Il superorganismo

Gli insetti sociali sono senza dubbio una delle cose più interessanti che ci siano in natura. Osservare il lavoro frenetico di vespe, api, formiche e termiti lascia sempre stupefatti. La loro organizzazione è giunta, in alcune specie, a una tale complessità da aver indotto gli studiosi a parlare di “superorganismo”, paragonando i singoli individui che compongono una colonia alle cellule, o agli organi, di un organismo superiore.

Questo aspetto degli insetti sociali è il soggetto di un libro di grande interesse: “Il superorganismo” di Bert Hölldobler ed Edward O. Wilson (edizioni Adelphi). Gli autori esaminano la vita sociale di vari insetti sociali (soprattutto formiche, ma anche api, vespe ecc.) descrivendone l’organizzazione, i mezzi di comunicazione, la divisione del lavoro… Proprio la divisione del lavoro è uno degli elementi cruciali, che nei superorganismi giunge a livelli tali da far sì che la maggior parte degli individui rinunci a riprodursi per accudire i figli altrui. E proprio questo pone un problema fondamentale: come può evolversi un comportamento simile, che dà al suo portatore un così grande svantaggio sugli altri individui? Come può evolversi un comportamento che induce degli individui a non riprodursi (rinunciando quindi a passare in modo diretto i propri geni)? La spiegazione a questo dubbio (che già si poneva Charles Darwin nella sua opera “L’origine delle specie”) sta nei diversi livelli a cui agisce la selezione naturale. Essa, infatti, non agisce solamente sui singoli individui (competizione interna al gruppo), ma anche tra diversi gruppi. Se da una parte gli individui più competitivi potrebbero essere favoriti all’interno del gruppo, dall’altra i gruppi i cui individui collaborano maggiormente tra loro saranno favoriti nella competizione tra gruppi essendo più “efficienti” (la competizione interna consuma molta energia e diminuisce la capacità di raccolta del cibo, di difesa del gruppo, ecc.). Laddove la competizione tra gruppi sia più forte di quella interna al gruppo, la strada evolutiva verso il superorganismo può essere intrapresa.

La copertina del libro

Perché ciò possa avvenire, però, il carattere dell’”altruismo” deve poter essere ereditato dalle generazioni successive. Questo è impossibile in alcune primitive colonie basate sulla dominanza tra individui non imparentati. Gli individui sottomessi non si riproducono (o si riproducono in misura sensibilmente inferiore) e non passano i propri geni “altruisti”. L’individuo dominante, da parte sua, trasmetterà i suoi geni “egoisti” e non quelli altrui. Le cose cambiano se il gruppo è formato da individui imparentati. In alcuni imenotteri primitivi (vespe, api solitarie…) le colonie sono composte da un individuo dominante (una “regina”) e da alcune figlie che accudiscono con lei gli altri neonati. Quei gruppi in cui le figlie accudiscono la madre, i fratelli e le sorelle in modo migliore saranno favoriti rispetto agli altri e questi caratteri passeranno, poiché sono posseduti anche dalla madre riproduttiva.

Elemento tipico dei superorganismi è, poi, la divisione in “caste”, ovvero in gruppi di individui morfologicamente diversi adattatisi al loro ruolo all’interno della colonia. La divisione principale è quella tra “riproduttori” e “non riproduttori”. Negli imenotteri (vespe, api, formiche) la prima casta è rappresentata dai maschi e dalle regine, la seconda dalle operaie. Le termiti hanno invece un’organizzazione diversa e i maschi hanno anche ruoli da operai. Le operaie, poi, nelle specie più complesse possono essere divise ulteriormente in “sottocaste” differenti per dimensioni e proporzioni del corpo. Tra queste sottocaste c’è quella dei “soldati” addetti alla difesa della colonia.

La comunicazione tra gli individui della colonia è un altro argomento trattato dagli autori in modo molto approfondito. I modi di comunicazione (necessari alla segnalazione di fonti di cibo o nuovi luoghi di nidificazione, al reclutamento di altre operaie per un lavoro, al riconoscimento delle sorelle e dei fratelli dagli estranei…) possono variare molto. Le api hanno sviluppato un sistema di danze attraverso cui comunicano le informazioni necessarie. Le formiche hanno invece “preferito” sviluppare una comunicazione basata soprattutto sulla chimica. Il riconoscimento, il reclutamento e tutte le altre informazioni passano per lo più attraverso diverse sostanze (feromoni, idrocarburi…) prodotte da apposite ghiandole e usate in modo opportuno.

Le caratteristiche delle società di insetti sono descritte in modo minuzioso, anche analizzando in dettaglio alcune specie meglio conosciute (delle circa quattordicimila specie di formiche conosciute solo un centinaio sono state ben studiate), dalle primitive Harpegnathos saltator (rappresentate nella foto di copertina mentre accudiscono delle pupe), delle formiche indiane che formano colonie piccole e le cui regine sono molto simili alle operaie, a tal punto che una volta morta la regina fondatrice della colonia (che vive dai due ai cinque anni), il suo posto viene preso da alcune operaie che divengono riproduttive (dette “gamergati”), alle tagliatrici di foglie dei generi Atta e Acromyrmex, che costituiscono colonie enormi e hanno sviluppato simbiosi con funghi e batteri e un’organizzazione molto complessa.

Tagliatrici di foglie al lavoro.

Il superorganismo” non è un libro propriamente divulgativo. Le sue quattrocentoquarantaquattro pagine (più altre duecento circa di note) sono dense di contenuti e a tratti complesse. Ciò nonostante è comprensibile a chi abbia una preparazione scientifica di base, magari con l’aiuto di qualche ricerca sulla rete. Resta comunque un libro che consiglio caldamente perché è in grado di aprire nuove prospettive sulla realtà (non solo degli insetti).

Lo stile degli autori, per quanto scientifico e ricco di termini tecnici, è scorrevole e rende più semplice la lettura.

Da leggere assolutamente.

Enrico Proserpio

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