Il giglio, fiore della Madonna

Abbiamo parlato di tulipani e narcisi, ma tra le bulbose c’è un’altra pianta molto coltivata, sia nei giardini, sia industrialmente per il mercato del fiore

Lilium bulbiferum croceum.

reciso: il Lilium, conosciuto anche come giglio.

Il genere Lilium comprende un centinaio di specie diffuse tra Europa e Asia. In Italia ce ne sono alcune spontanee.

Il Lilium candidum, o giglio di Sant’Antonio, ha fiore a tromba, bianco. È molto diffuso anche come pianta da giardino e negli orti dei monasteri medievali non poteva mancare. Veniva, infatti, usato come fiore da offrire alla Santissima Madre di Dio.

Il Lilium bulbiferum, o giglio di San Giovanni, dal fiore rosso-arancione, a tromba, coi tepali separati e molto fini nella parte basale.

Il Lilium martagon ha fiore rosa, pendente e coi tepali retroflessi.

Le specie selvatiche sono protette e non si possono raccogliere. In commercio però si trovano moltissimi ibridi di tutte le tinte. Si va dal bianco, al rosso, al giallo, all’arancio, al rosa e al viola.

Lilium candidum.

Il bulbo del giglio è formato da scaglie di colore chiaro. Ogni scaglia può essere utilizzata per riprodurre le piante. Basta staccarla e piantarla in una seminiera in modo che la base sia interrata, mentre la punta deve spuntare dalla superficie del terriccio. Nel giro di poco tempo alla base della scaglia spunterà un bulbillo. Il bulbo produce anche bulbilli e alcune specie e varietà ne producono perfino all’ascella delle foglie.

La parte aerea è formata da un fusto eretto, alto anche un metro, da cui partono le foglie strette e allungate.

I Lilium possono essere suddivisi in gruppi a seconda della loro provenienza e delle specie da cui derivano, oppure a seconda della forma del fiore.

La seconda catalogazione non ha valore scientifico, ma ha una valenza utilitaristica e commerciale. Credo che per lo scopo di questo articolo sia più utile la seconda catalogazione.

I Lilium del gruppo Martagon hanno fiori penduli e tepali fortemente reclinati all’indietro. Il pistillo e gli stami risultano quindi molto sporgenti. Molte di queste varietà producono bulbilli all’ascella delle foglie. Hanno steli alti anche un metro.

Il secondo gruppo è quello dei Lilium Isolirion o Pseudolirion. Hanno fiori eretti, a imbuto. Di questo gruppo fa parte il Lilium bulbiferum croceum,

Lilium martagon.

sottospecie del L. bulbiferum diffusa nel nord della penisola.

I Lilium Eulirion o Leucolirion hanno fiori a tromba orizzontali.

I Lilium Archelirion hanno fiori orizzontali, molto aperti e con i tepali leggermente ricurvi all’indietro. Derivano da specie orientali, e hanno spesso colori sulle tinte del giallo. Alcune varietà non si adattano molto ai nostri climi, preferendo quelli più caldi. I tepali sono solitamente più stretti e di forma più allungata.

I Lilium si possono coltivare in giardino e sono piuttosto resistenti al freddo. Si piantano a dieci-quindici centimetri di profondità dopo aver lavorato il terreno a fondo, arricchendolo con sostanza organica matura (letame, stallatico o compost). La distanza tra le piante deve essere di venticinque-cinquanta centimetri. Una volta piantato lo si lascerà a dimora per cinque o sei anni. Dopo tale periodo è opportuno cambiare posto al bulbo perché tende a stancare il terreno.

Bulbo di Lilium.

Il periodo ideale per piantare i bulbi di giglio è la primavera o il tardo autunno, ovvero il periodo in cui la pianta è in dormienza. Fa eccezione il Lilium candidum che va piantato in agosto. Questa specie non va mai del tutto in dormienza.

La posizione ideale dove mettere i gigli è a est o a ovest, in punti quindi dove il sole non dà il massimo del suo calore.

Può essere opportuno mettere un tutore per sostenere i fusti, soprattutto durante la fioritura.

Il Lilium può essere coltivato anche in vaso. Il bulbo deve essere messo in un vaso ampio e profondo (venti-trenta centimetri di diametro), proporzionato all’altezza della pianta. Come terriccio usate una miscela di terriccio universale e di stallatico maturo in parti uguali. In commercio trovate lo stallatico sia in polvere che cubettato. Personalmente preferisco quello in polvere. Quello cubettato è solitamente anche disidratato e tende a gonfiarsi quando lo si bagna.

Anche il giglio come l’Hippeastrum può rimanere in vaso più anni. Concimatelo quindi con un concime liquido NPK per piante da fiore.

Come detto poco sopra, la riproduzione avviene tramite i bulbilli e le scaglie. I nuovi piccoli bulbi vanno coltivati provvisoriamente in aiuole o in vasi singoli per farli crescere. In tal caso la profondità di piantumazione non deve essere di dieci centimetri, ma di tre o quattro. Una volta cresciuti si metteranno

a dimora.

La riproduzione da seme non è consigliabile. Il giglio nato da seme impiega da quattro a sei anni a fiorire.

Un’ultima notizia: il giglio araldico non c’entra nulla col giglio dei giardini. Questo simbolo infatti è la stilizzazione dell’Iris florentina. Alcuni Iris infatti sono detti comunemente “giglio” pur non essendolo. Tra questi c’è il già citato I. florentina e l’Iris pseudacorus, pianta palustre dal fiore giallo.

Enrico Proserpio

 

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