Sodomia e onanismo: storia di due fraintendimenti

Questo articolo è stato scritto per il secondo numero della pubblicazione “Il Simposio”. Lo ripropongo qui perché si tratta di un argomento sempre attuale e non legato a fatti contingenti e momentanei.

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Il Simposio. Oltre l’arcobaleno

Sodomia e onanismo: storia di due fraintendimenti

L’interpretazione delle Sacre Scritture non è cosa semplice e dà spesso adito a diatribe sul reale significato di un passo o di un versetto. Anche il metodo interpretativo, il modo con cui si guarda al testo, è cambiato molto di epoca in epoca: dall’interpretazione letterale si è passati a quella simbolica e allegorica e, infine, all’approccio storicistico. Proprio perché nulla è certo nell’interpretazione delle scritture credo sia opportuno ripassare i brani che in qualche modo influenzano la morale riguardo le tematiche GLBT. Che si sia o meno credenti, la morale, cristiana in generale e cattolico-romana in particolare, influenza la nostra vita e ci nega diritti e dignità. Ecco perché ritengo utile per tutti una riflessione sul messaggio biblico riguardo la morale. Solo così potremo combattere il pregiudizio di certi credenti con i loro stessi mezzi, sul loro stesso campo di battaglia. Al pregiudizio non bisogna dare tregua. Va sconfitto e stanato ovunque si annidi.

Buona lettura.

Sodomia

Per “sodomia” si intende l’atto di penetrazione anale. Spesso tale termine viene usato come sinonimo di “omosessualità” o di “sesso omosessuale”, soprattutto con riferimento all’omosessualità maschile. Si tratta di un uso errato. Anche le coppie eterosessuali infatti possono compiere sodomia.

Il termine viene dalla Bibbia, in particolare dal Genesi, dove si narra l’episodio della distruzione della città di Sodoma:

I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada.» Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza.» Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!» Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, disse: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto.» Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!» E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. Allora dall’interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente; quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.

Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli.» […]

Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.1

Il passo non è chiaro come molti vorrebbero far credere. Il fatto che il peccato di Sodoma sia il sesso anale è cosa dubbia. Ancor più lo è il riferimento

Il rogo per sodomia del cavaliere di Hohenberg e del suo servo sotto le mura di Zurigo, 1482.

all’omosessualità. Certo, gli abitanti di Sodoma vogliono abusare degli ospiti di Lot, che essi vedono come uomini. Questo è ciò che ha fatto pensare alla condanna del rapporto sessuale tra uomini. A mio parere però non basta il fatto che i tre siano maschi a giustificare tale visione. Il contesto infatti è assai particolare. Non si parla di un “normale” rapporto tra uomini, ma di un tentativo di abuso. Possiamo dunque spostare l’attenzione dal fatto che si tratti di uomini al fatto che gli abitanti di Sodoma vogliano abusare di loro. È dunque la violenza, l’abuso, lo stupro ad essere condannato. Vero è che Lot offre le proprie figlie, e potrebbe quindi sembrare che lo stupro non sia condannato. Bisogna però considerare che la donna non godeva della dignità dell’uomo e che era ritenuta pari a un oggetto nelle mani del padre o del marito. Possiamo dunque lecitamente pensare che sia una condanna rivolta all’abuso su uomini, ritenuti degni di rispetto.

Inoltre dobbiamo considerare che molte civiltà antiche (e anche attuali) come l’antica Grecia o gli Ebrei dei tempi biblici, ritenevano l’ospitalità una cosa sacra a Dio (o agli dei). L’ospite era dunque inviolabile e sacro, al punto tale che abusarne e fargli violenza poteva essere ritenuto un “peccato che grida vendetta al Cielo”, al pari dell’omicidio. Tale interpretazione è suffragata anche da un passo del libro dei Giudici dove un levita2 viene ospitato durante un viaggio insieme alla sua concubina:

Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero. Mentre aprivano il cuore alla gioia ecco gli uomini della città, gente iniqua, circondarono la casa, bussando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: «Fa uscire quell’uomo che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui.» Il padrone di casa uscì e disse loro: «No, fratelli miei, non fate una cattiva azione; dal momento che quest’uomo è venuto in casa mia, non dovete commettere questa infamia! Ecco mia figlia che è vergine, io ve la condurrò fuori, abusatene e fatele quello che vi pare; ma non commettete contro quell’uomo una simile infamia.» Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro. Essi la presero e abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare allo spuntar dell’alba.3

La donna muore per gli abusi e il levita prega Dio di vendicare il torto fatto. E Dio fa morire i violentatori.

In questo passo è una donna a essere abusata. La donna è violentata e uccisa e Dio vendica questo atto. Ma non vendica la donna, bensì il torto fatto al levita, padrone della donna stessa. È la mancanza di rispetto verso l’ospite, e il tentativo di abuso su un uomo, a scatenare l’ira del Signore.

La connessione tra il passo del levita e quello di Sodoma è chiara a chiunque perda qualche minuto a leggerli. Lo schema è molto simile. In entrambi il padrone offre la figlia (o le figlie nel caso di Lot) in cambio dell’ospite, in entrambi si chiede di non commettere l’infamia poiché la persona è “venuta in casa mia” divenendo così un ospite, sacro a Dio.

Diventa quindi difficile continuare a sostenere che il peccato di Sodoma sia il sesso anale. Tale interpretazione, tra l’altro, pare essere relativamente tarda. Se già al tempo di Cristo, infatti, si dava al termine Sodomia una connotazione sessuale (Paolo la usa in tal senso), lo stesso non vale per i libri dei profeti. Sodoma è infatti citata da Geremia in una sua invettiva contro i falsi profeti. Da essa sembra che il peccato di Sodoma sia la violenza, la violazione della legge, il tradimento, la falsità:

Ma tra i profeti di Gerusalemme

ho visto cose nefande:

commettono adulteri e praticano la menzogna,

danno mano ai malfattori,

sì che nessuno si converte dalla sua malvagità;

per me sono tutti come Sodoma

e i suoi abitanti come Gomorra.4

Per Geremia, quindi, Sodoma è rappresentazione della prevaricazione di ogni legge, della mancanza di morale, dell’iniquità. Non c’è però riferimento al tema dei rapporti sessuali “contro natura”. Così come non lo si trova nell’invettiva di Ezechiele contro Gerusalemme, dove Sodoma è accusata di orgoglio e usata come monito a Gerusalemme. Ezechiele riporta la stessa visione di Geremia con termini diversi. È l’orgoglio, il ritenersi grandi, che porta gli uomini a disprezzare la legge e a perdere il timore di Dio. E aggiunge il disprezzo per il povero e il bisognoso. Ecco cosa dice Ezechiele:

Ecco, ogni esperto di proverbi dovrà dire questo proverbio a tuo riguardo [di Gerusalemme, nda]: quale la madre, tale la figlia. Tu sei la degna figlia di tua madre, che ha abbandonato il marito e i suoi figli: tu sei sorella delle tue sorelle, che hanno abbandonato il marito e i loro figli. Vostra madre era una Hittita e vostro padre un Amoreo. Tua sorella maggiore è Samaria, che con le sue figlie abita alla tua sinistra; tua sorella più piccola è Sodoma, che con le sue figlie abita alla tua destra. Tu non soltanto hai seguito la loro condotta e agito secondo i loro costumi abominevoli, ma come se ciò fosse stato troppo poco, ti sei comportata peggio di loro in tutta la tua condotta. Per la mia vita – dice il Signore Dio – tua sorella Sodoma e le sue figlie non fecero quanto hai fatto tu e le tue figlie! Ecco, questa fu l’iniquità di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlie avevano superbia, ingordigia, ozio indolente, ma non stesero la mano al povero e all’indigente: insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me: io le vidi e le eliminai.5

Alla luce di tutto ciò, mi sento a mio agio nel dire che nel passo di Sodoma non c’è alcuna condanna dell’omosessualità, o di una pratica sessuale. Sodoma viene distrutta per la sua superbia, per il suo orgoglio che la porta a violare la legge, a voler abusare di persone che, come ospiti, sono sacre al Signore. Questo punto è particolarmente importante. Il peccato di “sodomia” è infatti uno dei quattro “peccati che gridano vendetta al Cielo”. Gli altri sono l’omicidio volontario, l’oppressione dei poveri, la negazione della giusta mercede del lavoro svolto. Nell’attuale dottrina cattolica il peccato di sodomia non è più indicato con questo termine (forse ritenuto démodé). Viene descritto come “peccato impuro contro natura”. E così facendo si compiono due inesattezze. Il tema dell’impurità infatti è, nella Bibbia, assai vasto. Molte sono le cose che rendono impuri: dal giacere nello stesso letto di una donna mestruata al mangiare gamberi, dal mischiare latte e carne, all’indossare vestiti di materiale misto. Il rapporto omosessuale è solo una di queste cose. Ce lo dice il Levitico, libro in cui si trova il più celebre accenno alla questione omosessuale6:

Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.7

Inoltre il fatto di non accennare più alla sodomia distacca questo precetto dal passo biblico di Sodoma. Si potrebbe dunque pensare che la reinterpretazione del passo stesso non abbia conseguenze sulla dottrina riguardante i peccati che gridano vendetta al cielo. E questo è falso. Sembra quasi che questa nuova formulazione, più elegante e neutra, sia stata fatta per tutelare la dottrina dallo smascheramento dell’errore interpretativo. E ciò sarebbe, davvero, un abominio!

Onanismo

L’onanismo è questione meno dibattuta della sodomia. Forse perché non è un tema così importante da un punto di vista politico o forse perché, in fondo, oggi non desta più molto scandalo.

Per onanismo si intende l’autoerotismo, la masturbazione8. Eppure il passo di Onan parla di tutt’altro. Leggiamolo:

Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava Tamar. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan: «unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità al fratello.» Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui9.

Un cartello di una chiesa americana che recita: “toccarsi vale un’eternità all’inferno?”

È chiaro dal passo del Genesi che non si tratta di masturbazione. Onan compie infatti il coitus interruptus e non l’autoerotismo10. Inoltre mi sembra sia chiaro che il peccato di Onan, la colpa che lo rende non gradito al Signore non è questo, ma il rifiuto di dare un figlio al fratello defunto. Secondo l’antica legge del levirato, infatti, quando un uomo moriva, la moglie di costui passava al fratello o a un parente stretto. Se il defunto non aveva lasciato figli maschi, il primo maschio nato dalla vedova e dal nuovo marito veniva riconosciuto come figlio del defunto e ne portava avanti il nome e la stirpe. Questa legge, che oggi ci può sembrare assurda, aveva un senso profondo in una società pastorale nomade come quella degli ebrei dei tempi del Genesi. Tali società si basano sul clan e sulle stirpi e la fine di una linea di discendenza crea squilibri all’interno del gruppo.

Onan rifiuta di rispettare tale legge. Non vuole un figlio che non sia riconosciuto come suo e per questo motivo fa di tutto per evitare di ingravidare la nuova moglie. Il suo peccato, dunque, è il mancato rispetto del levirato e non il coitus interruptus in sé.

Purtroppo però una certa teologia sessuofoba, di matrice forse più stoica che prettamente ebraica o cristiana, ha voluto vedere nella dispersione del seme il punto cardine della vicenda di Onan. Per la visione stoica il piacere è nemico della virtù e va rifuggito. L’unico sesso lecito è dunque quello che porta alla riproduzione, cosa utile alla società che così si perpetua. Questa visione, originaria della filosofia greca e tipica del tardo paganesimo romano, venne assorbita dal nascente cristianesimo che, con due millenni di ritardo, comincia ora a liberarsi da questo atteggiamento di condanna del piacere e della gioia11.

Ma è davvero importante oggi la questione dell’onanismo? Purtroppo sì. La condanna religiosa ha influenzato anche il dato scientifico a riguardo.

Un’immagine del “Livre sans titre”.

Nonostante l’illuminismo del XVIII secolo fosse in aperta polemica con la religione e la chiesa, non riuscì a liberarsi di duemila anni di false credenze e di pregiudizi. Gli scienziati di quel periodo e del XIX secolo tradussero gli atti “immorali” della religione in “malattie psichiatriche”. La “normalità” divenne una sorta di nuova religione che dettava il giusto modello, quello ritenibile “sano”. Ciò che era minoritario o immorale (l’omosessualità, per esempio) divenne malattia e devianza. E la sessualità venne ridotta all’atto della penetrazione vaginale e poco più. Il resto era degenerazione, nevrosi, malattia. Vittime di questa tendenza furono le categorie oppresse come gli omosessuali e le donne. Alle donne, addirittura, si negava la possibilità di provare piacere. Una donna che dichiarasse di provare piacere nel sesso era ritenuta pazza, nevrotica. In questi casi si arrivava a consigliare interventi anche radicali, come l’escissione del clitoride. Lo stesso Sigmund Freud la consigliava per quelle donne che mantenevano una tendenza clitoridea, invece che vaginale, anche in età adulta.

L’uomo eterosessuale era il padrone della società, ma nemmeno lui era esente dalla censura. Per lui la condanna riguardava la masturbazione. E se un uomo adulto sfugge al problema perché la masturbazione è cosa solitaria e privata e, quindi, segreta, il bambino, per la sua ingenuità e il maggior controllo che subisce, cade vittima del sistema.

Il XIX secolo fu un periodo di fervida immaginazione nell’inventare mezzi per evitare la masturbazione. Cinture di tutte le fogge e i materiali furono create per impedire ai ragazzini di “toccarsi”. Questi indumenti erano veri e propri mezzi di tortura per chi era obbligato a farne uso. Al disagio fisico si aggiungeva la derisione da parte degli altri. Non era facile, infatti, nascondere l’ingombro di simili aggeggi.

In ambito medico e psichiatrico fu poi un florilegio di testi e trattati contro l’onanismo dove si descrivevano conseguenze terribili della masturbazione. Si diceva che essa, se troppo frequente, poteva provocare debolezza, deperimento, malessere e perfino cecità e cancrene. Nella prima metà del secolo troviamo testi come “Le livre sans titre12” che, addirittura, evita di citare la “terribile pratica” nel titolo, o il “Conseils sur les moyens de corriger les jeunes détenus de l’habitude de l’onanisme13”. Nel secondo l’autore consigliava l’uso del primo come deterrente. Egli diceva infatti che benché il testo di “Le livre sans titre” fosse mediocre, le immagini potevano essere di grande aiuto. Questo libro è infatti corredato da un’abbondante galleria di disegni ben fatti e curati che descrivono il lento ed inesorabile decadimento fisico dell’onanista, che da ragazzo aitante, bello e di belle speranze, diviene emaciato, debole, infermo, fino a morire, diciassettenne, tra orribili tormenti. Le immagini servono a creare la paura, il terrore per la rovina fisica e per la malattia. L’onanista sembra un appestato, un uomo distrutto da un morbo terribile e inguaribile. E proprio per questo motivo era ritenuto adatto alla correzione dei giovani detenuti. Insomma, non bastava richiuderli e privarli della libertà. Si voleva negar loro anche l’ultimo piacere rimasto!

Oltre ai testi nacquero diversi musei dove i danni della masturbazione venivano raffigurati con realistiche statue di cera. Tutti potevano così vedere e “comprendere”. Mentre i testi erano destinati solo alla parte colta della popolazione, i musei e le statue potevano essere visti da tutto il popolo. Si trattava di un tentativo di educazione delle masse secondo i principi di una scienza che si credeva oggettiva, ma che si basava solo su pregiudizi. La propaganda funzionò. Basti pensare ai detti delle nostre nonne che per dissuadere i figli dalla masturbazione li apostrofavano dicendo “se ti tocchi ti vengono i brufoli” o “se ti tocchi diventi cieco”. Detti che ancor oggi resistono.

E come se non bastasse la repressione della masturbazione volontaria, si infieriva anche sulle polluzioni notturne, ovvie e naturali conseguenze della mancanza di eiaculazioni. Si giunse alla creazione di apparecchi che davano una scossa elettrica al ragazzo che li indossava in caso di erezione notturna durante il sonno. Una cosa decisamente sadica e insensata.

Oggi queste cose potrebbero indurre al sorriso. Eppure esistono ancora persone che credono in queste fandonie e applicano i mezzi contro la masturbazione ai loro figli. Negli USA soprattutto, diverse chiese cristiane estremiste (evangelisti, pentecostali…) ancora predicano la dannosità della masturbazione e la necessità di impedire con ogni mezzo a bambini e ragazzini di praticarla. I danni psicologici che questi subiscono sono cosa nota.

Onanismo” e “sodomia” non sono, per la mentalità dei fanatici, cose disgiunte. Fino a non molto tempo fa (anni settanta) si riteneva che l’esagerata pratica masturbatoria portasse all’omosessualità. Del resto è comprensibile che, per un tipo di pensiero che ritiene “malato” tutto ciò che è immorale per la massa, una “devianza” portasse all’altra, in una sorta di piano inclinato verso l’inferno.

Insomma, ancora oggi continuano le torture a giovani innocenti a causa di pregiudizi indegni e ingiustificati. Il fanatismo e l’ignoranza sembrano essere due bestie in ottima salute e assai difficili da sconfiggere. Per questo ho ritenuto fosse cosa buona chiarire alcuni punti, alcuni malintesi millenari che ancora continuano a creare sofferenza e morte. Non ho parlato dei tentativi di “cura” dell’omosessualità ancora praticati con vari mezzi. Si va da “corsi” riparativi che mischiano religione e pseudo-psicologia a vere e proprie “terapie d’urto”. Anni fa negli USA un ragazzo, figlio di un pastore evangelista, fu torturato dal padre che voleva guarirlo. Il pastore legò il figlio alla sedia e gli mostrò diverse foto e video pornografici a tematica gay. Mentre il ragazzo guardava, il padre gli infilava schegge sotto le unghie. Secondo questo sadico fanatico il ragazzo, collegando scene di sesso gay al dolore, sarebbe diventato eterosessuale. Questo caso finì bene. Il ragazzo se ne andò di casa e si fece una sua vita. Molti altri casi però finiscono molto peggio, con violenze continue (fisiche e psicologiche) o con la morte. Questo tema però è più conosciuto di quello della masturbazione. Per questo ho deciso di dare spazio alla repressione dell’onanismo e di lasciare la repressione dell’omosessualità per altri articoli.

Enrico Proserpio

1Genesi, capitolo 19, versetti 1 – 13 e 23 – 25, Bibbia di Gerusalemme, traduzione italiana 2002, Edizioni Dehoniane Bologna.

2I leviti, o membri della tribù di Levi, erano destinati per nascita al servizio al Tempio e per questo godevano di particolare rispetto.

3Giudici, capitolo 19, versetti 21 – 25, Bibbia di Gerusalemme, traduzione italiana 2002, Edizioni Dehoniane Bologna.

4Geremia, capitolo 23, versetto 14, Bibbia di Gerusalemme, traduzione italiana 2002, Edizioni Dehoniane Bologna.

5Ezechiele, capitolo 16, versetti 44 – 50, Bibbia di Gerusalemme, traduzione italiana 2002, Edizioni Dehoniane Bologna.

6Anche l’interpretazione di questo passo non è così scontata. Sempre più teologi lo interpretano come condanna della prostituzione maschile e non dell’Omosessualità tout court.

7Levitico, capitolo 20, versetto 13, Bibbia di Gerusalemme, traduzione italiana 2002, Edizioni Dehoniane Bologna. Si noti che al condanna riguarda solo l’omosessualità maschile. Di quella femminile la Bibbia non tratta mai.

8Come per l’omosessualità, anche per l’onanismo la dottrina si riferisce alla masturbazione maschile.

9Genesi, capitolo 38, versetti 6 – 10 Bibbia di Gerusalemme, traduzione italiana 2002, Edizioni Dehoniane Bologna.

10Anche il coitus interruptus viene, a volte, definito onanismo nonostante solitamente si intenda la masturbazione.

11Anche se la Chiesa Cattolica Apostolica Romana e parecchie altre chiese più o meno fanatiche continuano nella loro condanna della “libidine”, altre chiese hanno un atteggiamento aperto e più sereno sull’argomento.

12“Il libro senza titolo”, Parigi 1830

13“Consigli sui mezzi per correggere i giovani detenuti dall’abitudine dell’onanismo”, testo della prima metà del XIX secolo scritto da un amministratore penitenziario.

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