3012, l’anno del Profeta

L’autore Sebastiano Vassalli.

All’inizio del quarto millennio dell’era cristiana (l’Evo Antico) regnava la pace. Dopo le guerre sanguinose del terzo millennio, la terza guerra mondiale, le guerre atomiche e quelle per il petrolio, nel XXVI secolo il Governo per la Pace aveva preso il controllo del mondo, ponendo la capitale nella nuova megalopoli di Energia, situata in Siberia. Tutto era stato reso possibile dalla scoperta di una nuova energia pulita che scaturiva direttamente dall’uomo, dai suoi sentimenti di odio e dalla sua sofferenza: l’EUM che, raffinato, si trasformava in ”jella”, usata poi per far funzionare tutto. Questa veniva immagazzinata tramite appositi congegni formati da batterie di corni rossi di corallo che convogliavano la jella in appositi accumulatori a forma di pugno con il pollice infilato tra indice e medio detti “fiche”.

Da allora sulla Terra aveva regnato incontrastata la pace. Ma anche la pace aveva i suoi lati negativi. Dopo cinque secoli di assoluta assenza di guerre, l’umanità era ridotta a un ammasso di persone che si odiavano tra loro, di esseri insoddisfatti che bramavano di sfuggire alla vita reale attraverso i “Centri Benessere”, sorta di centri vacanzieri dove le persone venivano collegate a macchine per la realtà virtuale. Le autorità, dal canto loro, pensavano solamente a perpetuare il loro stesso potere senza curare gli interessi e i problemi della gente.

In questo clima di corruzione si mosse un personaggio destinato a cambiare le sorti del mondo: Antalo, un ragazzo di Fellinia, grande città della costa adriatica, che, ignaro del suo destino di gloria, andrà nella città di Energia e lì, a seguito di diverse avventure, comprenderà la necessità assoluta della guerra, unico mezzo per tornare alla gioia di vivere, ai valori della generosità, della compassione e dell’onore. Antalo predicò a una folla di persone disinteressate, che non lo compresero, ma che poi ne trasmisero le parole rendendolo ciò per cui ora è ricordato: il Profeta. A lui si deve la Nuova Religione, il culto del Dio della Guerra che ha salvato l’umanità dalla catastrofe.

La morte del Profeta avvenne nell’anno 3012, ultimo dell’Evo Antico e inizio della Nuova Era. Fu ucciso dai suoi vicini di casa, accusato di non avere vizi, di non fare del male a nessuno e perfino di aiutare le vecchiette. Simili cose furono ritenute sintomo di malvagità da persone abituate all’odio, alla violenza, al vizio, alla corruzione, tipiche della Pace. Fu ucciso perché la sua bontà era ritenuta la maschera dietro cui si nascondeva chissà quale misfatto. La sua morte consegnò il Profeta alla leggenda e alla gloria e, finalmente, la Guerra poté tornare a imperare!

3012, l’anno del Profeta” è un romanzo bello, divertente, ironico e profondo. L’autore, Sebastiano Vassalli, immagina che il testo sia stato scritto da un anonimo vissuto due secoli dopo il Profeta e che sia, tra i tanti libri della Nuova Religione, il più bello, attendibile e ricco di particolari sulla vita di Antalo e sul suo pensiero. Il testo dell’Anonimo è commentato da uno storico che vive duemila anni dopo i fatti raccontati.

È un libro particolare e che lascia a tratti perplessi. La guerra viene esaltata come il bene del mondo e la pace come il più grande dei mali perché porta corruzione e vizio e odio ribaltando la normale e comune visione morale. Vassalli non è però un guerrafondaio, ma piuttosto un pessimista. Si respira nel romanzo una certa ineluttabilità storica, una visione distaccata che mette in risalto l’insita violenza della natura umana che si trasforma in odio contro tutti e in bassezza se non viene sublimata e irreggimentata dalla guerra col suo onore e le sue regole cavalleresche. L’autore sembra voler dire che un simile destino è semplicemente inevitabile e non giusto, né ingiusto.

Il messaggio di “3012, l’anno del Profeta” è profondo se paragonato alla situazione attuale della società occidentale, alle prese con sempre maggiore corruzione e bassezza morale, con la perdita di valori dovuta al cosiddetto “benessere”. La soluzione che Vassalli indica nel romanzo non è certo bella né auspicabile, ma, sembra dire l’autore, è l’unica plausibile per un’umanità cieca, stupida e violenta. Il ritorno della guerra come “igiene del mondo” non è quindi giusto ideale o via migliore delle altre, ma semplice e inevitabile conclusione degli eventi storici determinati dalla natura predatoria dell’uomo. E così Antalo diventa solo la voce della natura umana, l’espressione di quella voce interiore che spinge alla violenza cieca e alla gioia della distruzione. E diventa anche Profeta salvifico, perché irreggimenta quell’istinto che altrimenti sarebbe fiume in piena che tutto distrugge. All’interno della sciagura della guerra inevitabile, la predicazione del Profeta, che inneggia a una guerra santa, cavalleresca e governata dall’onore, una guerra che distrugge gli uomini, ma non l’ambiente, diventa il minore dei mali.

3012, l’anno del Profeta” è quindi un libro pessimista, espressione di quel pessimismo storico che vede la distruzione come inevitabile, pessimismo storico che la società attuale e i fatti della cronaca e della politica del mondo rendono sempre più credibile. Forse il romanzo descrive ciò che succederà presto e forse, suo malgrado, Vassalli potrebbe essere divenuto un vero Profeta.

Un libro da non perdere.

Enrico Proserpio

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.