La Scilla, bella e sottovalutata

Scilla italica.

Oggi vi voglio parlare di una bulbosa presente allo stato selvatico anche in Italia e poco coltivata nei giardini: la Scilla.

Al genere Scilla appartengono un centinaio di specie, diffuse tra Europa, Cina, Iran e Algeria. Sono piante bulbose piuttosto differenti nelle dimensioni a seconda delle varietà. Si va da pochi centimetri a due metri di altezza. Nel nostro Paese ci sono alcune specie spontanee.

Scilla italica ha foglie allungate e strette, di un bel verde chiaro, e produce fiori con sei tepali azzurri uniti alla base. I fiori sono raccolti in un racemo dalla forma piramidale. Fiorisce in aprile-maggio e raggiunge una scarsa altezza. È diffusa nel nord-ovest del Paese (Piemonte e Liguria), In Francia e nella Penisola Iberica.

Scilla bifolia è una pianta piccola, dieci-venti centimetri di altezza, caratterizzata dalla presenza di solo due foglie alla base. I fiori, sei-dieci in tutto, sono raccolti in un racemo e di colore azzurro o violaceo (raramente porpora o bianco). Fiorisce tra marzo e maggio. Le foglie sono, come detto, solo due, lanceolate e di un verde brillante. Il bulbo può essere anche parecchio profondo (fino a venti centimetri) e ha un diametro di un paio di centimetri.

Scilla campanulata è alta circa trenta centimetri, ha foglie basali e fiori raccolti in racemi di colore azzurro, bianco o rosa. Fiorisce nella tarda primavera (maggio-giugno).

Scilla maritima è una pianta tipica del bacino del Mediterraneo. Cresce vicino alle coste ed è presente in Italia, Malta, Grecia, Asia Minore, Spagna e

Tavola botanica di Scilla maritima.

Marocco. A differenza delle precedenti specie è una pianta di grandi dimensioni, col bulbo dal diametro di dieci-venti centimetri.

Fiorisce a fine estate, producendo uno stelo fiorale alto anche due metri che porta numerosi fiori bianchi. Le foglie, carnose e molli, spuntano solo dopo la fioritura per seccare nella successiva estate. Ne esistono due varietà allo stato spontaneo: la bianca (alba) di dimensioni minori e la rossa (rubra), più grande. I nomi delle varietà non si riferiscono al colore del fiore, ma a quello delle scaglie del bulbo. La S. maritima “rubra” produce un bulbo della grandezza di un melone che può arrivare a pesare anche tre o quattro chili. Potete trovarla anche con il nome di Drimia maritima o Uriginea maritima.

Scilla non-scripta raggiunge l’altezza di quaranta centimetri e cresce spontanea in prati e boschi. Forma spesso colonie numerose dipingendo di azzurro il sottobosco durante la fioritura.

La coltivazione delle Scilla non è complicata. Queste piante vogliono un terreno ricco di humus e crescono sia in posizioni soleggiate che all’ombra. Meglio però metterle in mezzombra.

Fa eccezione S. maritima, che ama terreni sabbiosi e posizioni in pieno sole.

Scilla campanulata “Pink”.

Il bulbo va interrato a una profondità di una decina di centimetri. Il bulbo della Scilla maritima di solito è superficiale e la cima spunta dal terreno. Le specie più piccole (S. bifolia, S. non-scripta) possono essere inselvatichite sotto gli alberi o vicino agli arbusti del giardino.

Sono per lo più piante resistenti al freddo. La maritima, essendo una specie mediterranea, è più delicata riguardo la temperatura, soprattutto considerando che vegeta durante l’inverno. Potete coltivarla tranquillamente nel sud della penisola, soprattutto vicino al mare. Al nord potrebbe essere più problematico, ma potete provare a coltivarla in vaso, mettendo il bulbo in un contenitore largo qualche centimetro più del bulbo stesso e abbastanza profondo da permettere alle radici di crescere con comodità. In inverno sarà necessario porre la pianta in un luogo protetto, dove la temperatura non scenda sotto i cinque-sei gradi.

La riproduzione di queste piante si può ottenere da seme o da divisione dei bulbi nella stagione di dormienza. Quella da seme richiede tempi lunghi.

Le Scilla non sono molto diffuse nei giardini. Personalmente credo sia un peccato. Queste piante possono dare delle belle soddisfazioni se usate come contorno nelle aiuole, per riempire quei piccoli spazi che altrimenti rimarrebbero vuoti, oppure se messe sotto gli alberi dove aggiungeranno una fresca nota azzurra (o una luminosa nota bianca o rosa) all’ombra delle fronde.

Insomma, queste bulbose sono piante tutte da scoprire, più che degne di nota.

Enrico Proserpio

 

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