Olter desgrazi de Giovannin Bongee: poesia di Carlo Porta

Nel 1814, due anni dopo aver scritto “Desgrazi de Giovannin Bongee”, Carlo Porta tornò a narrare le disavventure dello sfortunato protagonista di quella poesia nell’opera “Olter desgrazi de Giovannin Bongee”. Trovate il testo completo e la traduzione a questo link.

A teatro, Barberina, la moglie di Giovannino, viene molestata con un pizzicotto sul sedere. Il marito, scoperto che il colpevole del misfatto è un lampionaio, cerca di vendicare l’offesa, ma finisce con l’essere arrestato e per essere punito lui stesso al posto del colpevole, a causa della complicità dell’ispettore di polizia e del lampionaio, uniti dall’essere entrambi regi impiegati. Sarà la moglie stessa, più avveduta del marito, a risolvere il problema.

Giovannin Bongee è l’emblema dell’uomo del popolo, vessato dalla sfortuna e dall’ingiustizia della società, che subisce i colpi dell’avversa fortuna. Onesto, fondamentalmente buono e insofferente verso le ingiustizie, ma anche un po’ spaccone e dal carattere focoso, non riesce a trattenersi davanti a uno sgarbo, soprattutto se a subirlo è l’amata Barborin. Il carattere irascibile, però, lo porta a scontrarsi con persone (il lampionaio, l’ispettore…) che per posizione sociale sono più forti di lui e i suoi aneliti di giustizia e rivalsa finiscono, così, delusi.

Pur nella sua comicità, il Bongee è un personaggio tragico, che in qualche modo ricorda e precede quelli cari al verismo: quei poveri destinati a perdere, a tentare inutilmente di sollevarsi dalla miseria e a subire le angherie del potere.

Una nota particolare va fatta sulla moglie. È lei a subire davvero lo sgarbo e lei risolve, infine, i problemi. Il suo buon senso, la sua ragionevolezza, contrastano con l’avventatezza del marito, facendo di lei il vero personaggio positivo dell’opera.

Olter desgrazi de Giovannin Bongee” rientra nelle poesie di critica sociale che abbondano nell’opera del poeta milanese. Intriso degli ideali dell’illuminismo che avevano ispirato la rivoluzione francese, il Porta critica duramente il potere oppressivo, la sua ingiustizia e disonestà, raccontando le disavventure delle persone del popolo, dei poveri e degli ignoranti, descritti in modo comico, ma sempre bonario. Sono i nobili, i potenti e i prepotenti a essere, invece, oggetto del suo sarcasmo e del suo disprezzo.

Enrico Proserpio

 

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