Perché non voterò al referendum per l’autonomia lombarda

Il 22 ottobre 2017 si terrà in Lombardia il referendum per l’autonomia. Personalmente non andrò a votare per vari motivi che cercherò di sviscerare in questo articolo.

Il primo motivo è l’inutilità di questo referendum. Ammettiamo pure che tutti gli aventi diritto al voto vadano alle urne e votino a favore, cosa succederebbe? La Lombardia dovrebbe attivarsi e chiedere allo stato di divenire una regione a statuto speciale. Per ottenere tale status sarebbe necessaria una modifica costituzionale, cosa non facile da ottenere, visto che per modificare la costituzione serve una maggioranza di due terzi dei parlamentari. In caso non ci siano i due terzi, ma una maggioranza semplice (il 50% più uno), allora si deve indire un referendum costituzionale per ratificare la modifica. Tale referendum sarebbe nazionale, non solo lombardo, e l’esito sarebbe quindi con tutta probabilità negativo. In un simile panorama si può vedere come il risultato del referendum indetto da Roberto Maroni sia praticamente irrilevante. Inoltre dobbiamo sottolineare la sua natura puramente consultiva, per cui nemmeno la regione sarà obbligata a rispettare la volontà popolare.

Veniamo alla seconda ragione: la vaghezza di tutta la faccenda. Il quesito così recita:

Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?

Leggendolo mi sorgono subito due domande: quali maggiori autonomie vuole chiedere la giunta lombarda? In che modo e con quali azioni politiche vuole portare avanti la richiesta? Due domande pesanti che Maroni e soci abilmente evitano. Per esprimere un assenso o un dissenso a un qualunque quesito io pretendo di sapere con precisione quali saranno le conseguenze della mia scelta. Perché mai dovrei appoggiare le politiche autonomiste della Lega se questa non si spreca nemmeno a dirmi quali caratteristiche avrà l’ipotetica Lombardia autonoma? Perché dovrei appoggiare chi vuole un nuovo statuto senza sapere cosa conterrà quello statuto? Infine, perché dovrei dare fiducia a chi non mi dice nemmeno in che modo vuole agire? Le modalità di azione politica non sono certo “dettagli”. Basti vedere il recente caso del referendum catalano: vogliamo che si giunga a una rottura simile oppure non siamo disposti a pagare questo prezzo? Anche questo dovrebbe essere chiaro a chi deve votare.

Insomma, Maroni ci sta chiedendo di comprare a scatola chiusa, senza sapere cosa ci troveremo dentro. E questo non mi sta bene. Se avessero voluto fare un vero percorso di autonomia, avrebbero potuto intraprendere un serio confronto con le varie parti istituzionali (comuni, province, comunità montane…), indire dibattiti e conferenze dove sentire anche le considerazioni della gente presente, consultare anche gli altri partiti e le parti sociali. Invece hanno preferito un’azione unilaterale e qualunquista. Una scelta dal chiaro valore politico.

La questione politica è un altro punto fondamentale. Prima di tutto questa presa di posizione unilaterale dimostra quanto poco democratica sia la cultura leghista (sempre che si possa usare la parola “cultura” in riferimento alla Lega Nord). Vogliamo davvero permettere che una sola delle parti cambi così radicalmente (ammesso e non concesso che ci riesca) la struttura della regione? Quando si parla di modifiche alla struttura istituzionale dello stato o di una sua parte, l’assenso dovrebbe essere largo, condiviso, se non da tutti, almeno dalla maggior parte dei partiti. Le regole del gioco si scrivono insieme. L’idea che una sola parte politica si arroghi il diritto di scegliere per tutti è una cosa pericolosa. Purtroppo, va detto, questo atteggiamento non è solo leghista, visto che il PD ha tentato una cosa simile con la riforma costituzionale.

Inoltre la scelta del referendum invece che del dialogo costruttivo come mezzo puzza tanto di propaganda. Perché indire un referendum sapendo che l’esito sarà irrilevante o quasi? L’unico motivo che mi viene in mente è il farsi pubblicità a spese delle istituzioni, una cosa che ritengo a dir poco scandalosa, soprattutto perché fatta da coloro che non finanziano la manutenzione del territorio perché “non ci sono soldi”, che tagliano i fondi ai disabili per poi spendere cinquanta milioni di euro per un referendum inutile! È questo il punto che mi ha fatto optare per l’astensione e non per il “no”. Andare a votare, anche contro, sarebbe comunque partecipare alla propaganda leghista che si farà forte dei numeri raggiunti. Perfino se dovesse vincere il no, potrebbero sempre vantarsi del loro essere “democratici” perché han dato la possibilità al popolo di scegliere. Per evitare che possano farsi belli con simili corbellerie (tali sono, visto che l’intero referendum è una truffa) preferisco evitare di votare.

Infine, due parole sull’autonomia. Personalmente non sono favorevole all’idea di rendere la Lombardia una regione a statuto speciale. La maggior indipendenza non significa sempre maggior efficienza e maggiore ricchezza. Basta dare un’occhiata alle regioni autonome già esistenti. Se il Trentino Alto Adige, grazie alla sua indipendenza è divenuto un esempio di eccellenza sotto molti aspetti, la Sicilia è divenuta il covo di clientele, corruzione, mafia, malapolitica. Considerando il clima di corruzione, squallore politico, collusione tra politici (leghisti) e ‘ndrangheta che c’è qui in Lombardia, temo che l’autonomia ci farebbe divenire come la Sicilia e non certo come l’efficiente Trentino Alto Adige. Finché avremo questa classe politica (e questa cultura politica nel popolo lombardo) meglio rimanere così. Perché di quella “Roma ladrona” di cui si lamentavano, i leghisti sono molto peggio.

Inoltre la situazione storica attuale ci pone dei problemi di ordine globale (guerre, terrorismo, crisi ambientale, povertà e migrazioni…) che vanno affrontati a livello internazionale con l’unione e la collaborazione. I vari indipendentismi beceri ed egoisti non possono che far danni (il che non significa che qualunque localismo sia negativo). Tutto l’indipendentismo leghista si limita, infatti, a un semplice “prima noi e gli altri si arrangino” senza nessuna vera analisi dei problemi e delle possibili soluzioni. Un po’ come se uno si chiudesse nel suo appartamento mentre il condominio brucia, fregandosene perché tanto le fiamme non sono ancora arrivate da lui. Un simile discorso è semplicemente sciocco, perché non fa che ritardare (al massimo) il problema, impedendone, nel frattempo, la soluzione. Senza un’azione comune, infatti, i problemi globali saranno difficilmente risolvibili e queste politiche che fanno leva sull’emotività, sull’ignoranza e sulle paure della gente sono quanto di più irresponsabile si possa fare. Ben diverso sarebbe un discorso di contrasto dei danni della globalizzazione, di redistribuzione delle risorse, di salvaguardia dell’ambiente… Tutte cose che dalla Lega non sento.

Mi fermo qui, perché il discorso sulle economie locali e globali e su come gestirle sarebbe davvero troppo lungo e non opportuno in questo articolo. Spero che le mie riflessioni possano aiutare qualcuno a meglio comprendere questo referendum e a decidere cosa fare a riguardo.

Enrico Proserpio

 

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