La vita segreta delle piante

La copertina del libro.

Le piante hanno una vita insospettata. Reagiscono alla musica, ai campi elettromagnetici, alle emozioni della gente. Penserete si tratti di congetture da casalinga che parla alle piante di casa. Non è così. Da tempo si svolgono esperimenti in tal senso alcuni dei quali molto sorprendenti. Alcuni scienziati hanno collegato apparecchiature solitamente usate per registrare le reazioni umane alle piante registrando fatti che non si sarebbero aspettati. Attraverso la macchina della verità, le piante hanno rivelato di possedere emozioni e perfino memoria e di poter percepire sensazioni anche a notevole distanza dalla fonte.

Queste ed altre teorie sono contenute nel libro “La vita segreta delle piante” che, a ragione, è ritenuto un classico da chiunque abbia una visione della natura non del tutto materialistica. Il libro è un po’ datato (uscì nel 1973), ma resta comunque attuale, soprattutto alla luce delle nuove scoperte fatte recentemente da Stefano Mancuso (del quale abbiamo recensito il libro “Plant revolution”). Nei suoi numerosi capitoli tratta diversi argomenti, sintetizzando oltre duecento anni di esperimenti e teorie. Ci si rivela un mondo incredibile, dove quelle creature che da sempre sono considerate poco più che oggetti vengono rivalutate e messe al posto d’onore che spetta loro.

In particolare ho trovato interessanti alcuni punti. Molto ben fatto è il capitolo sulla percezione della musica da parte dei vegetali. Le piante amano la musica classica e odiano il rock. Messe in ambiente dove veniva diffusa della musica hanno reagito crescendo in maniera diversa rispetto agli esemplari di controllo che vivevano nelle stesse condizioni, ma senza musica. Quelle che sentivano la musica classica sono cresciute più del normale mentre quelle che ascoltavano rock sono cresciute in un primo tempo per poi soffrire e morire. L’analisi si spinge oltre, divagando sull’effetto delle diverse melodie in base alla loro struttura armonica e alla struttura della pianta stessa. Come reagirebbe una pianta dicotiledone, che cresce con un modello matematico di base cinque, se sottoposta a una musica basata su intervalli di terza? E viceversa una monocotiledone che cresce con modello in base tre?

Altrettanto interessante è il discorso sulla connessione tra salute e crescita delle piante e degli organismi viventi in generale e le radiazioni. C’è, da quel che risulta, tutto un mondo di radiazioni dietro alla vita. Molti esperimenti dimostrano come radiazioni di vario tipo possano sanare o uccidere un essere vivente fino a evitare l’uso di pesticidi sulle colture. Gli autori, Peter Tompkins e Christopher Bird, parlano anche di analoghi esperimenti fatti su esseri umani e animali con risultati notevoli. Va detto che alcune affermazioni destano qualche dubbio essendo, forse, un po’ troppo forzate nelle loro conclusioni.

Al di là però dei fatti raccontati e degli esperimenti, ciò che risulta rivoluzionario nel libro è l’aspetto filosofico. Molti degli esperimenti fatti denunciano delle differenze a seconda dell’operatore. Una simile soggettività lede la ripetibilità del fenomeno così come concepita dalla scienza ufficiale. Per questo l’accademia si rifiuta di prendere in considerazione alcuni risultati benchè evidenti. Già nel 1973 si denuncia quello che sempre più fisici sostengono: non si può continuare a considerare la natura solo dal punto di vista oggettivo, in una visione materialistica che vorrebbe ridurre l’universo a un semplice ammasso di fenomeni fisici o chimici. La reazione del mondo accademico, spesso incapace di andare oltre i propri pregiudizi è stata spesso, come dicono gli autori, forte e feroce, basata non su tesi scientifiche, ma sulla diffamazione degli autori degli esperimenti. Purtroppo, molti scienziati attuali non differiscono da quegli astronomi che si rifiutarono di verificare le tesi di Galileo.

Anche da un punto di vista ecologico il libro ha diversi risvolti. Si parla lungamente della coltivazione biologica e biodinamica e dei suoi effetti. I prodotti così coltivati sono più sani e portano a una vita migliore anche chi se ne nutre. Particolare risalto viene dato alla teoria biodinamica di Rudolf Steiner che fonde la coltivazione biologica con concetti astrologici e fasi lunari che influenzerebbero positivamente le piante.

Forse si avvicina il tempo in cui gli arbitri della politica nutritiva e agricola, che hanno costretto tutta la vita naturale, dai più piccoli microrganismi agli esseri umani, ad accettare una valanga di prodotti chimici al punto che l’unica risorsa contro i prodotti alimentari adulterati sta nel coltivarsi il proprio orticello in condizioni naturali, dovranno ascoltare i profeti che hanno lanciato un allarme contro l’avvelenamento chimico del suolo fino dall’inizio del secolo.[1]

Era il 1973 quando gli autori dicevano questo. Ora la situazione è cambiata: in peggio.

Da quel che ho detto fin qui potrebbe sembrare che “La vita segreta delle piante” sia un libro disordinato, un’accozzaglia caotica di informazioni e temi diversi. In realtà è un testo armonico, di facile e piacevole lettura, dal quale traspare una visione olistica del mondo, della natura e dell’uomo, visione che forse dovremmo abbracciare per salvarci da una catastrofe ecologica sempre più vicina e sempre più inevitabile. Il libro è permeato di un ottimismo tipico dell’epoca, di una fiducia nell’umanità che purtroppo gli anni seguenti dovevano smentire. Gli autori sembrano essere certi che la società degli anni ‘70 stesse cominciando a prendere coscienza delle problematiche ecologiche e si stesse avviando verso un mondo migliore e più pulito. Sappiamo benissimo come è andata a finire. Il fatto che questo libro rimanga attuale nella descrizione di certi problemi dimostra tanto la validità del testo quanto la stupidità dell’uomo.

Concludendo, ne consiglio a tutti la lettura. Non è un libro per giardinieri o amanti delle piante. È un libro davvero per tutti, un libro che sa far riflettere.

Enrico Proserpio

[1] Peter Tompkins e Christopher Bird, La vita segreta delle piante, edizioni Il Saggiatore, 2009, pagina 283.

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