Perché Marco Cappato deve essere processato

Uno dei problemi italiani è la mancanza di cultura politica e istituzionale.

In queste ore si parla molto di Marco Cappato e del processo a suo carico. Stimo molto Cappato, anche se non condivido appieno le sue idee, e credo che se avessimo più politici con la sua onestà intellettuale e il suo coraggio, il nostro paese andrebbe meglio. Ma non sono tra coloro che gridano all’ingiustizia per il processo. Cappato ha compiuto un gesto di disobbedienza civile, sapendo bene quali sarebbero state le conseguenze. E da buon disobbediente civile è stato lui stesso a consegnarsi alle autorità. Non come certi spacconi che fanno referendum incostituzionali per poi scappare in Belgio.

Ora, che ci piaccia o meno Cappato e che condividiamo o meno la sua battaglia, dobbiamo concordare su una cosa: la legge non può essere violata impunemente. La democrazia si basa prima di tutto sul rispetto delle regole, regole che devono essere rispettate da tutti, anche da chi non le condivide. La disobbedienza civile è un metodo di attivismo politico, usato per portare un tema alla ribalta, per indurre il legislatore a prendere una posizione. Ma tale metodo prevede che chi lo pratica affronti le conseguenze del suo gesto. Proprio questo sta facendo Cappato, dimostrandosi coerente e coraggioso.

Chi lo vorrebbe impunito, assolto, perché ritiene la sua battaglia giusta, non si rende conto che in tal modo si creerebbe un pericoloso precedente. Se Cappato potesse agire illegalmente in nome del suo ideale, perché non dovrebbe poterlo fare il sindaco fascista o leghista di turno che non vuole celebrare le unioni civili perché, a suo parere, ingiuste? In democrazia le regole valgono per tutti e se chi fa le battaglie che ci piacciono può, in nome dell’ideale, fregarsene della legge e restare impunito, allora lo può fare anche chi fa battaglie contrarie alle nostre.

La legalità non è sufficiente a definire un paese democratico, giusto o civile. Anche i lager nazisti erano legali. Ma senza legalità non c’è democrazia, non c’è giustizia, non c’è civiltà. Senza legalità c’è la prevaricazione del più forte, del più disonesto, del più furbo sul più debole. Dobbiamo batterci, come fanno i radicali da sempre, per avere leggi più giuste (ognuno secondo il proprio concetto di giustizia), usando tutti gli strumenti che la democrazia ci offre per far politica e cambiare le cose. Il tutto, però, rispettando la legge. La disobbedienza civile può essere uno strumento moralmente lecito, a condizione che sia motivata da forti valori etici e che chi la usa ne affronti le conseguenze. Questo fece Henry David Thoreau, che della disobbedienza civile fu il più grande teorico, rifiutando di pagare una tassa ingiusta e finendo in prigione per questo. Questo fa Marco Cappato, affrontando il processo. Senza questo fondamentale punto la disobbedienza non sarebbe più “civile”, ma diverrebbe banale e volgare illegalità e darebbe modo a furbetti, violenti e arroganti di fare altrettanto per motivi molto meno nobili.

Se davvero abbiamo stima di Cappato e della sua battaglia non dobbiamo quindi difenderlo e definirlo un perseguitato come farebbe un militante di Forza Italia per un Berlusconi qualunque. Dobbiamo sostenere la legalità, senza essere faziosi, perché questo processo, con l’eventuale condanna che ne seguirà, è parte della battaglia politica. Il processo mette in evidenza quanto la legge italiana sia inadeguata e ingiusta. Senza processo l’atto di disobbedienza civile sarebbe monco, inutile e controproducente. Se Cappato fosse lasciato in pace, come se non avesse fatto nulla, si creerebbe al massimo una prassi di illegalità tollerata, ma non si arriverebbe a una legge sul tema del fine vita. I radicali hanno spesso usato il metodo della disobbedienza civile e non hanno mai preteso di non essere giudicati. Cappato è un degno erede di Pannella e degli altri militanti e sono certo che sia lui stesso a volere che la legalità sia mantenuta e rispettata. Sono certo che Cappato, a differenza di molti di coloro che gridano alla persecuzione in queste ore, conosca molto bene le idee di Thoreau. Mostriamoci quindi solidali, ma non chiediamo che lo stato chiuda gli occhi davanti ai suoi atti e rinunci a giudicarlo. Ciò sarebbe, oltre che impossibile, ingiusto e contrario perfino alla strategia di azione politica dello stesso protagonista della vicenda.

Concludendo, spero che Cappato abbia il minimo della pena e rinnovo tutta la mia stima per la sua persona. Spero anche che la cultura politica degli italiani, almeno di coloro che si definiscono attivisti e che si occupano in qualche modo di politica, aumenti un po’. Magari cominciando proprio dalla lettura del trattato “La disobbedienza civile” di Henry David Thoreau, che li aiuterebbe molto nella comprensione dei fatti di cui abbiamo parlato.

Enrico Proserpio

Un pensiero riguardo “Perché Marco Cappato deve essere processato

  • novembre 8, 2017 in 9:31 pm
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    Condivido, questo articolo: la necessità della disobbedienza civile, permette di far riflettere anche il legislatore. La legge, le regole, vanno rispettate accettandone le conseguenze senza scappare, se si ritiene giusta, sentita, civile la battagalia che si vuole portare avanti.

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