La buona educazione degli oppressi

Negli ultimi decenni si è diffusa sempre più la tendenza al securitarismo e al “decoro” urbano, strumenti con cui il potere (tanto “di destra” quanto “di sinistra”) ha oppresso i più deboli e poveri e favorito ricchi e potenti.

Di questo si occupa Wolf Bukowski nel suo libro “La buona educazione degli oppressi”, uscito nel 2019 per i tipi della casa editrice Alegre.

La copertina del libro.

Ciò che è in atto (ormai da decenni) è l’uso della sicurezza e del decoro come armi per svuotare di senso il concetto di classe sociale e ridurre ogni fenomeno a una questione, appunto, securitaria. Le radici di questo approccio si ritrovano già nelle tesi del politologo Edward Banfield (non a caso divenuto consigliere del presidente USA Ronald Reagan) per il quale la classe non è questione di condizioni economiche, ma “antropologiche”:

Banfield, nella sua descrizione della «lower class», cioè quella che si trova al di sotto della classe lavoratrice, sostituisce ai rapporti economici quelli comportamentali e persino i moti interiori, come per esempio l’«orientamento psicologico verso il futuro». Gli individui lower-class, per Banfield, vivono «di momento in momento», spendono soldi in oggetti costosi (proprio come lo «smartphone ultimo modello» dei migranti, vera ossessione dei razzisti di oggi), quando lavorano passano «da un lavoro non qualificato a un altro», non fanno volontariato, non hanno interessi politici e neppure votano, «a meno che non siano pagati per farlo»; persino non sono «normali»: la dimensione «patologica» della loro cultura sarebbe dimostrata da un’«incidenza piuttosto alta della malattia mentale» e dal fatto che «la natura umana sembra restia ad accettare uno stile di vita così radicalmente orientato al presente».[1]

E, ovviamente, i membri di questa classe sarebbero naturalmente portati al degrado. Un’accozzaglia di pregiudizi propedeutica alle politiche securitarie e incentrate sul decoro, mirate alla cancellazione della classe sociale, a favore di un individualismo sempre più sfrenato:

Cancellata la classe, le persone saranno da un lato isolate nell’individualismo, e dall’altro confusamente riunite nel nazionalismo, riassumendo così in sé le due polarità del neoliberismo, e cioè quella progressiva e ottimista e quella rabbiosa e sovranista, che non si succedono né si sostituiscono, ma anzi si completano.[2]

Una tendenza che si è diffusa ormai in tutto il mondo occidentale, compresa l’Italia.

Bukowski spiega come la nuova ideologia si sia affermata sempre più non solo tra i politici, ma anche tra la gente comune.

Wolf Bukowski, autore del libro.

Senza pretendere di essere esaustivo, citerò alcuni dei punti presi in esame.

Interessante è l’accenno alla “teoria delle finestre rotte”, secondo la quale permettere il degrado urbano (finestre rotte degli edifici, sporcizia ecc.) creerebbe una sorta di escalation che porta al crimine violento. Nonostante la teoria sia stata smentita dai fatti, essa rimane in auge poiché è ottima per la propaganda di potere. L’apparenza e la percezione della sicurezza sono per i sostenitori di questa teoria (e del securitarismo in generale) più importanti (in quanto generatrici di voti) della realtà. In nome della propaganda molte amministrazioni (locali o statali che siano) se la sono presa più con i piccoli gesti ritenuti “sconvenienti” che con il crimine vero e proprio, introducendo una sorta di doppio binario in cui i piccoli reati (o i semplici comportamenti “indecorosi”) vengono puniti secondo l’idea della “tolleranza zero” mentre i reati del potere e dei ricchi sono trattati con indulgenza. Ne abbiamo avuto un esempio chiaro proprio in questi giorni: Matteo Renzi, che da sindaco aveva fatto ordinanze intolleranti contro i senza tetto, si è espresso contro le “manette per i grandi evasori”.

Questo esempio ci porta a un altro punto fondamentale: la nuova ideologia del decoro e della sicurezza (ideologia classista e razzista) non è solo di destra, ma è sostenuta e praticata anche dalle cosiddette sinistre. Queste, abbandonata la lotta di classe dopo la caduta del muro di Berlino, si sono riscoperte serve del capitale, liberali e liberiste. E, ci spiega Bukowski, hanno usato il securitarismo e il decoro per favorire la classe ricca a scapito dei più poveri e dei più deboli. La sinistra (gli attuali PD, LeU, Italia Viva…) ha così sostituito la guerra alla povertà con la guerra ai poveri. Il tutto tramite l’uso di ordinanze e di leggi (si veda il “daspo urbano” di Minniti) volte a cacciare le persone marginali (senza tetto, tossicodipendenti, malati mentali…) dalle zone della città dove vivono le “persone per bene”. E non si creda che ciò sia fatto per il benessere dei cittadini. Lo scopo è unicamente economico: a essere puniti sono coloro che non portano profitti, mentre vengono premiati coloro che portano reddito.

Il securitarismo viene usato anche per svuotare di senso i diritti e le libertà delle persone. Così, non potendo eliminare il diritto di sciopero, si introducono punizioni sempre più dure per quei comportamenti che possono esulare dalla legalità, come i blocchi stradali, ma che rendono efficace lo sciopero stesso. O si introducono regole e sanzioni riguardo i comportamenti durante le manifestazioni (salvo poi sospenderle quando la manifestazione è organizzata dal potere) per rendere sempre più difficile manifestare.

Infine, è da sottolineare come ormai l’ideologia della sicurezza e del decoro è entrata prepotentemente nella cultura dei popoli occidentali (e di quello italiano in particolare). Sono spesso i cittadini stessi a chiedere le politiche securitarie (nonostante non funzionino) o a mettere in atto azioni per ristabilire il decoro delle zone dove abitano. Queste azioni, però, finiscono spesso per danneggiare i cittadini stessi, facendo aumentare i prezzi e gli affitti e limitandone le libertà.

Non vado oltre, sperando che le poche suggestioni riportate vi inducano a leggere un libro sicuramente molto interessante e ben argomentato, che dà molti spunti di riflessione sulla nostra società e sul nostro futuro.

Enrico Proserpio


[1] Wolf Bukowski, La buona educazione degli oppressi, edizioni Alegre, 2019, pagine 15 – 16.

[2] Wolf Bukowski, La buona educazione degli oppressi, edizioni Alegre, 2019, pagina 15.

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