A proposet, lustrissem, de vaccina: poesia di Carlo Porta

Nel 1798 Edward Jenner inventò il primo vaccino della storia (anche se pratiche simili erano già in uso secoli prima in Cina, Turchia, Persia e Africa): quello contro il vaiolo. Jenner aveva notato che le mungitrici che erano state contagiate dal vaiolo vaccino (che colpisce le mucche e le vacche) erano divenute resistenti al vaiolo umano. Egli quindi cominciò a inoculare il virus del vaiolo vaccino agli esseri umani al fine di immunizzarli. L’uso del termine “vaccino” riferito alle pratiche di immunizzazione deriva proprio da questo primo virus usato allo scopo.

La pratica del vaccino antivaioloso si diffuse presto ed era già di uso comune nella prima metà del XIX secolo. Nel 1815, Carlo Porta scrisse una breve e divertente poesia (qui il testo completo con la traduzione a fronte) ispirata alla pratica della vaccinazione. Un anonimo narratore racconta a un illustre interlocutore (probabilmente il poeta stesso) un caso simpatico accaduto nello studio di un medico durante la vaccinazione di una ragazzina. La madre polemizza col medico sul punto in cui fare il vaccino, preoccupata per il segno che esso lascia nel punto in cui viene inoculato, concludendo, infine, in modo malizioso.

Possiamo solo immaginare cosa avrebbe scritto se avesse conosciuto il moderno antivaccinismo. Avrebbe avuto materiale per un intero libro di poesie satiriche!

Una piccola nota letteraria. La poesia fa parte dei brevi componimenti senza titolo del poeta milanese. Il titolo con cui la riporto (e con cui si trova negli indici delle raccolte di poesie del Porta) è il primo verso dell’opera.

Vi lascio ora alla lettura della poesia di Carlo Porta.

Enrico Proserpio

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