Le bufale della propaganda fascista in un libro da leggere assolutamente

Fin dal secondo dopoguerra in Italia girano affermazioni inesatte, se non totalmente false, riguardo le presunte “cose buone” che Benito Mussolini avrebbe fatto. Con l’avvento dei social, poi, queste bufale hanno ripreso vigore e vengono diffuse e sbandierate in continuazione, anche da politici che, per guadagnare consenso, non esitano a mentire in modo spudorato.

Francesco Filippi, autore del libro.

Per contrastare le falsità ormai imperanti, Francesco Filippi ha scritto e pubblicato il libro “Mussolini ha fatto anche cose buone, le idiozie che continuano a circolare sul fascismo”, edizioni Bollati Boringhieri, il quale, con tanto di dati storici, riporta una ventata di realtà e di verità. Una cosa difficile, soprattutto ai nostri giorni, visto che, con la velocità di diffusione permessa dai social, è quasi impossibile arginare il fiume di fandonie revisioniste che circolano. Ma un’opera comunque importante e anzi vitale:

Perché la storia, e il ricordo che ne deriva, hanno un peso consistente nella continua costruzione della memoria di ognuno: se le fake news sul presente fanno presa sulle opinioni, che giustamente cambiano a seconda degli stimoli, le fake news sui fatti storici avvelenano l’immenso campo di esperienze, valori ed emozioni su cui costruire l’immagine del passato.[1]

Con il revisionismo il potere crea un immaginario rassicurante, costruito su un passato di sicurezza e benessere, che diviene strumento utilissimo alla propaganda. Ma quel passato è falso, inesistente e nasconde le atrocità commesse da un regime incapace e violento. Credere nella narrazione della favola del duce bravo, buono, patriottico è il primo passo verso il ritorno di quell’ideologia al potere, con tutto il contorno di violenze, discriminazioni, miseria. La rivalutazione del fascismo e della sua ideologia è ormai, in Italia, a uno stato avanzato e i suoi sostenitori sono riusciti (con la complicità, non sempre consapevole, di buona parte delle “sinistre”) a ribaltare i valori, a modificare il modo di pensare del popolo italiano, preparando il terreno per l’azione politica dei nuovi fascisti. Un paese dove una parte sostanziale della popolazione ritiene che bontà e solidarietà siano difetti, mentre cattiveria e egoismo siano pregi, che l’autoritarismo sia meglio della democrazia, che l’”uomo forte” al potere sia meglio del dibattito e della divisione dei poteri, è già un paese fascista. L’insorgere del sistema di potere che corrisponde a questi disvalori rischia di essere solo una questione di tempo.

Veniamo ad alcune delle dicerie smentite da Filippi. Una delle più diffuse è senza dubbio quella sulle pensioni. Quante volte noi antifascisti ci siamo sentiti dire che dovremmo rinunciare alla pensione perché è stato “lvi” a introdurla? Purtroppo per i fan del duce-merda, il sistema pensionistico non fu opera di Mussolini: fu Francesco Crispi, presidente del consiglio ed esponente della “sinistra storica”, a introdurre le pensioni nel 1895. Previste all’inizio solo per i dipendenti pubblici, vennero ampliate nel corso dei decenni successivi e rese obbligatorie nel 1919. Una volta al potere, Mussolini riformò il sistema accentrandolo, ma non certo nell’interesse del popolo italiano:

La copertina del libro.

Queste e altre assunzioni di gestione avevano il preciso scopo di accentrare in un unico ente, controllabile direttamente dall’esecutivo, le molte forme di attenzione e previdenza sociale che negli anni erano sorte accanto alle strutture di assistenza pubblica. L’intento evidente era quello di poter controllare qualsiasi forma di aiuto sociale, rendendo di fatto ogni prestazione dipendente dallo Stato, cioè dal partito.[2]

In questo modo la previdenza diventava strumento di propaganda e poteva essere usata per soddisfare i vari clientelismi con cui il fascismo sosteneva i suoi interessi di potere. Il tutto, ovviamente, a discapito del sistema:

Il paradosso, quindi, fu che i primi provvedimenti del fascismo attorno al tema previdenziale provocarono l’appesantimento del sistema e la sua progressiva inefficienza.[3]

Se poi consideriamo anche le violazioni dei diritti dei lavoratori (taglio dei salari, proibizione degli scioperi…) si può ben vedere cosa fece davvero il fascismo per il popolo italiano.

Altro tema amato dai revisionisti è quello della bonifica delle paludi. Le zone paludose costituivano all’epoca un problema sia sociale (quei terreni non potevano essere coltivati), che sanitari, essendo zone di diffusione della malaria. Lavori di bonifica furono fatti fin dall’epoca romana e l’argomento fu affrontato da diversi governi. Quando Mussolini salì al governo, quindi, erano già in attuazione diversi progetti di bonifica. Il governo fascista si appropriò subito della tematica, facendone uno dei cavalli di battaglia della sua propaganda:

Si trattava del tema perfetto da sfruttare per la narrativa di regime: il fascismo, ripercorrendo le orme degli antichi romani, avrebbe riconquistato alla vita il suolo malarico, rendendolo fertile, produttivo e accogliente.[4]

Un approccio che il governo fascista avrà sempre, preferendo le scelte propagandistiche a quelle giuste o efficaci. Anche la bonifica delle paludi fu un fallimento. Dopo più di un decennio, non si era combinato quasi nulla:

Il fascismo aveva preso di petto la sfida degli 8 milioni di ettari di nuova terra da recuperare alla civiltà. Dopo dieci anni di lavoro e denaro pubblico il governo dichiarò di aver raggiunto l’obiettivo che si era prefissato, proclamando redenti all’aratro 4 milioni di ettari di terreno. La metà di quanto dichiarato come obiettivo all’inizio della “guerra”[5]. […] Il problema è che, scendendo nei particolari, si evince che nel conto dei 4 milioni erano effettivamente completi o a buon punto solo i lavori su poco più di 2 milioni di ettari. Di questi 2 milioni poi, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti il 1922.[6]

Non mi dilungo qui a elencare le altre falsità della propaganda fascista e neofascista che l’autore smentisce. Concludo con una considerazione sulla politica attuale: leggere questo libro non aiuta solo a rimettere al suo posto la verità storica, aiutando gli antifascisti a smentire le tesi revisioniste e la propaganda di regime, ma apre una panoramica anche sul modo di far politica di alcuni partiti, soprattutto di destra. Non si fa fatica a scorgere il parallelismo tra il modo di agire del duce e quello, per fare un nome, di Matteo Salvini: entrambi concentrati sul culto della loro personalità, entrambi illiberali, autoritari, strafottenti, entrambi disposti a sacrificare il bene e gli interessi del paese e del popolo per farsi propaganda. Ed entrambi inefficienti e disonesti.

Mussolini ha fatto anche cose buone, le idiozie che continuano a circolare sul fascismo” di Francesco Filippi, è un libro da leggere assolutamente e un utile strumento per comprendere il nostro passato e, soprattutto, il nostro presente.

Enrico Proserpio


[1] Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone, le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, edizioni Bollati Boringhieri, 2019, pagine 3 – 4. Corsivo nel testo originale.

[2] Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone, le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, edizioni Bollati Boringhieri, 2019, pagina 10.

[3] Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone, le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, edizioni Bollati Boringhieri, 2019, pagine 10 – 11.

[4] Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone, le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, edizioni Bollati Boringhieri, 2019, pagina 19.

[5] Si intende qui la “guerra” alle paludi.

[6] Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone, le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, edizioni Bollati Boringhieri, 2019, pagina 27.

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