Gohatto

Ryuhei Matsuda in una scena del film.

La milizia Shinsengumi è la migliore del Giappone e mantiene l’ordine nella città di Kioto. Solo i migliori tra gli spadaccini possono ambire a farne parte e gli esami per esservi ammesso sono duri. Tra coloro che vogliono arruolarsi ci sono due ragazzi, abili con la spada: Hyozo Tashiro e Sozaburo Kano. Tra loro nasce un rapporto che va ben oltre l’amicizia, rapporto che preoccupa anche i superiori. Benchè le relazioni omosessuali fossero diffuse e tollerate, c’era il rischio che un amore tra due samurai potesse interferire con la loro missione. In particolare i capi della Shinsengumi sono preoccupati dagli atteggiamenti di Kano, giovane e bellissimo, dal viso angelico e infantile, coi capelli tagliati all’uso degli adolescenti. Egli provoca passione e gelosia anche in samurai sopra ogni sospetto. Il viso di Kano però nasconde un animo corrotto, malvagio. Egli sembra quasi godere nel vedere i propri spasimanti crollare e finire nel fango. Alcuni di loro perderanno anche la vita per lui. Kano è imperturbabile, vede scorrere gli eventi come se non gli competessero e non si lascia trascinare. Quando gli ordinano di uccidere Tashiro, il suo primo amante, accusato di aver aggredito per gelosia un altro samurai, egli esegue senza problemi. Anche Kano però non farà una bella fine.

Gohatto (Tabù) è un film giapponese del 1999, diretto da Nagisa Oshima che è anche sceneggiatore della pellicola. È stato prodotto dalla Shochiku Films e distribuito dalla BIM Film.

Da sottolineare la bellezza e la cura nell’immagine oltre che la grande bravura degli attori. In particolare dobbiamo segnalare il giovane attore Ryuhei Matsuda (Sozaburo Kano) che ha saputo rendere alla perfezione il suo complesso personaggio. Segnaliamo anche: Tadanobu Asano (Hyozo Tashiro), Takeshi Kitano (Toshizo Hijikata, il tenente della milizia).

Gohatto è senza dubbio un film poetico, dal ritmo lento, ma che non cade mai e dalle tinte forti e delicate al contempo. Notevole il simbolismo delle immagini. Nel film compaiono spesso alberi in fiore, ciliegi soprattutto, che denotano la primavera, ponendoci in un’atmosfera particolare che richiama la giovane età del protagonista. Nell’arte giapponese l’elemento che fa comprendere il tempo è determinante e importantissimo. Negli haiku, per esempio, c’è sempre un richiamo a qualcosa di stagionale (detto kigo) come una festa, un fiore, un uccello migratore, che ci colloca nel giusto periodo. Nel film i ciliegi indicano la primavera e la giovinezza generando un contrasto forte tra la vita che esse sembrano promettere e la morte che il destino pone sul cammino dei protagonisti. Nel finale questo aspetto diventa centrale. Lascio a voi scoprire come.

Gohatto è un fil da vedere assolutamente, un film superbo che non può mancare nella cineteca di chiunque abbia un po’ di buon gusto.

Nel video alcune scene del film.

Enrico Proserpio

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