El Menelik, poesia di Luciano Beretta

Il Negus Menelik II.

Il gatto della portinaia sta male, si contorce, si lamenta. I condomini lo sentono e, preoccupati, si mettono a discutere sul da farsi. Ma non sono tutti d’accordo: chi vuole fargli un clistere, chi una tisana, chi non vuole aiutarlo. E scatta la lite, con tanto di insulti.

Questo, in sintesi, l’argomento della poesia “El Menelik” di Luciato Beretta (trovate l’intero testo con traduzione a questo link), un testo dal sapore comico che ci offre un piccolo e colorito spaccato di vita milanese.

Prima di parlare dell’autore, un paio di curiosità sul testo. Partiamo dal nome del gatto. Menelik II (1844 – 1913) fu re di Abissinia e fu lui ad affrontare i tentativi di conquista italiana verso la fine del XIX secolo. Celebre è la sconfitta che le sue truppe inflissero all’esercito italiano nella battaglia di Adua, il 1 marzo 1896. Il suo nome, reso celebre dalla storia, è entrato nell’uso comune milanese e lombardo. I nostri vecchi lo usavano per apostrofare bonariamente i bambini (“fa no el Menelik”)con il significato di “sciocco”. L’autore si rifà invece all’abitudine (diffusa) di dare il nome di Menelik ai gatti, soprattutto se neri.

Dalle colonie, del resto, di parole ne sono arrivate anche altre. Ricordiamo il termine “ras”, che in amarico (la lingua ufficiale dell’Etiopia) significa “capo” e che indicava i nobili, i feudatari abissini. Nei dialetti lombardi sta a indicare i capetti di quartiere, soprattutto in riferimento a una certa malavita locale. Ne troviamo un esempio nella canzone “El gir del mond” (cantata dai Gufi) dove si parla del “ras della Bovisa”. Un altro termine ereditato dalle colonie e molto usato è “ambaradan”, che significa guazzabuglio, insieme di cose. Il termine deriva dal nome di un massiccio montuoso etiope, l’Amba Aradam, dove fu combattuta una sanguinosa battaglia.

Oltre ad alcuni termini di uso comune, anche alcuni nomi propri derivano da quella esperienza storica. Nomi come “Adua”, “Afra” o “Asmara” furono di moda nella prima metà del XX secolo. E proprio nel testo della poesia ne troviamo un esempio. Alla fine una delle donne cita, per offendere l’altra, “Adua e le compagne”, di Antonio Pietrangeli, film del 1960 che narra la storia di un gruppo di prostitute che cercano di rifarsi una vita dopo la chiusura delle case di tolleranza voluta dalla senatrice Angelina Merlin.

Veniamo all’autore. Luciano Beretta (1928 – 1994) nasce a Caprino Veronese in una famiglia di modeste condizioni: la madre, Maria, è sarta e il

La targa sulla casa dove ha vissuto l’autore.

padre, Angelo, autista. Diplomato ragioniere, decide però di dedicarsi alla carriera artistica e si dà al teatro, lavorando come cantante, ballerino e scenografo, divenendo primo ballerino della Scala. Nel frattempo scrive canzoni che riscuotono un certo successo. Nel 1956 con la canzone “La colpa fu” partecipa al festival di San Remo. È però col testo di “Teddy girl” che inizia la sua collaborazione forse più importante: quella con Adriano Celentano. Per lui scriverà diverse canzoni come “Il sarto” o la celeberrima “La coppia più bella del mondo”.

Oltre alle canzoni il Beretta ha scritto fiabe per bambini e una “Vita di Gesù”. Ha inoltre pubblicato degli album come cantante tra cui “Lo zoo si diverte” per la casa discografica “Clan Celentano” e “C’era tutta Milano” per “Ariston records”.

Nel video qui sotto, “El Menelik” recitata da Stefania Gallelli.

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