El Miserere: poesia di Carlo Porta

Nel 1816 Carlo Porta, poeta milanese, scrisse “El miserere” (conosciuta anche col titolo “On funeral”), poesia che si inserisce nel filone della critica al clero.

Il narratore racconta di esser giunto per caso nei paraggi della chiesa di San Fedele dove diversi religiosi erano raccolti in preghiera per la morte di una persona ricca. Incuriosito, decide di unirsi ai preti nella recitazione del Miserere, ma le sue buone intenzioni naufragano davanti al comportamento dei due preti che stanno davanti a lui. I due, infatti, alternano i versi della preghiera a battute sul cibo e sulla politica, dimostrando ben poco spirito religioso.

Ritroviamo in quest’opera dei personaggi che il Porta cita spesso: i “pret vicciurinatt” (preti vetturini). Si trattava di preti senza parrocchia, che campavano celebrando cerimonie e messe a pagamento. Questi preti (per lo più poveracci che faticavano a sbarcare il lunario) erano così chiamati perché, come i vetturini, erano sempre disponibili per chi avesse i soldi per comprare i loro servigi. L’esistenza stessa dei “pret vicciurinatt” era, per il Porta, simbolo dell’ipocrisia del clero. I due preti della poesia sono spinti, nella loro pratica religiosa, non dallo Spirito o dalla compassione per il defunto, ma del becero interesse pecuniario e svolgono quindi la loro funzione con superficialità e pressapochismo, non vedendo evidentemente l’ora di finire e potersi godere i soldi guadagnati in qualche osteria.

La poesia si conclude con la preghiera del narratore che chiede a nostro Signore di far caso, quando toccherà a lui lasciare il nostro mondo, più al dolore di chi pagherà le esequie che al modo in cui certi preti le cantano.

Trovate il testo completo e la traduzione della poesia a questo link.

Enrico Proserpio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.