E daj con sto chez-nous! Ma sanguanon…: sonetto di Carlo Porta

Nel 1810, in piena occupazione francese della città di Milano, il Porta, stanco di certi discorsi fatti dagli occupanti, decise di scrivere un sonetto per togliersi un sassolino dalla scarpa. Il poeta se la prende con quei francesi che non perdono occasione per lodare la Francia, descrivendola come una terra del Bengodi. A costoro Carlo Porta chiede, senza mezzi termini, perché non se tornino in patria a godere di cotanta abbondanza, invece di rimanere a Milano a occupare e opprimere la città. A questo invito, l’autore aggiunge la richiesta di parlar male, una volta tornati a casa, dei milanesi in modo che nessun altro “mangiapane” sia tentato di espatriare.

Anche questo sonetto si inserisce nel filone di quelle opere con cui il Porta attacca il potere oppressivo e la sua prepotenza. In questo caso egli si scaglia contro l’occupazione straniera, mentre in altre opere attacca le classi sociali dominanti (in particolare aristocrazia e clero).

Questo sonetto non è l’unica opera contro la prepotenza degli occupanti d’oltralpe. Oltre a vari componimenti brevi, i francesi compaiono come antagonisti in una poesia che abbiamo già analizzato: “Desgrazi de Giovannin Bongee”. In essa vediamo il povero protagonista alle prese con la ronda francese e con una guardia che vuole andare a letto con sua moglie.

Il sonetto qui trattato non ha titolo, ed è pubblicato nel libro “Carlo Porta, poesie edite e inedite” a cura di Angelo Ottolini, Editore Ulrico Hoepli, con il numero LVI (56). Abbiamo deciso di indicarlo usando il primo verso come titolo. Trovate il testo con traduzione a fronte a questo link.

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