Unisex, ovvero come ti costruisco un complotto

Ho scritto questo articolo per “Il Simposio” pubblicazione sulle tematiche lgbt, nel numero intitolato “Complotto”. Lo ripropongo qui ora. Chi voglia acquistare l’intera pubblicazione può trovarla cliccando qui.

Cari lettori, nell’ultimo numero di questa pubblicazione ho citato alcune idee dei complottisti omofobi che farneticano di presunte lobby gay, le quali vorrebbero imporre il pensiero “omosessualista” a tutti e corrompere la gente. In questo numero, quindi, ho deciso di proseguire il discorso scrivendo una lezione di complottismo per capire come si possa costruire una teoria del complotto degna di tale titolo e capace di conquistare il pubblico. Per farlo ho pensato di basarmi, come esempio, sul libro “Unisex, la creazione dell’uomo senza identità” di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta.

Gli autori del resto sono persone di un certo livello. La Perucchietti è una storica delle religioni, comparsa anche in trasmissioni di “grande spessore culturale”, come “Mistero” e attiva autrice nel campo del complottismo. Gianluca Marletta, laureato in storia medievale e in scienze religiose, è anche lui fecondo autore nel campo delle cospirazioni e persona vicina alle famigerate “sentinelle in piedi”.

Ma cominciamo pure la nostra lezione.

Come si costruisce una teoria del complotto

Per poter creare una teoria efficace e “credibile” è necessario tener bene presenti alcuni elementi e alcune tecniche. Ecco alcuni accorgimenti essenziali:

  • mischiare fatti reali con elementi di fantasia

  • attribuire disgrazie, negatività e altre realtà a un complotto razionalmente ordito

  • falsificare la realtà banalizzando, semplificando e travisando la stessa

  • descrivere un oscuro fine a cui il complotto vorrebbe giungere

La prima cosa, la più importante, è però un’altra: individuare un “nemico comune” che voglia farci del male, che voglia dominare il mondo e mutarlo per i suoi propri scopi. E questo nemico pubblico deve essere potente (o deve passare per tale) perché, se non lo fosse, non sarebbe pericoloso e l’allarme non avrebbe senso.

Cominciamo dunque da questo punto.

Il nemico comune, ovvero il corrotto omosessualista

Secondo gli autori di Unisex sarebbe in corso una campagna di demolizione dell’identità umana, a partire dall’appiattimento di ogni differenza di genere e dall’imposizione della “teoria gender”. E a tessere i fili di queste trame sarebbero i movimenti omosessualisti. Sia chiaro, non tutti gli omosessuali fanno parte del complotto. Il libro lo sostiene e ribadisce più volte. Ci dice Giorgio Gustavo Rosso, co-editore di Arianna Editrice, nella sua prefazione, che non sono gli omosessuali sotto attacco, ma l’ideologia gender e la cospirazione omosessualista:

Lo dicono gli Autori e lo ribadisco: nessuno intende esprimere giudizi o valutazioni sulle scelte personali; a venire messa in discussione, qui, è l’intenzione di proporre l’omosessualità (e la pedofilia) come modello ottimale e preferibile per le prossime generazioni umane.1

Insomma, finché l’omosessualità rimane una “scelta personale” vissuta tra le pareti di casa, tutto va bene. Ma non si provino, questi pervertiti, a rivendicare diritti! E il concetto viene sottolineato anche da Eduardo Zarelli nella sua introduzione dai toni boriosi e dal linguaggio inutilmente barocco:

La difformità dalla norma naturale, quando c’è, va accolta con il rispetto dovuto alla scelta individuale e al travaglio della prova interiore, non certo la sua legittimazione nell’ordine sociale che si fonda sul rito e sulla compiutezza della forma sulla materia.2

E prosegue con deliri sulla “heideggeriana notte del mondo” e altre simili fanfaluche. L’omosessualità sarebbe dunque una scelta e un travaglio interiore, una sorta di terribile tentazione che fa soffrire le persone che incappano in essa. Se non fosse una scelta non si potrebbe pensare di condurre gli altri verso di essa e tutto il discorso del complotto cadrebbe.

L’accento, comunque, viene posto sull’attivismo e non sull’omosessualità tout court. Del resto dire che tutti gli omosessuali sono parte del complotto sarebbe ben poco credibile. Ecco quindi che si crea il concetto di “omosessualismo militante” e lo si usa per attaccare gli attivisti lgbt. Perché, per gli autori del libro e i loro estimatori, il solo fatto di chiedere rispetto e diritti significa voler imporre a tutti la visione omosessualista e corrotta del mondo. E volere delle tutele contro l’omofobia significa voler censurare e negare la libertà di pensiero e di espressione, come se insultare le persone, negare loro i diritti e magari anche manganellarle fosse un diritto! Ecco un altro assaggio:

…la recente legge sull’omofobia3 – la quale si inserisce nella più ampia legge Mancino, che punisce l’istigazione all’odio razziale, l’antisemitismo e la xenofobia – rischia di divenire un’arma a doppio taglio, che da un lato tutela le minoranze e dall’altro limita la libertà di pensiero, legittimando l’intolleranza degli omosessuali di chiunque non condivida le loro richieste.4

Insomma, gli intolleranti sarebbero gli omosessuali, che si permettono addirittura di dissentire con chi vuole negare loro i diritti e magari osano pure protestare quando vengono malmenati!

C’è però un problema. Gli omosessuali sono una minoranza e gli attivisti lo sono ancor di più. Come possono quindi avere il potere di imporre il loro “omosessualismo” a tutti? Capirete che perché la cosa sia credibile ci vuole qualcuno di veramente potente. Ed ecco che in aiuto degli autori vengono i “poteri forti”, multinazionali e stati a loro asserviti, che sosterrebbero la campagna omosessualista e la teoria del gender per creare un uomo neutro, senza identità e senza differenze, da plasmare e rendere servo del sistema economico. Un grande classico che tocca la sensibilità di molti anticapitalisti o presunti tali.

E ovviamente non può mancare un accenno razzista, seppur piccolo e solo accennato. Secondo gli autori, infatti, la rivista Playboy sarebbe uno strumento per divulgare la teoria gender. E sapete chi ci sarebbe dietro? Lasciamo che ce lo dicano loro stessi:

È inoltre da ricordare che lo stesso Heffner5, a testimonianza della potente rete di conoscenze di cui ha sempre goduto, nel 1980 è stato insignito del premio annuale dell’Anti-Defamation-League (la Lega ebraica contro la diffamazione e l’antisemitismo), diretta espressione dell’ala ebraica della massoneria, il B’nai B’rith.6

Come tutti sanno, non c’è complotto degno di questo nome senza “diabolici massoni” e “perfidi giudei”!

La grande arma dei cospiratori: la teoria del gender

Dopo aver creato il nemico pubblico, bisogna attribuirgli un modo di agire e uno scopo. Le lobby economiche, come abbiamo visto, hanno come obiettivo la creazione di un uomo nuovo, senza identità, senza sesso e completamente alienato, un essere adatto a divenire passivo consumatore e lavoratore di buon comando. E per farlo si servono del movimento lgbt, appoggiandolo e finanziandolo in modo da imporre una visione “innaturale” dell’uomo. E svelare ciò è il compito, la missione del libro. Lo dichiarano loro stessi:

Il nostro scopo, pertanto, è quello di cercare di comprendere perché, al giorno d’oggi, si voglia intervenire e rimodellare l’immagine stessa dell’uomo, per imporre una concezione della sessualità ideologica e avulsa da qualunque retaggio “naturale”: un processo, questo, che – come vedremo – nelle sue forme più estreme sembra destinato a sfociare nel modello di un “uomo artificiale”, un vero e proprio Transumanesimo.7

Potrebbe sembrare ridicolo, ma idee simili sono espresse anche da persone influenti e potenti. Ricordiamo che poco tempo fa il cardinal Bagnasco ha dichiarato che la teoria del gender produce un “transumano” privo di identità8. Una dichiarazione pesante, soprattutto considerando da chi viene.

Ma cos’è, in fin dei conti, questa famigerata teoria gender? Potremmo definirla come l’accumulo di tutte le idee che gli omo-transfobici attribuiscono agli attivisti lgbt. Non esiste, infatti, nessuna teoria gender se non nella mente degli oppositori dei diritti civili. Esistono, è vero, diverse scuole di pensiero riguardo le tematiche di genere, ma non una teoria unica e onnicomprensiva. E di certo le teorie esistenti non sostengono ciò che viene loro attribuito dagli omo-transfobici! Eccone un assaggio:

Secondo l’ideologia di genere, tra il maschio e la femmina vi sarebbe un numero indefinito di altri “generi” o “orientamenti sessuali”, che comprenderebbe, tra l’altro, l’omosessualità maschile, il lesbismo, la bisessualità ecc.; generi, che sarebbero “naturali” quanto l’eterosessualità. I sessi, infatti, non sarebbero un’evidenza presente fin dalla nascita – come si è creduto per millenni – ma solo “un modo” con cui la persona percepirebbe se stessa in seguito a condizionamenti genetici o culturali, oppure, secondo altre versioni, per “scelta” compiuta durante il corso della vita. In questo senso, la visione della sessualità diventa “fluida”.9

Come risulta chiaro da questo breve brano, questi signori confondono sesso, genere e orientamento sessuale, una confusione molto utile allo scopo di “dimostrare” il complotto. Alla luce delle reali idee su genere e dintorni (ormai assodate e dimostrate, contrariamente a quel che sostengono questi signori) le loro tesi si sciolgono come neve al sole. Nessuno infatti vuole negare le differenze biologiche tra i sessi. Il genere però non è il sesso. Mentre il sesso è un dato fisico, biologico, il genere è un aspetto mentale, fatto della percezione di sé che ogni persona ha e di tutte quelle stratificazioni psicologiche, culturali, individuali che riguardano questo aspetto. Il genere, quindi, è fortemente connotato dalla cultura che ne determina ruoli e caratteristiche in modo non certo “naturale”. Confondere genere e sesso è scorretto. Come è scorretto attribuire le proprie idee preconcette alla natura. Sappiamo benissimo ormai che l’omosessualità è diffusa in natura. La si è riscontrata in più di mille specie animali. Ma questi dati nel libro sono definiti solo “presunti” come fossero opinioni e non fatti dimostrati, mentre le tesi omo-transfobiche degli autori vengono spacciate come evidenti e “scientifiche”. Peccato che le loro prove non siano esattamente scientifiche. Nell’ultimo brano citato si fa appello a una conoscenza millenaria, come se la durata dimostrasse la veridicità di una tesi. Se così fosse dovremmo credere che la terra sia piatta (come qualche complottista, in effetti, crede), poiché per millenni si è creduto così. Inoltre l’idea che il genere sia legato indissolubilmente al sesso è vecchia di millenni, sì, ma nella nostra società. Altre culture, anche antiche, la pensano diversamente. È il caso degli Inuit, un popolo dell’estremo nord10.

Altra cosa a cui gli autori si appellano è il “buon senso”. Peccato che il “buon senso” o senso comune si sia spesso dimostrato nemico della verità e della scienza. Fu il buon senso a far accusare Galileo, fu il buon senso a far ritenere sciocche le sue scoperte. Dobbiamo infatti ricordare che esso si basa sulle conoscenze, spesso ridotte, dell’uomo medio. Solo l’ignoranza può far credere che il nostro modello comportamentale sia “naturale”. Chiunque abbia un minimo di conoscenza dell’antropologia e dell’etnologia non può che dissentire e notare come la percezione del genere, dei suoi ruoli e delle sue caratteristiche, sia profondamente diversa in luoghi e tempi diversi. Basti pensare che la sensibilità, attribuita dalla cultura italiana alla donna, è ritenuta, nelle società matriarcali, una caratteristica maschile. La diversità tra le culture e la mancanza di un modello di genere comune a tutta l’umanità non ha impedito però a Zarelli di scrivere nell’introduzione l’opposto:

L’Anima, femminile, aggraziata, feconda come la terra, attraente come la luccicanza, accogliente come una madre, sensibile nel dramma, sacra come una donna; l’Animus, maschile come un seme, implacabile come la tragedia, forte come un padre, sicuro come un uomo: sono questi, i principi archetipici insiti nell’essere umano, presenti in ogni cultura e spiritualità, che rappresentano gli elementi della psiche, il calco caratteriale che eroticamente suscita l’attrazione tra il maschile e il femminile per ricomporre l’unità nell’Androgino primordiale.11

Un brano, questo, che non riesce a nascondere, con i paroloni e lo stile esagerato, l’ignoranza o la malafede dell’autore. Sarebbe bastata una breve ricerca su internet, anche senza leggersi dei trattati, per capire che l’idea che tutte le culture abbiano gli stessi fondamenti archetipici è per lo meno surreale. Ma i complottisti non si curano di questi “dettagli”. Il loro è un metodo rigido: i dati che smentiscono le loro tesi vanno accuratamente ignorati o falsati. Nel complottismo non sono le tesi a modificarsi davanti all’evidenza dei fatti. Sono i fatti che si devono adattare alle tesi.

Confusione, ignoranza, falsità, sono ingredienti esplosivi se ben miscelati. E se a leggere è una persona non preparata, si generano odio e violenza.

La mala fede degli autori arriva al punto di ribaltare la realtà cercando di far passare per vittime discriminate gli omofobi e per oppressori le persone glbt. E per farlo non esitano ad alterare i fatti. Si fa riferimento ad alcuni arresti avvenuti in Francia in occasione di manifestazioni contro il matrimonio omosessuale. Non vengono citati con precisione i nomi degli arrestati e le circostanze, il che mi mette qualche dubbio. L’arresto sarebbe scattato, a detta loro, solo perché i manifestanti indossavano una maglietta a favore della famiglia “tradizionale”. Ho cercato notizie a riguardo, ma gli unici che ne parlano sono i siti degli omofobi. La cosa però mi suona strana. Come probabilmente molti di voi ricorderanno, all’indomani dell’approvazione della legge sui matrimoni gay in Francia ci furono manifestazioni e cortei e nessuno li proibì. Perché mai avrebbero dovuto quindi arrestare questi dimostranti? Mi piacerebbe sentire le ragioni dell’arresto da una fonte un po’ più attendibile. Ricordo, per esempio, un caso simile di qualche anno fa. Un certo Nicolas Bernard Buss, un giovane fanatico religioso, si fece passare per perseguitato per le sue idee a causa di un arresto mentre predicava contro le persone omosessuali in centro Parigi. Si scoprì poi che l’arresto non era avvenuto a causa delle idee del giovane, ma perché, non avendo il permesso per manifestare, aveva dato false generalità ai poliziotti che gli avevano chiesto i documenti e aveva tentato la fuga. Gli omofobi però cavalcarono subito il fatto, accusando le autorità di aver arrestato il ragazzo per un reato d’opinione. Il problema è che questa gente crede di essere al di sopra della legge e delle regole e di potersi permettere di fare e dire qualunque cosa.

Omosessualità e pedofilia, accoppiata vincente

Un altro punto su cui gli autori insistono è la presunta volontà dei movimenti glbt (e delle multinazionali loro amiche) di sdoganare la pedofilia. Devo dire che accoppiare l’omosessualità alla pedofilia non è una cosa molto originale. Gli omofobi lo fanno da sempre. Nel libro però questo punto è ribadito più volte, con insistenza. Secondo gli autori, nei perversi scopi degli omosessualisti ci sarebbe il rendere “normale” la pedofilia per poter abusare dei ragazzini a piacimento. Anche su questo punto gli autori attribuiscono al movimento lgbt delle idee di cui non è portatore:

Dunque, poiché sarebbe il bambino stesso – a parere degli ideologi del gender – a cercare il contatto erotico con gli adulti, nulla si opporrebbe a uno sdoganamento della pedofilia: una pedofilia, naturalmente, che si vorrebbe “non violenta” e “rispettosa” della scelta del bambino.12

A riprova della tesi gli autori parlano in più punti degli studi di Alfred Kinsey, a loro detta del tutto inattendibili, e delle sue dichiarazioni sulla sessualità dei bambini. Ora, Kinsey non fu certo un sostenitore della pedofilia. Egli, da scienziato, si limitò a registrare un fatto: anche i bambini hanno una loro sessualità e provano piacere. Ma evidentemente basta registrare un dato di fatto (per altro già noto all’epoca e ribadito da autori noti e rispettati come Sigmund Freud) per finire nel fuoco incrociato del bigottismo complottaro. Per capire quanto gli autori del libro abbiano approfondito gli studi di Kinsey, prima di parlarne, basti citare questo piccolo estratto:

Stiamo parlando, ad esempio, dell’emergere del “rapporto-Kinsey”, ovvero la pubblicazione di due studi sul comportamento sessuale degli americani, opera dello psicologo Alfred Kinsey…13

Se gli autori avessero approfondito un minimo, anche solo con Google, le tesi di Kinsey, avrebbero scoperto che non era psicologo, ma biologo. Una piccola imprecisione, direte voi. Vero, ma indicativa della serietà degli autori.

Anche gli studi di Kinsey, comunque, servirebbero allo sdoganamento della perversione. Insomma, ciò che non piace a loro va tenuto nascosto, coperto. Anche solo studiarlo, rendere palese un fenomeno significa cospirare e voler ridefinire l’essere umano:

Il rapporto Kinsey, infatti, ridefiniva l’immagine stessa che gli americani avevano di se stessi, sdoganando quelle che fino a poco tempo prima erano ritenute “perversioni” e derubricandole come pratiche diffuse e, soprattutto, normali; includeva persino la pedofilia e la “sessualità infantile”, suscitando strascichi e polemiche in seguito mai sopite…14

Qui si fa un errore di fondo: dire che una pratica è diffusa non significa dire che sia lecita o giusta. Anzi, Kinsey ebbe il merito, a ben vedere, di portare un problema come quello della pedofilia allo scoperto, mentre prima gli abusi avvenivano all’ombra degli oratori, dei collegi o dentro le mura domestiche. Leggere i suoi studi come un tentativo ideologico di manipolazione dell’uomo, o come parte di un complotto, è segno di distacco dalla realtà o di palese malafede. Tanto più che, come si diceva, Kinsey non fece altro che descrivere qualcosa che già esisteva, e non fu certo il “creatore” della “perversione americana”!

Kinsey non è l’unico studioso o autore a essere usato dagli autori per “dimostrare” le loro tesi. Si fa riferimento anche a pensatori del movimento lgbt, stravolgendone il pensiero e decontestualizzando alcune dichiarazioni e frasi. Così Mario Mieli diviene un sostenitore della pedofilia e perfino Nichi Vendola diventa parte del complotto:

All’epoca, anche il politico italiano Nicky15 Vendola, omosessualista militante, in un’intervista pubblicata dal quotidiano «Repubblica» il 19 marzo 1985, rilasciò significative affermazioni:

«Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia, ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro e con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia e della procreazione.»16

Ora, queste dichiarazioni, del tutto decontestualizzate, non dicono granché, anche perché Vendola non si espresse a favore della pedofilia e tanto meno degli abusi sui minori, ma disse solamente che si tratta di un tema spinoso su cui, comunque, sarebbe necessaria una riflessione. Decontestualizzare e stravolgere il senso delle dichiarazioni è tipico dei complottisti di ogni tempo e filone.

Unire il discorso pedofilia a quello lgbt è una tecnica assai funzionale a gettare discredito sul movimento e sulle persone lgbt. Gli abusi sessuali sui minori sono atti particolarmente odiosi e collegarli alla tematica lgbt rende efficace e facile portare le persone verso l’omo-transfobia.

Inoltre, ammesso e non concesso che Mieli o Vendola fossero favorevoli alla pedofilia, non trovo sia corretto attribuire il pensiero di una persona a tutti gli attivisti lgbt. Ma si sa, la generalizzazione fa l’uomo complottaro!

Il caso Reimer ribaltato

Quando si parla di identità di genere si cita spesso il caso Reimer. David Reimer nacque nel 1965 a Winnipeg, la capitale della regione canadese del Manitoba. Durante l’operazione di circoncisione un errore costò a David la perdita del pene. Alla famiglia Reimer fu allora consigliato dallo psicologo John Money di far intraprendere al ragazzo un percorso di ri-assegnazione di genere tramite un’operazione chirurgica. Facendolo poi vivere al femminile ed educandolo come bambina, con l’aiuto dello psicologo stesso, David avrebbe avuto una vita felice come ragazza e donna. La famiglia quindi lo fece operare e cominciò a chiamarlo Brenda e a trattarlo al femminile. In principio tutto sembrò funzionare, tanto che Money giunse a dire che la terapia di ri-assegnazione aveva avuto buon esito. All’età di quindici anni, però, David cominciò a comportarsi e a vivere “al maschile”, dimostrando tutta la fallacia della teoria di Money. L’identità di genere si dimostrava così un dato non culturale (a differenza dei ruoli, dei comportamenti e delle gerarchie sociali legate al genere). Questo caso va a favore delle rivendicazioni delle persone transessuali e transgender. Si dimostra, cioè, che l’identità di genere non può essere modificata, che in qualche modo è innata e quindi le persone “T” devono essere accettate e rispettate per quel che sono, senza pretendere di far loro subire terapie “normalizzatrici”.

Anche questo caso è stato sfruttato senza ritegno e senza vergogna dagli autori. Secondo loro si dimostrerebbe che il sesso “naturale” non può essere cambiato dall’ideologia di genere. Si parla di David come una povera vittima degli ideologi del gender e di Money come una specie di mostro che si divertiva a giocare con la vita e il sesso degli altri. E potevano i nostri cari autori risparmiare su questo argomento le loro classiche imprecisioni e falsificazioni?

L’apparente successo dell’esperimento fu pubblicizzato in tutti gli USA come prova che le teorie di Money sulla natura puramente culturale dell’identità sessuale erano giuste; migliaia di bambini, in quegli anni, furono sottoposti ad analoghi interventi. Il professor Money era così entusiasta del suo protocollo che era sufficiente la vista di un bambino con un pene di dimensioni ridotte, perché lui consigliasse l’operazione, secondo il personale adagio «too small now, too small later» («troppo piccolo ora, troppo piccolo dopo»).17

E ancora:

Le teorie di Money, infatti, sembravano dare una base scientifica all’idea che l’identità sessuale fosse una semplice convenzione sociale, un retaggio del passato da superare, e alcuni movimenti dell’epoca ne approfittarono. I primi gruppi a farle proprie furono le avanguardie più radicali del femminismo americano, le quali nelle teorie di Money vedevano la dimostrazione che i ruoli tradizionali dell’uomo e della donna erano semplicemente una “costruzione arbitraria” senza presupposti naturali.18

Già i toni diffamatori nei confronti di John Money sono abbastanza gravi. Money è stato uno studioso importante e per quanto le sue idee non fossero del tutto corrette e siano state in parte smentite, rimane il suo grosso contributo agli studi di genere e non solo. Dobbiamo a lui, per esempio, se la parola “perversione” è sparita dal DSM, sostituita da “parafilia”. Le sue terapie e il suo protocollo erano indirizzati alla cura delle persone intersessuali, quegli individui, cioè, che nascono con gli organi genitali non completamente formati. Un tema su cui le posizioni moderne sono ben diverse, per fortuna, anche se in alcuni paesi (Italia compresa) ancora si operano i bambini sulla base dei pregiudizi dei genitori e dei medici. Lo scopo di Money, in ogni caso, non era certo correggere il fato dei minidotati! Il brano prima citato insulta la medicina tutta, oltre che il dottor Money, travisando in malafede la realtà dei fatti. Anche riguardo a lui, inoltre, gli autori compiono un errore. Da psicologo e sessuologo che era, John Money diviene, nel libro, un chirurgo. Un’altra “piccola svista”.

Il secondo brano ci riconferma la totale ignoranza degli autori sulle tematiche lgbt. Che l’identità di genere (erroneamente chiamata “identità sessuale”) non sia determinata dalla cultura non significa che lo stesso valga per i ruoli di genere. Nella visione degli autori tutti questi differenti aspetti diventano un blocco unico da prendere o lasciare, un blocco la cui unità non viene mai messa in discussione. Dire che l’identità di genere è innata significa, per gli autori, dire che lo sono anche tutti gli altri aspetti che a livello sociale questa si porta dietro. Il fatto che le regole sociali e morali siano “naturali” è una convinzione incrollabile per gli autori e per i loro sostenitori. E non bastano scienza, antropologia, etnologia, evidenza dei fatti a scalfirla. I loro pregiudizi sono talmente forti da far vedere loro la realtà attraverso una sorta di lente deformante che trasforma i fatti e li adatta ai parametri del piccolo mondo ristretto della loro mente limitata. Solo così riesco a spiegarmi come possa un caso a favore delle persone transessuali e transgender come quello di David Reimer, che dimostra come l’identità di genere non possa essere mutata, essere usato a favore delle loro tesi omo-transfobiche. E queste assurdità non sono nemmeno le peggiori!

Il caso P-Orridge

Neil Andrew Megson, in arte Genesis Breyer P-Orridge, è un cantante inglese famoso nella scena della musica industrial e fu uno dei pionieri della acid house. Oltre alla musica si è dedicato all’arte e all’occultismo. Fu accusato di aver compiuto degli abusi sessuali all’interno di alcuni rituali. Assolto dal tribunale inglese, si trasferì a New York dove vive tuttora. In America sposò Lady Jaye Breyer P-Orridge con la quale cominciò il “Pandrogeny Project”, un progetto di modificazione fisica attraverso la chirurgia volto a rendere i due sempre più simili l’uno all’altra, annullando differenze fisiche, sessuali e non solo. L’idea alla base è che attraverso la modificazione del proprio corpo si possa giungere all’identità dei due esseri, a una sorta di fusione, di unione indivisibile.

Gli autori sostengono che l’artista rappresenti una sorta di punto di arrivo della cospirazione degli ideologi del gender. L’uomo nuovo, secondo gli autori, in futuro potrà essere manipolato tramite la tecnologia e reso quindi schiavo delle grandi multinazionali.

Vi è invece una categoria più ristretta di persone che – non senza audacia – è passata dalla teoria alla pratica.

È il caso, ad esempio, dell’artista e musicista Genesis P-Orridge, che dalla fine degli anni Novanta ha intrapreso un processo di trasformazione totale del suo corpo, culminato dopo la morte della seconda moglie con un’escalation di interventi chirurgici – impianto di protesi mammarie, rinoplastica, rifacimento di bocca, zigomi ecc. – che lo ha reso irriconoscibile; questo l’ha portato a divenire uno dei più celebri esempi di pandroginia, in cui l’arte sposa l’ermafroditismo estetico…

[…] P-Orridge è stato chiaro nello spiegare come l’uomo dovrebbe farsi regista della propria evoluzione fisica e genetica per dare alla luce quel “terzo essere umano” che sogna l’ideologia di genere, ovvero una creatura androgina (nel suo caso, ermafrodita) in cui si compie la fusione dei sessi.19

Pur evitando ogni giudizio su P-Orridge, non possiamo negare che il suo sia un caso estremo, che poco ha a che spartire con la gran parte delle persone lgbt. Secondo Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, però, il caso dell’artista inglese non sarebbe isolato e unico, ma rappresenterebbe lo scopo ultimo della manipolazione della cultura e del pensiero che i movimenti “omosessualisti” stanno portando avanti da decenni. E per ottenere questo i “poteri forti” non esitano e non esiteranno, a parere loro, a usare anche l’eugenetica e la chirurgia, attratti e dominati dal sogno di potere e da miti perversi appartenenti a una sorta di oscuro misticismo dai tratti diabolici. E se non credete che possano davvero pensare una cosa simile leggete il seguente passo:

…bisogna ribadirlo, c’è tutto un substrato di suggestioni paramistiche, che la dottrina del gender sembra risvegliare nell’inconscio dell’uomo contemporaneo e che il linguaggio giuridico non riesce a cancellare: miti profondi, immagini come quella dell’ermafrodito, o il mito dell’androgino; uno pseudoesoterismo, che coccola il sogno di potere generare una “nuova creazione”.

[…] Si avrà così un individuo ipersessualizzato fin dall’infanzia che, invece di sublimare le proprie pulsioni, sarà preda e partecipe degli istinti sia femminili che maschili, come descritto da Aldous Huxley nel Mondo Nuovo20. Il passo successivo sarà l’ibridazione uomo-macchina, in cui l’uomo nuovo neutro potrà fondersi con i circuiti robotici, dando vita a quel perfetto androgino dalle sembianze di efebo/lolita cui i manga ci hanno abituati fin da bambini.21

Personalmente credo che di manga, gli autori, ne abbiano visti un po’ troppi.

Concludendo…

Ho già scritto fin troppo su questo inutile e squallido libro. L’ultimo brano citato basta da solo a dimostrare la poca serietà degli autori. Se non bastasse, si possono rivedere tutte le imprecisioni, le falsità e confusioni fatte. Senza contare le indebite generalizzazioni. La scarsa serietà e l’arroganza degli autori è dimostrata anche dai piccoli errori, come quelli sui titoli accademici di Kinsey e Money o gli errori di grafia dei nomi di Hefner e Nichi Vendola. Saranno anche sciocchezzuole, ma dimostrano tutta la superficialità e la mancanza di accuratezza sia degli autori che degli eventuali curatori e correttori di bozze. Sarebbe bastata una breve ricerca in fase di correzione per evitare questi piccoli errori e farla sarebbe stato opportuno, se non per professionalità, almeno per rispetto di quei lettori che per queste fregnacce pagano ben nove euro e ottanta centesimi. Ma probabilmente né Enrica Perucchietti, né Gianluca Marletta, né i curatori di Arianna Editrice (che pubblica il libro) hanno ritenuto necessario spendere una mezz’ora su internet per correggere gli eventuali errori, consapevoli della profonda ignoranza dei loro lettori. Purtroppo per loro, il libro ha incrociato la mia strada.

Unisex, la creazione dell’uomo senza identità” è un libro davvero pessimo, pieno di falsità, errori, teorie al limite del buffonesco che farebbero solo ridere, se non fossero usate per gettare odio sulle persone e negare diritti e dignità. Gli autori non danno nessuna prova delle loro idee (e come potrebbero?) e risultano alla fine del tutto inconcludenti. Non c’è organicità, non c’è credibilità, non ci sono prove. Non c’è nulla, a parte pregiudizi, ignoranza, omo-transfobia, razzismo e moralismo ipocrita e bigotto.

Anche da un punto di vista stilistico, il libro risulta mal scritto, strutturato più come un libercolo pubblicitario di una qualche dieta dimagrante che come un trattato su temi che vorrebbero essere seri.

Insomma, “Unisex, la creazione dell’uomo senza identità” è solo e unicamente carta sprecata.

1Prefazione a “Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, pagina 13.

2Introduzione a “Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, pagina 21.

3Si fa riferimento alla proposta di legge del 2013.

4“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 1, pagina 31.

5Hugh Hefner, è fondatore ed editore della rivista per soli adulti “Playboy”. Il suo nome si scrive con una sola “f”. Nel testo del libro però è scritto con la doppia (erroneamente). Nella citazione ho lasciato l’errore non volendo alterare il testo originale.

6“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 2, pagina 39.

7“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 1, pagina 23.

8Nel marzo 2015 il cardinal Bagnasco ha dichiarato: Il gender edifica un “transumano” in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità.

9“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 1, pagina 23 – 24. Corsivi e virgolettati degli autori.

10Gli Inuit, alla nascita di un bambino compiono dei rituali sacri per scoprire chi fosse nella vita precedente. Se era un uomo, il piccolo viene trattato da uomo, se era una donna, viene trattato al femminile. Come si può vedere, sesso e genere non corrispondono necessariamente.

11Introduzione a “Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, pagina 20. Corsivi dell’autore.

12“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 5, pagina 88.

13“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 2, pagina 38. Grassetto mio.

14“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 2, pagina 38.

15Come nel caso di Hefner, anche qui gli autori compiono un errore di ortografia. Vendola infatti è chiamato “Nichi”, all’italiana, essendo diminutivo di Nicola e non “Nicky” all’americana.

16“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 5, pagine 89 – 90.

17“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 2, pagina 43.

18“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 2, pagina 43.

19“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 4, pagine 68 – 69.

20“Il mondo nuovo”, titolo originale “Brave new world” è un romanzo del 1932 scritto dall’inglese Aldous Huxley. Nel romanzo si descrive una società futura dispotica dove gli uomini nascono in provetta e sono programmati fin dalla nascita per il loro futuro ruolo sociale e lavoro. Le tensioni sociali sono poi tenute a bada tramite la sessualità estremamente libera e l’uso di una droga allucinogena: il soma. Huxley è famoso soprattutto per il suo libro “Le porte della percezione” dove descrive la sua esperienza con la mescalina, una droga psichedelica estratta dal peyote.

21“Unisex, la creazione dell’uomo senza identità”, capitolo 6, pagina 105.

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