effetto sui frutti. La ticchiolatura produce macchie sulla buccia, rendendo il frutto invendibile o comunque di seconda scelta.

La bolla è così chiamata per l’aspetto bolloso che assumono le foglie attaccate. Le piante infettate possono subire anche danni gravi, a causa della deformazione delle foglie e dei giovani rami. Anche la bolla attacca diverse specie. L’ho vista spesso sul bosso, al quale non produce danni gravi, ma solo una

Ticchiolatura su foglia di Rosa spp.

piccola deformazione delle foglie, e sul pesco che risulta essere molto sensibile. Proprio sul pesco la malattia, se non curata, può portare anche alla morte della pianta.

Queste tre patologie sono provocate da un alto tasso di umidità soprattutto se unito a temperature alte. Per prevenirle, quindi, cerchiamo di non bagnare le foglie quando annaffiamo e posizioniamo i nostri vasi, se possibile, in zone protette dalla pioggia. Si possono inoltre disinfettare le piante in inverno prima che vegetino con solfato di rame o poltiglia bordolese.

Se la prevenzione non basta, possiamo curare le nostre piante con vari prodotti (catalogati come antioidici). Ne esistono di copertura, come il già citato solfato di rame e lo zolfo, e di sistemici. Tra questi ultimi, molto più funzionali e semplici da usare, mi sono sempre trovato bene con quelli a base di penconazolo. I prodotti sistemici sono preferibili per la loro capacità di giungere a tutte le parti della

Bolla su foglia di pesco.

pianta, risolvendo il problema in modo più completo. Il penconazolo ha inoltre un intervallo di carenza breve che lo rende adatto all’uso sulle piante alimentari. Se lo usate sulla salvia, per fare un esempio, dovrete attendere solo una decina di giorni prima di utilizzare le foglie in cucina. Dall’altra parte, i prodotti di copertura funzionano per un periodo più lungo. Scegliete dunque in base alle esigenze che avete.

Se invece non volete usare prodotti chimici, potete tranquillamente usare metodi biologici. Molto usati sono il decotto di equiseto e il macerato d’aglio.

Il decotto di equiseto si prepara mettendo un chilo di foglie fresche (o duecento grammi di foglie secche) di Equisetum arvense o “coda cavallina” in dieci litri d’acqua. Dopo averle lasciate in acqua a macerare per ventiquattro ore, fate bollire lentamente per una mezz’ora e lasciate raffreddare. Il prodotto si usa diluendolo in acqua in ragione di una parte di decotto per quattro o cinque parti di acqua. Si irrora sulla parte aerea della pianta, avendo l’accortezza

Equisetum arvense.

di bagnare bene tutta la pianta, comprese le pagine inferiori delle foglie. Si può anche dare con l’acqua di irrigazione, per disinfettare anche il terreno. L’equiseto contiene sali solforici e silice, sostanze che agiscono sui funghi. È ideale da usare in via preventiva. Se la malattia è già presente, questo prodotto la tiene sotto controllo, ma difficilmente riuscirà a debellarla.

Un altro rimedio biologico è il macerato d’aglio. Si prepara prendendo una testa di Allium sativum, il comune aglio da cucina, e mettendola, dopo averla tagliata a pezzetti o triturata, in dieci litri d’acqua. Si lascerà riposare il tutto per qualche ora e si userà poi il prodotto per irrorare la parte aerea della pianta. Come per l’equiseto, anche questo prodotto può essere dato con l’acqua di irrigazione. Il macerato d’aglio è molto funzionale e può essere utilizzato per curare efficacemente piante malate. Una sola controindicazione: questo prodotto puzza abbastanza e può dar problemi con i vicini, soprattutto se si abita in condominio. La puzza dura comunque poco tempo.

Infine, esistono prodotti biologici in commercio a base di Bacillus amyloliquefaciens, un battere che va a occupare lo spazio che potrebbe essere occupato dai patogeni, prevenendone l’insorgenza. Anche questo prodotto va usato in via preventiva.

Enrico Proserpio

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