Fanatismo, totalitarismo e il rischio per le persone lgbt

Ho scritto questo articolo nel 2015, per la pubblicazione “Il Simposio, Je suis” col titolo “Fanatismi e totalitarismi”. Lo ripropongo qui, rivisto solo in qualche particolare, per la sua ancora stringente attualità. Le preoccupazioni che esprimevo allora nell’articolo ci sono ancora tutte e, anzi, sono aumentate di intensità. Spero che l’articolo possa dare anche a voi qualche spunto di riflessione.

I fatti di questi giorni hanno sollevato un polverone di opinioni, reazioni e prese di posizione in favore della libertà di espressione, messa in crisi da un attentato, tanto infame quanto assurdo, maturato negli ambienti del degrado delle banlieues parigine, dove piccoli delinquenti senza valori e senza scopo divengono facili prede del fanatismo.

L’attacco al giornale Charlie Hebdo non ha rivelato nulla di nuovo. Che il fanatismo islamico sia presente in Europa non è una novità. Ricordiamo l’attacco alla scuola ebraica di Tolosa dove furono uccisi un adulto e tre bambini. Ma in questi giorni convulsi, fitti di dichiarazioni anti-islamiche, di prese di posizione da parte dei soliti demagoghi, dei soliti politicanti sostenitori del nulla, nessuno sembra porre l’accento sul vero problema: il fanatismo totalitario.

Pensiamo a un altro fatto accaduto pochi anni fa: l’attentato avvenuto sull’isola di Utoya, vicino a Oslo. Il 22 luglio 2011, un giovane norvegese, Anders Behring Breivik, uccise più di novanta persone. Si trattava di giovani laburisti, riuniti sull’isola per un incontro del partito. Le motivazioni dell’attentato erano di matrice razzista: Breivik accusava i laburisti di favorire l’immigrazione islamica in Norvegia.

Le reazioni a quei fatti furono varie e la condanna non fu unanime. Ci furono infatti prese di posizione favorevoli all’attentatore da parte di esponenti dell’estrema destra. In Italia il caso più eclatante fu quello di Mario Borghezio, parlamentare europeo in quota Lega Nord, il quale, intervistato a Radio 24, ebbe a dire: alcune delle idee di Breivik sono condivisibili, altre sono ottime”. Come stupirsi del resto? Mario Borghezio ha formato la sua “raffinata intellettualità” nel movimento neonazista “Ordine Nuovo”.

La Norvegia dimostrò in quel caso di essere un paese civile e fece la scelta giusta. La massima pena prevista dalla legge di quel paese è la detenzione per trent’anni. Davanti a un crimine così efferato, però, alcuni chiesero di modificare la legge per permettere l’ergastolo per Breivik.

Per quanto la tentazione fosse forte, la Norvegia scelse di non farlo. Modificare la legge avrebbe fatto vincere il terrore, limitato la libertà e fatto trionfare la mentalità dei totalitaristi.

L’Europa di oggi non sta facendo la stessa scelta, ma chiede a gran voce leggi più restrittive, controlli serrati, espulsioni di immigrati e cose simili. Un clima pericoloso per tutti, perché non può far altro che aumentare la rabbia sociale, la paura e, di conseguenza, la violenza.

Il fatto poi che gli attentatori, nonostante siano nati e cresciuti a Parigi, siano percepiti come stranieri, come elementi estranei alla nostra comunità e alla nostra cultura, come dei “loro” che nulla hanno a che spartire con “noi”, facilita una presa di posizione netta e intollerante che nel caso di Breivik era sicuramente più difficile. Nel caso dell’attentato di Oslo, infatti, gli europei, e i norvegesi in particolare, dovettero fare i conti con una serpe cresciuta in seno alla propria comunità e cultura. E questo fece sì che le responsabilità fossero attribuite al singolo attentatore, quasi a voler dire che era lui, e lui soltanto, a essere “sbagliato”, forse folle, e che non ci fosse responsabilità morale alcuna per chi per anni aveva diffuso l’odio. Inoltre, il fatto che il mostro fosse uno dei “nostri” creò divisioni interne agli europei tra chi lo condannava decisamente “senza se e senza ma”, come è di moda dire, chi lo condannava con riserve dicendo “ma bisogna capire che”, “però gli islamici danno problemi”, “però è vero che sono troppi” e, infine, i pochissimi che sostenevano apertamente l’attentatore e lo osannavano come eroe.

Essendo invece gli islamici dei “loro” (brutti, sporchi e cattivi, ovviamente), i “noi” (belli, buoni ed educati, sempre ovviamente) possono unirsi a coorte1, come dice il nostro inno nazionale, e schierarsi, da bravi eroi del bancone del bar e della poltrona di casa, contro il perfido Saladino che ci invade e vuole mettere il burqa alle nostre dame. E il caro uomo italico, petto in fuori, mento prominente e alzato, pugni sui fianchi e faccia da pirla, osanna la libertà del nostro civile paese mentre la moglie, grembiule a fiori e guanto giallo di gomma, lava i piatti in solitudine. Senza velo, però, intendiamoci!

Ma tutto ciò cosa c’entra con le tematiche lgbt? Questo clima può danneggiare le persone omosessuali, bisessuali, transgender e transessuali? Decisamente sì. E credo sia anche piuttosto evidente.

A tal proposito ci sono almeno due diverse ragioni. La prima è il totalitarismo in sé. Nessun regime totalitario del XX secolo si è dimostrato amichevole verso le persone lgbt. Il fascismo chiudeva gli omosessuali in manicomio dove venivano “curati” con metodi spesso violenti, tipici dell’epoca. Il nazismo li spediva nei lager. Ne sterminarono almeno trecentomila2. La sorte che le persone lgbt subirono nella Russia comunista, non fu migliore. E del resto ancora oggi quel paese dimostra tutta la sua omofobia. Nella Cuba di Fidel Castro sugli omosessuali furono svolti diversi esperimenti: un medico di origine ceca cercava di “guarirli” con tecniche sadiche3. Oggi, per fortuna, Cuba ha cambiato radicalmente direzione. Infine, ancora oggi, in molti paesi, l’omosessualità è illegale e le pene vanno da qualche anno di carcere alla pena di morte. E non tutti questi paesi hanno un regime di tipo religioso. La Cina, atea e comunista, è infatti tra questi.

Ma perché i totalitarismi sono nemici delle persone lgbt? Il totalitarismo non può ammettere diversità. In questi regimi esiste un modello di cittadino “buono” e tutti devono adeguarsi a quel modello. Le persone omosessuali costituiscono una minoranza e sono quindi una spina nel fianco del regime. Dobbiamo poi considerare che queste persone non si inseriscono facilmente in uno schema sociale rigido. In Italia, per esempio, la retorica fascista si concentrò molto sulla famiglia, sul ruolo della donna come madre e sull’importanza di fare figli. Ovviamente in un simile contesto la persona omosessuale difficilmente si adatta. E questo, per un totalitarista, è intollerabile. Il regime fascista, addirittura, non promulgò mai una legge contro gli omosessuali per non ammettere che in Italia ci fossero persone lgbt! Questo non impedì loro, però, di picchiare, ricattare, sbattere in manicomio o al confino parecchi omosessuali.

La retorica contraria alle persone lgbt, oggi, si incentra soprattutto sulle ragioni religiose, visto che quelle “scientifiche” non reggono più. Sembra infatti che fanatici islamici e cristiani, solitamente nemici giurati, vadano d’amore e d’accordo quando si tratta di condannare, punire e uccidere le persone lgbt. In Uganda, recentemente, le politiche omofobe sono state benedette da religiosi di tutte le confessioni: islamici, cristiani evangelisti, cattolici romani (ebbene sì, in Uganda la cara Chiesa Cattolica Apostolica Romana inneggia alla pena di morte per gay e lesbiche4) e non solo.

L’omofobia religiosa è antica. Nelle Sacre Scritture si trovano alcuni passi che richiamano la questione dell’omosessualità. Il passo più conosciuto è senza dubbio quello di Sodoma, di cui già ho parlato in un precedente articolo. Non riprenderò qui l’argomento. Cito solamente il fatto che questo episodio è ripreso anche dal Corano, seppur con qualche piccola differenza. Eccovi il passo:

Mandammo poi a Lot i Nostri Angeli, i quali gli annunciarono la Volontà di Dio. Egli si addolorò per la sua gente e disse: “Terribile sarà di certo tale giorno!”

Quei peccatori vennero in quel momento da lui, con turpi intenzioni, ed egli, per calmarli, disse loro: “Eccovi le mie figlie, ancora vergini, prendete con esse piacere. Temete Dio e non copritemi di ignominia davanti a questi miei ospiti. Forse che tra voi non vi è un solo uomo che sia Virtuoso e Timorato?”

Ma essi gli risposero: “Tu sai bene che le tue figlie non ci interessano, poiché è con te che vogliamo prenderci piacere.”

Ed egli, addolorato: “Potessi avere abbastanza forza da cacciarvi via da qui o trovassi qualcuno che venisse in mio aiuto!”

Gli dissero allora gli Angeli: “Noi siamo i messaggeri di Dio e, fino a che resteremo al tuo fianco, questa gente nulla ti potrà fare. Ma tu porta via da qui la tua famiglia, questa notte stessa. Allontanatevi il più velocemente possibile e che nessuno di voi si volga a guardare indietro, salvo la tua sposa. In verità, essa incorrerà nel medesimo castigo che colpirà questa città di malvagi e di perversi. Domani all’alba Dio scatenerà la Sua Ira. Dunque affrettati, poiché l’alba è ormai vicina.”

Così salvammo Lot e facemmo piovere su quella città fuoco dal cielo, distruggendola completamente.

In verità, questa è la punizione riservata ai perversi ed agli iniqui!5

Vediamo come questo passo sia più connotato in senso omofobico rispetto al suo omologo biblico. Nel passo del Genesi, infatti, il riferimento all’omosessualità è più sfumato: gli abitanti di Sodoma non dicono che le figlie di Lot non piacciono loro e non dicono di voler avere rapporti sessuali con Lot. Nel passo biblico sono gli ospiti l’oggetto del desiderio degli empi abitanti della città. Una differenza non da poco: se nella Bibbia infatti la colpa principale è la violazione dell’ospitalità, sacra a Dio, come ho dimostrato nel mio articolo a riguardo, nel Corano questa interpretazione non è possibile. Le modifiche apportate nel passo coranico portano l’attenzione sulla natura omosessuale dei desideri degli abitanti. La cosa non ci deve stupire. Se infatti il Genesi risale a un millennio prima di Cristo, il Corano è assai più recente. Risale infatti a circa millequattrocento anni fa. In mezzo ci sono quei secoli in cui si è sviluppata la lettura in senso omofobico dell’episodio di Sodoma. E con l’affermarsi di questa lettura, suffragata anche dal Cristianesimo, la narrazione dell’episodio si è modificata di conseguenza.

Nonostante il Corano, però, molte civiltà islamiche furono più tolleranti di quelle cristiane verso l’omosessualità. Tra i ragazzi arabi non era (e non è) infrequente lo scambio di effusioni a coronamento dell’amicizia. Negli Hammam turchi, il vapore rilassa anche i costumi, e non solo i muscoli, degli uomini.

In Afghanistan era diffusa la pederastia. Alcuni ragazzini adolescenti, dai dodici anni in su, chiamati “bacha berish” danzavano e cantavano indossando abiti femminili. Gli uomini adulti, in cerchio attorno al ragazzo, incitavano il giovane e gli gettavano soldi. Il più generoso di loro portava il giovane a casa con lui, per godere, in privato, dello “spettacolo”.

Una canzone popolare afgana così recita:

C’è un ragazzo al di là del fiume

Con un culo come una pesca

Ma io, ahimè, non so nuotare!6

Mi pare che queste parole non lascino spazio a dubbi. Questa pratica sembra stia tornando in auge dopo la caduta del regime talebano.

E dunque perché si è giunti alla ferocia di oggi? Cosa ha portato dei popoli tolleranti e civili a divenire violentemente e barbaramente intolleranti? La predicazione dei missionari cristiani, portati dai coloni europei. Basta in effetti prestare attenzione ai discorsi omofobici degli integralisti islamici per cogliere gli accenti della filosofia europea e cristiana. Non solo. All’indomani della Prima Guerra Mondiale le potenze europee appoggiarono i fanatici per interessi politici. Basti citare la collaborazione tra il nazismo e Ḥağ ‘Amīn al-Ḥusaynī (ma non ditelo ai nazistelli odierni). Il fanatismo islamista fu usato anche per creare e rafforzare un nuovo spirito di popolo. E così in nome di una riscoperta di radici comuni (praticamente inesistenti) e di una purezza della fede (farlocca) si diffuse una visione sempre più integralista. È di poco successiva, per fare un esempio, la nascita dei Fratelli Musulmani7, un movimento certo non moderato.

Il problema più grosso per le persone glbt italiane, però, resta la tradizione cristiana, che per secoli ha esaltato i tratti omofobici delle Sacre Scritture, spesso adottando interpretazioni superficiali, se non del tutto errate.

Brandendo i pochi passi della Bibbia che parlano dell’argomento, i “ministri di Dio” hanno giudicato, condannato e ucciso migliaia di persone in modi spesso orribili. E ancor oggi i fanatici omofobi ergono a loro bandiera le parole del Levitico:

Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.8

Un passo dal significato molto meno evidente e chiaro di quanto possa sembrare. Qui però ci interessa l’interpretazione data generalmente dalle varie chiese cristiane e in particolare dalle sette e associazioni fanatiche.

Del resto anche nei secoli passati l’omofobia cristiana fu feroce. L’inquisizione processò e uccise centinaia di omosessuali, trucidati in modi crudeli, sadici e sanguinari.

Oggetto della condanna morale era tutta la sessualità, tranne i rapporti strettamente utili alla riproduzione e interni al matrimonio. Ogni altro tipo di rapporto sessuale, ogni relazione passionale, anche eterosessuale, era da ritenere un amore “disordinato”. E peggio di tutto erano i rapporti omosessuali. Nel “Malleus Maleficarum”, un trattato del 1486 a uso degli inquisitori, si dice che il sesso omosessuale è cosa talmente zozza e perversa da ripugnare anche ai diavoli:

Inoltre va notato in particolare che, sebbene la Scrittura riferisca di molestie alle donne da parte di diavoli succubi e incubi, tuttavia non si legge in alcun luogo che gli uni o gli altri si siano dati a un solo vizio contro natura, e s’intenda non solo la sodomia, ma anche qualsiasi altro peccato, ossia il fare male fuori del debito vaso. E qui si mostra al massimo grado l’enormità di questi peccati perché tutti i diavoli indifferentemente, e di qualsiasi ordine, hanno orrore di commetterli e li ritengono vergognosi.9

E oltre a essere un grave peccato, il sesso omosessuale, secondo il Malleus Maleficarum, sarebbe tanto grave e malvagio da minare la salute e la vita stessa di chi lo pratica:

Alcuni inoltre dicono (e lo si crede vero) che nessuno fra coloro che perseverano in questo delitto oltrepassi il tempo della vita mortale di Cristo, ossia i trentatré anni, a meno che possa essere liberato da una speciale grazia del Redentore.10

Riguardo i gusti dei demoni, però, l’opinione non è unanime. Se per Heinrich Institor Kramer e Jakob Sprenger, autori del Malleus Maleficarum, perfino i diavoli rifiutano il sesso omosessuale, per il Guaccio, che scrive circa un secolo e mezzo dopo, questi, e soprattutto il principe delle tenebre, sono piuttosto attivi sul fronte della sodomia e annessi. Ecco cosa dice nel suo “Compendium Maleficarum” (1608):

La lussuria, nei maghi, è però così tenace che non li lascia mai. È sfacciata, perché essi sono arroganti e svergognati; turpe, perché vi si crogiolano lietamente come porci nel brago; grave, perché recano ingiuria a Dio insudiciandone l’effige e non si preoccupano di far danno al corpo; fosca, perché la praticano di notte o – data la sua nefandezza – in luoghi nascosti e bui, quasi imitando gli orsi che, quando vogliono accoppiarsi, cercano siti appartati e sotterranei; mostruosa, perché hanno commercio col diavolo e a lui si congiungono, carnalmente, nel modo più sconcio, come capri puzzanti di libidine, giovenchi scalpiccianti d’arroganza, arieti vellosi e ingordi.11

Che dire? Demoniaca volubilità!

Il tono di questo ultimo passo ci fa comprendere come l’oppressione della sessualità, la colpevolizzazione di ogni manifestazione di piacere sensuale e sessuale, portasse queste persone ad avere un atteggiamento di ribrezzo e di attrazione al contempo per quelle pratiche che vedevano come perverse, un atteggiamento morboso e malato.

E non a caso i testi degli inquisitori insistono particolarmente sull’aspetto erotico della stregoneria e delle pratiche magiche e demoniache.

Ne troviamo traccia, sempre nel Compendium Maleficarum, nella descrizione dell’iniziazione delle nuove streghe, che si concluderebbe con il famigerato “bacio infame”:

Le streghe non l’adorano [il diavolo, nda], però, sempre allo stesso modo. A volte piegano supplici le ginocchia, altre volte stanno ritte, ma volgendogli le spalle, o a gambe in su e testa all’indietro, in modo che il mento guardi il cielo. Offertegli, poi, candele nere come la pece, o anche il cordone ombelicale di neonati, gli baciano – in segno di rispetto – il didietro.12

Esempi simili se ne potrebbero fare a dozzine. Ora, dopo secoli di misoginia, omofobia e sessuofobia non possiamo stupirci che ancora oggi ci siano resistenze ai diritti e, in generale, alle tematiche lgbt.

Chi poi, per un motivo o per l’altro, non riesce a concepire un mondo plurale dove ognuno possa vivere tranquillamente secondo le proprie inclinazioni, si attacca a visioni superate e fanatiche, distaccate dalla realtà. Quelle religiose sono forse le più evidenti, ma non sono le uniche. In questo periodo di crisi e di paura sociale stanno spopolando le teorie cospiratorie. Chi di noi non ha mai sentito parlare di scie chimiche o di alieni rettiliani? A una persona che abbia, non dico una grande intelligenza, ma almeno un minimo di buon senso, queste teorie possono solo far ridere. Eppure sempre più gente crede a queste sciocchezze e vede negli avvenimenti di questo mondo uno schema folle, basato sul nulla, fatto di oscure trame di ordini di incappucciati e altre fantasticherie da film di infima qualità. Discutere con i cospirazionisti è inutile: il loro atteggiamento è fanatico, assolutistico. Non ammettono discussione e anche davanti a prove contrarie alle loro tesi non cambiano idea. Anzi, le eventuali prove non sono altro che costruzioni e artefatti dei membri del complotto.

Tra i vari “esperti” di complotti c’è anche Enrica Perucchietti, la quale, insieme a Gianluca Marletta, ha scritto il libro “UniSex”, che ho smontato in un articolo di qualche tempo fa. Gli autori sostengono che le campagne per i diritti lgbt nascondono un complotto “omosessualista” per ridurre il numero degli esseri umani attraverso la destrutturazione del genere e la diffusione dell’omosessualità. Eccone un amaro assaggio:

L’attacco alla sessualità, nei suoi generi maschile e femminile, rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia. Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Spariscono addirittura i termini “padre” e “madre”, specifici della famiglia tradizionale, e vengono sostituiti dai più generici “genitore 1” e “genitore 2”, quasi a indicare che la maternità e la paternità non hanno più nulla a che vedere con il genere sessuale.

In questo saggio anticonformista, gli autori ricostruiscono le tappe di un processo senza precedenti: dalle origini dell’Ideologia di Genere all’omosessualismo militante, dal progressivo sdoganamento della pedofilia all’invenzione del “sesso X”, in un percorso che ha, come fine evidente e inquietante, la creazione di un uomo nuovo “senza identità”.13

In questo breve estratto troviamo tutti gli ingredienti per una buona teoria cospiratoria: oscure e potentissime lobby che impongono un’idea per i loro interessi, il travisamento delle campagne per i diritti divenute “omosessualismo militante”, difesa di valori tradizionali, mescolanza di lecite richieste e di atti criminosi e perversi (il paragone tra omosessualità e pedofilia). Anche il fatto di definirsi “anticonformisti” quando invece si segue e si appoggia il pensiero di chi sta al potere è tipico di questi nuovi fanatismi.

Il fatto che la realtà smentisca le loro fanfaluche (se le lobby gay fossero così potenti avremmo almeno uno straccio di legge contro l’omofobia) è, per questi signori, del tutto irrilevante.

Per quanto assurde, comunque, queste tesi riscuotono un vasto successo. Il libro citato ha avuto diverse buone recensioni. Su “Il fatto quotidiano” fu pubblicata una recensione14 il cui autore, seppur non completamente d’accordo col libro, ne consigliava la lettura apprezzandone molti aspetti. Non tutte le teorie complottiste sono infatti immediatamente percepibili come assurde. Molte sono ben strutturate e hanno una sceneggiatura magistrale. Per smascherarle serve una conoscenza profonda degli argomenti trattati, conoscenza che non tutti hanno. L’autore della recensione è incappato in un errore comune: ritenere che le tematiche lgbt siano questione di opinioni e non idee basate su fatti e vissuti oggettivamente dimostrabili. Questo è un errore tipico soprattutto di chi ha una formazione umanistica e filosofica. Chi invece ha una formazione scientifica solitamente sa ben distinguere tra “dato di fatto” e “opinione” e tende a informarsi maggiormente sulla visione che la scienza ha del problema. I giornalisti però hanno, nella maggior parte dei casi, una formazione umanistica.

Far passare le proprie tesi come opinioni valide quanto le altre è la più grande vittoria degli omofobi. Se infatti ci si confrontasse sui dati di fatto, le loro tesi crollerebbero come un castello di carte al vento. Per questo i fanatici travestiti da studiosi portano le tematiche lgbt nell’ambito dell’ideologia.

Questi diffusori del qualunquismo e fautori dell’appiattimento di ogni cosa sul piano dell’opinione sono i più pericolosi tra i detrattori delle persone lgbt e purtroppo sono sempre più diffusi. Non se ne trovano, infatti, solo nell’ambito del cospirazionismo, ma anche in quello delle associazioni religiose. Anche in Italia, nel seno della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ci sono “psicologi” che andrebbero denunciati per la malafede con cui stravolgono la realtà. Si sente spesso dire da questi “illuminati dottori” che le loro tesi sono scientificamente provate o che sono evidenti, ma se si scava a fondo si scopre che non c’è nessuno studio scientifico che dica queste cose ma, al massimo, qualche studio fatto dai loro studiosi, che stravolgendo metodologie e concetti dimostrano tutto e nulla.

Anche le cosiddette “sentinelle in piedi” aderiscono a queste teorie e, benché siano nate in principio per contrastare la proposta di legge contro l’omofobia con la scusa della “libertà di pensiero”, sono ora intente a combattere la possibilità, già assai remota, di legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. E tra di loro, sotto una patina di rispettabilità borghese e ipocrita, si nascondono elementi della peggior feccia: fascisti, razzisti, maschilisti, omofobi…. E anche se le sentinelle si definiscono aconfessionali e trasversali, senza nessuna connotazione religiosa, nei loro ranghi ci sono soprattutto e forse solamente cattolici delle frange più fanatiche e bigotte. Del resto non si capisce perché un ateo dovrebbe sostenere delle tesi derivanti da pregiudizi di matrice religiosa. A meno che non lo faccia per bieco interesse, ovviamente.

In tutto ciò, quel che maggiormente mi preoccupa è la sottovalutazione del problema. Parlando con diverse persone, anche favorevoli ai diritti, ho notato la tendenza a prendere alla leggera le sentinelle in piedi, i “riparatori” e tutta la gente simile. Per molti sono solo degli sciocchi, un fenomeno passeggero e minoritario, destinato a spegnersi e perdersi nell’oblio della storia. Purtroppo temo non sia così. Le manifestazioni palesi di omofobia sono solo la punta dell’iceberg, un sintomo di una malattia diffusa e radicata. Non è un caso se nessuno, a eccezione delle associazioni lgbt e di pochi altri, si sia indignato o per lo meno posto dei dubbi sulla sincerità delle sentinelle o sulla validità delle loro tesi. La gran parte degli italiani non ha trovato nulla di strano nella manifestazione di idee repressive e violente come quelle portate avanti da questi “signori”. Per quasi tutti l’omofobia, la negazione dei diritti e perfino le calunnie più bieche (come dire che gli omosessuali sono tutti pedofili) sono opinioni con dignità pari alle altre. E quando si cerca di far capire che così non è, ci si ritrova davanti a volti stupiti che ti fissano con occhi spenti e acquosi che lasciano indovinare il vuoto retrostante. A volte, quando cerco di far comprendere le mie ragioni all’uomo comune mi sento come San Giovanni il Battista: voce di uno che grida nel deserto15.

La stessa sottovalutazione avviene anche per il problema del fanatismo islamico. Come per le sentinelle, i fatti di questi giorni sono solo la punta, la parte più esposta e visibile del problema. Fermo restando che non si devono fare generalizzazioni e che non si deve assolutamente affrontare la questione in modo pregiudiziale, generalista e superficiale, non possiamo negare che un problema esista.

C’è tutto un sottobosco di Islam intollerante e tutt’altro che moderato che si impone sempre più sulla nostra società. A Milano è facile vedere donne a volto coperto, che indossano l’hijab. In Italia, per una questione di sicurezza, è proibito avere il volto coperto in luoghi pubblici. Ma non è questa la cosa che più conta. Nel nostro paese le donne sono libere e hanno pari dignità dell’uomo, almeno per la legge. Non si deve quindi permettere a un marito di imporre alla moglie un vestito opprimente come l’hijab o il burqa. E non vale a nulla dire che alcune donne vogliono metterlo per cultura. Non ci deve stupire che dopo secoli di oppressione le vittime abbiano interiorizzato sottomissione e sudditanza, ma permettere che si sottomettano volontariamente non può portare nulla di buono. Gli uomini le costringerebbero a indossare quegli abiti e a sottostare alle loro prevaricazioni. O pensiamo davvero che una donna si ribellerebbe al marito in un paese straniero in cui non ha contatti e di cui non sa quasi nulla, spesso nemmeno la lingua? Non dobbiamo mai dimenticare che queste donne subiscono il ricatto della famiglia e della comunità.

E la politica cosa fa a riguardo? Poco o nulla. A destra si dà sfogo alla peggiore demagogia, invocando la “tolleranza zero”, dicendo che gli islamici vanno cacciati, le moschee proibite. C’è chi ha sostenuto che si dovrebbe sparare sui barconi di profughi e affondarli. Tra questi ce ne sono molti che si definiscono difensori della fede cristiana e cattolica. Forse non leggono i Vangeli da un po’ troppo tempo.

Questi stessi destrorsi poi pretendono di opprimere allo stesso modo degli islamici le persone lgbt e perfino le donne in nome del Cristianesimo.

È ormai celebre la fotografia di una sentinella in piedi che leggeva beatamente e sfacciatamente il libro “Sposati e sii sottomessa” di Costanza Miriano (anche questo da me recensito), una giornalista RAI, pagata, care donne, anche con le vostre tasse. Non solo, quindi, si mantengono le posizioni omo-transfobiche, ma si rispolvera tutto il bieco maschilismo cattolico che si sperava ormai seppellito sotto la polvere della storia!

Su questo tema però i cattolici fanatici non sono chiari. Non fanno affermazioni forti e decise contro i diritti delle donne. Non ne hanno il coraggio: le donne, e non solo loro, si alzerebbero indignate. Perché i diritti delle donne, almeno a parole, sono condivisi da tutti. Nessuno, quando si discute di femminicidio, dice che uccidere una donna per maschilismo è questione di opinione. E quando a dirlo è un fanatico islamico sono tutti pronti a puntare il dito e condannare ipocritamente. Nessuno, giustamente, dice che una legge che tuteli le donne dagli uomini violenti lede la libertà dei maschilisti, anche se, a onor del vero, c’è chi (come Mario Adinolfi) non esita a dire che la donna deve essere sottomessa all’uomo.

Quel che però è scontato (almeno per ora) per le donne, non lo è per le persone lgbt. Per capirlo basta dare un’occhiata ai giornali e leggere le dichiarazioni dei soliti Giovanardi, Gasparri, Maroni, La Russa, Adinolfi e gentaglia simile. Che ci piaccia o meno, noi persone lgbt siamo gli ebrei del terzo millennio. Ora che l’antisemitismo non è più chic (anche se sta tornando a far tendenza) e il maschilismo comincia a essere considerato fuori moda, resta solo l’omofobia per permettere agli “odiatori” di professione di dar sfogo a tutta la grettezza di cui sono ricolmi.

In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo la cosa mi fa molta paura. La sempre maggiore povertà, la precarietà imperante, una classe politica sempre più “piccina”, corrotta e incapace, dipingono un quadro tristemente simile a quello della repubblica di Weimar. E sappiamo come è finita allora16.

Certo, voi direte che oggi i tempi sono cambiati, che oggi non può sorgere un nuovo totalitarismo e che cose come i lager e i forni sono solo tristi ricordi. Vorrei condividere un simile ottimismo, ma davvero non ci riesco. Forse perché questi discorsi li si faceva anche nell’Europa degli anni appena precedenti alla nascita del fascismo e del nazismo, o forse perché vedo una graduale e nemmeno tanto lenta degenerazione della politica verso posizioni sempre più intolleranti e non vedo nessuna resistenza degna di nota, solo inadeguate prese di posizione sempre molto rispettose dell’omofobo di turno e sempre troppo moderate e deboli. Chi invece ha idee buone, forti, serie non trova spazi e non ha voce, vittima spesso di una censura che, questa volta veramente, elimina il pluralismo e impone un pensiero unico. E il tutto nell’indifferenza della gran parte delle persone (anche lgbt), che sembrano vivere, come tante spensierate Alici, in un Paese delle Meraviglie che poco ha a che fare con la realtà. Tra loro anche molti intellettuali che discutono pacificamente di filosofia e massimi sistemi, come fossero in un salotto letterario, seduti su comode poltrone a disquisire fumando la pipa, mentre nel mondo reale tutto peggiora e la sicurezza delle persone lgbt si erode piano piano. Cosa deve succedere prima che le persone di buona volontà capiscano cosa sta succedendo e si muovano?

Enrico Proserpio

1Il ritornello dell’Inno di Mameli così recita: “Stringiamci a coorte / siam pronti alla morte / siam pronti alla morte / l’Italia chiamò”.

2Su questo tema consiglio a tutti il libro “Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel”, unica testimonianza completa e articolata di un deportato omosessuale nei lager nazisti. Purtroppo esiste solo in francese, inglese e tedesco.

3A tal proposito si legga “Negri froci ebrei & co” di Gian Antonio Stella,

4Il vescovo cattolico ugandese Charles Wamika disse che le persone omosessuali devono essere uccise per fare “pulizia”. Arrivò a invitare i genitori a consegnare alle autorità i propri figli omosessuali dicendo che ne sarebbero stati ricompensati in Paradiso. Per approfondimenti sul tema potete leggere l’articolo a riguardo sul sito dell’associazione Mario Mieli di Roma (http://www.mariomieli.net/uganda-il-vescovo-charles-wamika-invoca-la-pulizia-dai-gay-con-il-sangue.html).

5Corano, Sura di Hud (Sura XI), versetti 77 – 83, Edizioni Polaris 1995, pagine 141 – 142.

6Per maggiori informazioni sul tema di Islam e omosessualità vi invito a leggere il blog “Il grande colibrì” che si occupa di omosessualità e multiculturalità. Per quanto riguarda la situazione afgana vi segnalo l’articolo “Afghanistan, ecco tornata la pederastia” dello stello blog (http://www.ilgrandecolibri.com/2012/03/afghanistan-dopo-i-talebani-ritorna-la.html).

7I Fratelli Musulmani furono fondati nel 1924 dall’imam al-Hasan al-Bannā.

8Levitico, capitolo 20, versetto 13, La Bibbia di Gerusalemme, 2002, Edizioni Dehoniane Bologna.

9Il martello delle streghe. La sessualità femminile nel “transfert” degli inquisitori, Heinrich Institor (Krämer) e Jakob Sprenger, edizioni Spirali, 2006, pagina 67.

10Il martello delle streghe. La sessualità femminile nel “transfert” degli inquisitori, Heinrich Institor (Krämer) e Jakob Sprenger, edizioni Spirali, 2006, pagina 67.

11Francesco Maria Guaccio, Compendium Maleficarum, Einaudi Editore, 1992, pagina 101.

12Francesco Maria Guaccio, Compendium Maleficarum, Einaudi Editore, 1992, pagina 93.

13Enrica Peruchietti e Gianluca Marletta, Uni Sex, Arianna Editrice, quarta di copertina.

14La recensione, ad opera di Mario de Maglie, fu pubblicata il 26 febbraio 2014. La trovate al seguente link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/26/libri-unisex-la-creazione-delluomo-senza-identita/894514/.

15Vangelo di Marco, capitolo 1, versetto 3 e Vangelo di Giovanni, capitolo 1, versetto 23, La Bibbia di Gerusalemme, 2002, Edizioni Dehoniane Bologna.

16Con “Repubblica di Weimar” si indica il periodo della storia della Germania tra il 1919 e il 1933. L’incapacità e la corruzione dei politici dell’epoca portarono a una crisi economica senza precedenti e gettarono la Germania nella miseria. Questo clima fu ideale per la proliferazione del nazismo.

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