Il colchico, affascinante e letale

Colchicum autumnale “Album”.

Il colchico (Colchicum spp.) è una bulbosa perenne, della famiglia delle liliacee, che vive nei prati di diverse parti del mondo, tra cui il nostro Paese.

La pianta è dotata di un cormo o bulbo-tubero dal quale, in primavera, spuntano delle foglie verdi, lineari e leggermente carnose. Le foglie permangono fino all’estate e seccano poi scomparendo. In autunno spunta il fiore, rosa o bianco, dalla forma a calice, molto simile a quello del croco, anche se più grande. Proprio per questo il colchico è detto anche “zafferano bastardo” per la somiglianza del fiore con quello dello zafferano (Crocus sativus). Attenti però a non usarlo! Un risotto al colchico vi manderebbe dritti nell’aldilà.

La specie più diffusa dalle nostre parti è Colchicum autumnale, specie che fiorisce verso settembre, con un singolo fiore per cormo, di colore rosa. Da questa e dalle altre specie del genere sono stati ottenuti diversi ibridi e diverse cultivar, alcune anche a fioritura primaverile. Segnaliamo qui Il Colchicum autumnale “album”, cultivar a fiore bianco.

Il frutto spunta in primavera, apparentemente prima del fiore. Proprio per questa caratteristica di lui i

Tavola botanica di Colchicum autumnale.

romani antichi dicevano “filius ante pater”, ovvero “il figlio prima del padre”. In realtà il frutto deriva dal fiore dell’anno prima. L’ovulo si trova infatti sotto terra, vicino al cormo. Una volta fecondato, rimane dormiente fino alla primavera, quando, con l’aumento delle temperature, il frutto spunta e matura.

Il Colchico è da secoli usato in erboristeria anche se il suo uso è pericoloso. La colchicina, principale principio attivo della pianta, è infatti molto tossica e tende ad accumularsi nei tessuti, provocando avvelenamenti, anche se la sostanza viene assunta in piccole quantità. Oggi si trova la colchicina di sintesi in farmacia. Viene usata per combattere la gotta e la tachicardia. Negli ultimi anni i ricercatori hanno preso in esame la colchicina come possibile cura per i tumori. In ogni caso, non improvvisatevi erboristi e medici e non usate il colchico senza il parere di un esperto.

La velenosità del cormo di questa pianta ha anche ispirato i versi di un celebre poeta: Guillaume Apollinaire. Ecco i versi della sua poesia intitolata “I colchici”, dove il poeta paragona l’amore verso una donna con il lento avvelenarsi delle mucche al pascolo in autunno:

Il prato è velenoso ma bello in autunno
Le mucche pascolandovi
Lente vi s’avvelenano
Vi fiorisce colore d’occhiaia e di lillà
Il colchico I tuoi occhi sono come quel fiore
Violastri come il livido che li cerchia e l’autunno
E lenta la mia vita per loro s’avvelena

Arrivano fracassoni da scuola i ragazzini
Incasaccati di panno e suonando l’armonica
Colgono le freddoline che sono come madri
Figlie delle loro figlie e color delle palpebre
Che batti come i fiori batte il vento demente

Il mandriano canta dolcissimamente
Mentre per sempre il prato mal fiorito da autunno
Abbandonan muggendo le mucche lentamente.

Una cultivar di Colchicum a fiore doppio.

Nel giardino, il colchico è di facile coltivazione. Piantate i cormi a una profondità di una decina di centimetri, e a una distanza l’uno dall’altro di dieci o quindici centimetri. Il colchico cresce in ogni terreno, ma predilige quelli con una buona quantità di sostanza organica e ben drenati. Aggiungete quindi al terreno un po’ di concime organico (stallatico, letame, compost…) all’atto dell’impianto. Piantatelo in autunno, dopo la fioritura, e dimenticatevi pure di lui. In primavera spunterà e a settembre vi darà il suo fiore. Potete piantare i cormi nelle aiuole, o inselvatichirli nel prato, considerando che il colchico ha bisogno di rimanere in vegetazione per qualche mese per salvare le dovute riserve nel cormo. Non va bene quindi per prati che vengono tagliati costantemente. Sono invece l’ideale per prati che vengano tagliati raramente o per bordure. La posizione ideale è soleggiata.

Una pianta sottovalutata ma da riscoprire.

Enrico Proserpio

 

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